15.04.2026

Credito privato, alle imprese 20,6 miliardi in cinque anni

  • Il Sole 24 Ore

Il mercato del private debt in Italia è ancora relativamente giovane (è nato nel 2013) e relativamente piccolo, ma le sue caratteristiche lo pongono al riparo dalle tensioni che hanno interessato il mercato Usa negli ultimi tempo, dopo i fallimenti di alcune realtà collegate ai finanziamenti con il credito privato.

I dati di ricognizione del settore in Italia, aggiornati al 2025, sono stati presentati ieri dall’Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) che li ha raccolti e elaborati in collaborazione con la Cdp. Lo scorso anno la raccolta (di mercato e captive, cioè fondi all’interno di un gruppo), è diminuita del 26% attestandosi a 1.003 milioni. Va precisato che i dati riguardano solo gli operatori italiani (24 gli associati Aifi) e che nel 2025 quelli attivi in fase di funding sono stati solo 12. La raccolta di mercato è scesa del 41% a 771 milioni: per il 32% è arrivata dal settore pubblico e da fondi di fondi istituzionali, per il 25% da fondi pensione e casse di previdenza, per il 14% dalle banche.

I finanziamenti erogati in Italia a 172 società (dai 51 operatori associati, di cui 27 internazionali), sono invece cresciuti del 33%, arrivando a 6,76 miliardi, che portano a 20,6 miliardi le risorse erogate complessivamente negli ultimi cinque anni alle imprese italiane. Le risorse sono arrivate per l’86% da player internazionali, che tradizionalmente si rivolgono a imprese di maggiori dimensioni. Le operazioni di ammontare superiore ai cento milioni sono ammontate infatti complessivamente a 4,34 miliardi (+61%). Gli operatori domestici hanno però realizzato il 54% delle operazioni. L’erogato medio è di 30 milioni, ma si scende anche a tagli di cinque milioni. Per il 60% si tratta di finanziamenti, per il 35% di sottoscrizione di obbligazioni. La Lombardia è la Regione più gettonata, con il 42% di società destinatarie, seguita dal Veneto con l’11%.

Il mercato di maggiori dimensioni in Europa è quello francese, che vale oltre due volte l’Italia, con 15,9 miliardi di investimenti e 379 operazioni nel 2025.

Le operazioni di private debt in Italia riguardano in prevalenza due tipologie, spiega Anna Gervasoni, direttore generale dell’Aifi. Da una parte ci sono i progetti di sviluppo (41% delle operazioni dello scorso anno), dall’altra i finanziamenti legati ai buy-out, spesso a fianco dei fondi di private equity (32% delle operazioni). I soggetti finanziati, sottolinea però Gervasoni, son ben differenti da quelli Usa. A differenza degli Usa, dove il mercato è molto concentrato sui segmenti Ict, in Italia il private debt si rivolge tipicamente a pmi dei settori tradizionali: per il 40% le operazioni censite sono a sostegno di aziende del comparto manifatturiero e di beni e servizi industriali (16% energia e ambiente, 12% Ict).

C’è poi da considerare, aggiunge il direttore Aifi, che i fondi di investimento alternativi sono tipicamente fondi chiusi, che non possono essere riscattati se non a scadenza, e riservati a investitori istituzionali quali fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni, banche, realtà del settore pubblico. Dagli investitori retail – prevalentemente family officer – non è arrivato più del 6% della raccolta nell’ultimo biennio. Se si aggiunge che a livello di fondo, si utilizza solo il capitale versato per l’attività di investimento e che il settore, tanto più in Italia, è altamente regolamentato e presidiato dalle autorità di vigilanza, si capisce che è un altro mondo rispetto all’altra sponda dell’Atlantico. «Da una parte c’è il sistema Usa che spinge sull’utilizzo della leva per massimizzare il rendimento a breve termine, esponendosi ad alti rischi sistemici, e dall’altra c’è il sistema europeo dove il private credit funge da alternativa al canale bancario per finanziare l’economia reale, mantenendo una struttura patrimoniale solida e bilanciata», sintetizza Gervasoni. Di fatto in Italia, grossi problemi non ci sono stati.

La Cdp, da parte sua, negli ultimi dieci anni ha erogato direttamente 1,5 miliardi di finanza alternativa a favore di oltre 300 imprese, e stanziato oltre 800 milioni in più di venti investimenti in fondi di debito diversificati.