Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, ora ha un primo azionista, Leonardo Maria Del Vecchio, ma non di maggioranza, grazie all’acquisizione delle quote dei fratelli Paola e Luca per 10 miliardi. Per la governance cambia poco: la regola dell’unanimità per le decisioni strategiche continua a lasciare totale libertà d’azione a Francesco Milleri, alla guida di Delfin e presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica.
Ieri mattina, dopo mesi di trattative, nella sede lussemburghese di Rue de la Chapelle, l’assemblea straordinaria di Delfin ha dunque trovato la quadra sul riassetto della cassaforte di famiglia. Leonardo Maria Del Vecchio, che compirà 31 anni il 6 maggio, chief of strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, acquisterà tramite il veicolo Lmdv Fin le quote del 12,5% ciascuna dei fratelli Luca (24 anni) e Paola (64 anni), che sommate al proprio 12,5% ne fanno il primo socio con il 37,5% del capitale. L’operazione vale circa 10 miliardi, finanziati da un pool bancario guidato da UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole.
Due i voti contrari: quello di Claudio Del Vecchio, 69 anni, figlio come Paola dalla prima moglie del fondatore Luciana Nervo, e quello di Rocco Basilico, figlio di primo letto di Nicoletta Zampillo (suo padre è il fondatore di Kairos, Paolo Basilico). Solo Rocco Basilico ha votato contro anche la seconda delibera: per il triennio 2025-2027 la distribuzione dei dividendi sale all’80% degli utili, abbattendo il tetto del 10% finora in vigore. Ma l’operazione non è ancora chiusa. La struttura prevederebbe circa 11 miliardi complessivi: 10 per le quote dei fratelli, più un miliardo per rifinanziare le linee di credito preesistenti garantite dalle partecipazioni di Delfin: oltre al 32,4% di EssilorLuxottica, il 28,1% di Covivio, il 17,5% di Monte dei Paschi, il 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit.
Luca e Paola non volevano uscire da Delfin: avevano chiesto di trasferire le quote in società personali, per ragioni di efficienza gestionale. La bocciatura della richiesta ha fatto scattare il diritto di prelazione, esercitato da Leonardo Maria.
Dopo aver eliminato il tetto del 10%, potrebbe essere approvato un dividendo straordinario già nell’assemblea del 27 maggio, potenzialmente di oltre un miliardo, considerando che l’utile di Delfin è costituito per intero dalle cedole delle partecipate. E servirà in parte ad alleggerire il debito. Leonardo Maria ha bisogno del maxi-dividendo per rimborsare le banche, da qui la sua pressione per sbloccare la distribuzione.
Dividendo
A maggio l’assemblea potrebbe approvare un dividendo straordinario di oltre 1 miliardo
Sul piano della governance concreta, il riassetto cambia poco. Lo statuto impone l’unanimità per le decisioni strategiche rilevanti. Francesco Milleri, il manager che il fondatore del colosso dell’occhialeria ha messo a capo di entrambe le strutture, controllata e controllante, mantiene la sua posizione finché gli eredi non convergono all’unanimità. Così il 37,5% accumulato da Leonardo Maria è un passo avanti, ma non basta a rimescolare le carte.
Leonardo Del Vecchio aveva costruito questa architettura per tenere l’azienda al riparo da decisioni sbagliate di eredi in disaccordo, una scelta per proteggere la sua creatura. Sul piano industriale la logica ha retto: EssilorLuxottica è il più grande gruppo mondiale dell’occhialeria e continua a crescere. Convergere tra 8 eredi di tre diversi nuclei familiari, con età e obiettivi molto diversi, è difficile. Ci sono cause in corso, alcuni eredi hanno accettato l’eredità con beneficio di inventario e la successione di fatto non è chiusa. Il riassetto è un tassello, non ancora una soluzione. E almeno un altro erede potrebbe voler cedere la propria quota di Delfin, riaprendo i meccanismi di prelazione.
Alle novità sulla cassaforte il titolo EssilorLuxottica ha reagito con un rialzo dello 0,22%, a 185,95 euro, in Borsa a Parigi, ma da inizio anno la flessione è di circa il 30%.