28.05.2026

Banca Generali: «Diamo valore alle Pmi, spina dorsale del Paese»

  • Il Sole 24 Ore

«Vogliamo valorizzare la spina dorsale del Paese, quel tessuto di imprese d’eccellenza che hanno scelto la via della quotazione per darsi disciplina, governance e una visibilità internazionale che oggi il mercato non sempre riesce a riflettere correttamente». Gian Maria Mossa ha un obiettivo chiaro: accendere un faro sulle eccellenze italiane per restituire profondità al nostro mercato dei capitali, da anni ormai frenato. Una sfida reale per Banca Generali, basata proprio sul dialogo costante che il gruppo, alla cui guida siede ormai dal 2016, ha con gli imprenditori e quindi con il tessuto produttivo nazionale.

«Siamo la terza banca private del Paese con oltre 87 miliardi di euro riconducibili a nuclei di famiglie private – spiega Mossa a Il Sole 24 Ore – e ci troviamo sempre più a dialogare direttamente con gli imprenditori su tematiche di investimenti e protezione, ma anche di successione, governance, ambiti di sviluppo come le operazioni straordinarie e dell’opportunità del mercato dei capitali». Su questo punto serve secondo il manager «uno sforzo in avanti per rilanciarne la liquidità, in primis per le Pmi quotate».

Si avverte sempre più disaffezione verso la quotazione, non soltanto in Italia, perché un imprenditore dovrebbe ancora scommettere sulla Borsa?

Gli imprenditori vedono spesso la Borsa come un percorso complesso e poco liquido e finiscono quindi per preferire l’alternativa del private equity, che oggi dispone di risorse enormi e offre multipli spesso superiori al mercato pubblico. Chi è già quotato ci racconta però anche una storia diversa: l’approdo sui mercati pubblici non ha rappresentato soltanto la possibilità di avere accesso al capitale, ma ha creato disciplina all’interno delle aziende e ha fornito loro anche una straordinaria vetrina verso i clienti internazionali ed ha facilitato l’attrazione di talenti. Questi aspetti devono essere valorizzati e il nostro ruolo è fare in modo che l’imprenditore non sia costretto a una scelta obbligata, ma abbia la possibilità di scegliere il canale giusto per le proprie esigenze. Crediamo quindi che sia importante intervenire con un approccio che combina finanza, visibilità e accompagnamento strategico delle imprese. Dobbiamo creare le condizioni perché la quotazione torni a essere una scelta naturale per le aziende che vogliono crescere e competere anche a livello internazionale.

Il problema cronico resta la scarsa liquidità. Come pensate di sbloccare questo stallo?

In Italia, le società quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro valgono meno di 40 miliardi su un totale di 2.600 miliardi di valore delle imprese nazionali. In Francia e Germania la quota di ricchezza delle aziende non quotate è circa un terzo del totale, mentre da noi si attesta al 57%: se vogliamo invertire la rotta serve un effetto “goccia cinese”, occorre cioè garantire un flusso continuativo di investimenti verso le aziende. Banca Generali sta lavorando a una soluzione d’investimento all’avanguardia, in fase di approvazione, che permetta di convogliare capitali su queste eccellenze in modo semplice, fornendo proprio quella liquidità giornaliera che oggi resta il vero collo di bottiglia del sistema da superare.

Come funziona il progetto?

L’idea è di creare insieme alla nostra boutique di investment banking Intermonte un indice ad-hoc che raggruppi le 100 aziende quotate a Piazza Affari con capitalizzazione inferiore al miliardo e una serie di caratteristiche oggettive necessarie a un percorso sostenibile di quotazione come ad esempio il flottante. A differenza dell’indice principale, dominato da finanziari ed energia, questa selezione rappresenta il vero cuore dell’Italia: industria, salute, tecnologia e consumi. Il passo successivo è il lancio di uno strumento di investimento dedicato che assicuri un aumento della liquidità e non solo: vogliamo creare dei “campioni” che servano da esempio per spingere altre aziende a migliorare la propria trasparenza per attrarre capitali. Abbiamo incontrato gli imprenditori delle società coinvolte per presentare le linee guida dell’iniziativa, raccogliendo ottimi feedback, e riveleremo i dettagli il primo luglio a Palazzo Mezzanotte, coinvolgendo anche gli interlocutori istituzionali.

Come si declina quest’iniziativa nei vostri piani di crescita?

È un pilastro del nostro prossimo piano industriale che intendiamo presentare entro la fine di quest’anno. Vogliamo essere il punto di riferimento per l’imprenditore a 360 gradi: dalla protezione del patrimonio familiare alla gestione del passaggio generazionale, fino appunto al rafforzamento patrimoniale dell’azienda per darle prospettive di crescita sostenibile. Continuiamo per questo a muoverci in modo coerente e chiaro nella direzione di una consulenza distintiva: la tecnologia e l’intelligenza artificiale sono fondamentali e stiamo accelerando la loro integrazione nei nostri processi. Il nostro sarà tuttavia un “piano delle persone” e valorizzerà il rapporto tra banker e cliente, perché gestiamo storie di vita e affari di famiglia, non semplici numeri.

Il risiko bancario resta uno degli argomenti principe a Piazza Affari. Volenti o nolenti, siete stati protagonisti l’anno scorso, vi vedete al centro della scena anche quest’anno?

Operiamo nel wealth management, il segmento più dinamico in Italia, attraverso il canale delle reti di consulenza, quello che cresce di più, e siamo estremamente orgogliosi di avere il Leone nel nostro brand. Non abbiamo quindi alcuna fretta, perché una solida crescita organica ci permette di osservare le dinamiche di mercato con assoluta serenità da una posizione privilegiata. Ma non ci nasconderemo di fronte alle potenzialità, in presenza delle giuste condizioni, che potrebbero arrivare in determinati segmenti e mercati che ci interessano.