Sul contributo delle banche alla manovra di bilancio scende in campo l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina: «Oggi si parla moltissimo degli utili delle banche. Ma quello che non si dice è che a fronte dei 50 miliardi di utili lo Stato incasserà 25 miliardi di imposte». Messina, intervenendo ieri al forum di Coldiretti, ha ricordato che «c’era un accordo triennale siglato dal governo e sarebbe stato in vigore per i prossimi 3 anni. Io ci ho creduto, ho parlato con la premier Meloni e firmato davanti a Giorgetti». E ha aggiunto: «Abbiamo sempre aiutato il governo e continueremo a farlo, ma deve esserci rispetto reciproco. Non è che c’è uno che prende e l’altro che dà in continuazione». Per questo, il banchiere ha invitato a distribuire i sacrifici anche fuori dal settore bancario: «Se guardate i tassi di crescita degli utili di quest’anno di altre aziende sono 70%, 200%, quelli delle banche sono 5-10%».
Fa in qualche modo da sponda a Messina il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ieri al forum «Welfare, Italia» prima si è intrattenuto a lungo col presidente di Unipol, Carlo Cimbri, e poi ha detto che al contributo (circa 5 miliardi) del «settore finanziario» alla manovra dovranno partecipare anche Cassa depositi e prestiti e altri soggetti, non solo, quindi, banche e assicurazioni. Tra le ipotesi che circolano c’è che nel contributo possano essere coinvolte anche le casse di previdenza dei professionisti, le quali replicano sperando che si tratti di fake news e ricordando che «il patrimonio che gestiamo, 136 miliardi, altro non è che il debito previdenziale delle nostre platee di associati».
Sempre ieri c’è stato un vertice all’Economia sul disegno di legge di Bilancio, che potrebbe essere presentato la prossima settimana nella versione «base» da 23,5 miliardi mentre, se dal negoziato con Bruxelles scaturiranno nuove flessibilità, la manovra si irrobustirà poi col maxiemendamento del governo in Parlamento. Intanto, gli stessi parlamentari disporranno di un fondo sostanzioso, circa 300 milioni, per la solita sfilza di microinterventi, per lo più locali, particolarmente importanti in un anno elettorale. Infine, sei Regioni del centrosinistra si appellano al governo per più fondi alla Sanità.