26.05.2026

Electrolux non ritira il piano “In Europa costi insostenibili”

  • La Repubblica

Al momento il piano di “ottimizzazione” annunciato da Electrolux rimane così com’è. I rappresentanti della multinazionale degli elettrodomestici si sono presentati al tavolo con un ampio report per spiegare che «il piano è determinato da un contesto di mercato particolarmente complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi e da svantaggi strutturali di costo rispetto ad altre aree produttive
globali». Il ministro del Made in Italy Adolfo Urso e i sindacati, che ieri al tavolo del Mimit hanno chiesto nuovamente all’azienda di ritirarlo, hanno incassato solo l’impegno «a proseguire il confronto nel rispetto delle opportune procedure e a continuare il dialogo con tutte le parti interessate».
Non molto per i 1719 dipendenti colpiti dai tagli, ai quali si aggiungono i 208 contratti a termine che non verranno rinnovati, e i 170 operai e impiegati della fabbrica che produce cappe da cucina a Cerreto d’Esi, nelle Marche, già in via di smantellamento, con la produzione in fase di trasferimento in Polonia, nonostante Urso abbia chiesto fermamente a Electrolux di non procedere con alcuna azione di dismissione delle attività fin quando la trattativa rimane aperta. «Non troviamo spiegazioni, avevamo raggiunto tutti gli obiettivi, a luglio prenderemo anche il premio di produzione», spiega Laura Martucci, che viene proprio da Cerreto, e che lavora da 31 anni in Electrolux, insieme al marito.

Urso ha riconvocato il tavolo per il 15 giugno: «Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile – ha ribadito in chiusura della riunione – sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Chiedo a Electrolux di ritirarlo e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile». Il ministro ha anche assicurato che «il governo è pronto a fare la propria parte», senza esplicitare le proposte che potrebbero essere messe in campo. Oltre ai sostegni per i lavoratori, c’è un ampio ventaglio di misure che il Mimit potrebbe adottare, dagli accordi di sviluppo ai contratti di innovazione agli incentivi all’acquisto per gli elettrodomestici, che già sono stati utilizzati alcuni anni fa, dando buoni risultati.
I rappresentanti di Electrolux hanno ribadito che, nonostante i tagli, «l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti». Affermazioni duramente contestate dai sindacati: «Electrolux ha detto che il piano è compatibile per la continuità produttiva e per la economicità dell’azienda – dice il segretario generale della Uilm Rocco Palombella – ma questo per noi non è un elemento di garanzia sul futuro della società in Italia». E quindi, ribadisce il leader della Fiom Michele De Palma, «Electrolux deve ritirare il piano», anche perché «ad oggi non c’è una situazione drammatica né dal punto di vista dei conti finanziari, né da un punto di volumi produttivi». «Qui c’è una decisione politica da parte del gruppo. – concorda il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano – Hanno cercato di illustrarcela con ragioni tecniche, ma non c’è nulla di tecnico che dimostra il licenziamento
del 40% della forza occupazionale. Non c’è nulla di tecnico nella chiusura di uno stabilimento». Ecco perché i sindacati, compatti, hanno deciso che da qui al 15 giugno proseguiranno lo stato di agitazione e le mobilitazioni dei lavoratori, in attesa che Electrolux ritiri il suo piano.