10.07.2026

Banche estere in crescita

  • Italia Oggi

Il 2025 e i primi mesi di quest’anno confermano il ruolo strategico degli operatori internazionali nel sostenere il finanziamento dell’economia italiana, l’accesso ai mercati dei capitali, l’internazionalizzazione delle imprese, il risparmio gestito e il credito specializzato: è quanto emerge dal rapporto presentato all’assemblea di Aibe, l’Associazione italiana banche estere.

Tra il 2024 e il 2025 il debito pubblico italiano ha continuato a crescere e la partecipazione degli investitori esteri è aumentata in misura ancora più rilevante: lo stock di titoli di Stato detenuto da soggetti non residenti è salito da 763 a 872 miliardi di euro, con una quota sul debito pubblico passata dal 30,9% al 34,3% superando i livelli pre-Covid.

L’anno scorso si è inoltre consolidato il mercato dei prestiti sindacati, che ha raggiunto 90 miliardi di euro: dopo la pandemia il ruolo degli intermediari esteri in qualità di bookrunner si è ulteriormente rafforzato, con una quota di mercato del 72%. Nelle operazioni di maggiore dimensione le banche estere continuano a svolgere un ruolo chiave grazie a reti distributive più ampie, a maggiori capacità di collocamento, a competenze specialistiche e all’accesso agli investitori globali.

Nel mercato delle emissioni di debito il 2025 ha visto un incremento del 14% e i bookrunner esteri si sono ritagliati una quota di mercato pari al 79% soprattutto in ambito governativo, finance, utility ed energy.

Il mercato del capitale di rischio ha registrato una ripresa dei controvalori, saliti a 8,4 miliardi di euro, in aumento del 24%. Il comparto resta tuttavia concentrato su poche grandi operazioni: le prime cinque rappresentano il 70% del controvalore emesso. Anche in questo segmento si conferma il peso degli operatori internazionali, con i bookrunner esteri coinvolti nel 95% delle operazioni.

Nell’m&a le iniziative estero su Italia hanno raggiunto 20,4 miliardi di euro, pari al 28% del totale, con una forte presenza di investitori europei e nordamericani. Gli advisor esteri hanno assistito l’88% dei deal. Nel risparmio gestito, all’interno di un mercato in crescita, si è progressivamente consolidata la quota riconducibile a gruppi di diritto estero pari al 35%. Quattro operatori non residenti figurano tra i primi dieci intermediari per masse gestite.

Il rapporto, ha sottolineato Guido Rosa, presidente di Aibe, «fotografa una contraddizione che l’Italia e l’Europa non possono più permettersi di ignorare. Da un lato il mercato italiano del debito continua a dimostrare una forte capacità di attrazione: nei primi quattro mesi del 2026 è stato già collocato un ammontare pari a circa la metà dei volumi dell’intero 2025, con una quota dei bookrunner esteri pari al 79%. Dall’altro lato il capitale di rischio resta ancora troppo sottile: l’equity capital markets si ferma a 1,3 miliardi di euro, distribuiti su appena sette operazioni. Il messaggio è chiaro: gli emittenti italiani riescono a trovare risorse quando si tratta di debito, ma il sistema resta debole quando servono capitali pazienti, patrimonializzazione, crescita dimensionale e innovazione. In questo quadro il ruolo delle banche estere è particolarmente rilevante. Senza il contributo degli intermediari internazionali, una parte importante dell’attività finanziaria più qualificata a sostegno delle imprese italiane sarebbe molto più limitata».