Oltre 1,5 miliardi di euro investiti direttamente in 222 aziende al di fuori dei circuiti di Borsa europei, che diventano 260 considerando il nord America. Questo il biglietto da visita di Azimut, che qualifica il gruppo fondato da Pietro Giuliani quale primo operatore italiano sul mercato del venture capital, con il 9 per cento del portafoglio della clientela investito in economia reale, una delle percentuali più alte tra gli operatori europei.
«Azimut – dice Giorgio Medda, amministratore delegato di Azimut Holding, quotata a Milano – ha un focus verso l’economia reale che abbiamo evidenziato nel piano strategico in essere. Questo ci ha permesso di entrare nel progetto voluto dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti, discusso nella riunione dell’Ecofin di venerdì scorso, 9 luglio e che finalmente, con la sua importante spinta, elimina radicalmente il vincolo territoriale che fin qui aveva limitato questo genere di iniziative, consentendo ora alle aziende di finanziare il proprio sviluppo all’esterno dei Paesi d’origine». Il progetto della Bei, European Tech Champions Initiative 2.0 (Etci 2.0) è finalizzato a convogliare nuovi capitali verso le scale-up tecnologiche europee e sostenerne la crescita internazionale e vede Azimut impegnata ad investire in innovazione tecnologica 250 milioni di euro nel corso dei prossimi cinque anni. È l’importo maggiore che afferisce dall’Italia al progetto europeo, a cui partecipano anche Intesa Sanpaolo e Green Arrow. Gli investimenti si concentreranno su iniziative di crescita in fase avanzata per scale-up tecnologiche innovative, attraverso fondi di investimento e veicoli di co-investimento, in linea con l’interesse di Azimut a mantenere un forte posizionamento di mercato nel segmento dell’economia reale dove è leader in Italia. Il progetto Etci 2.0 allestito dalla Bei ha un obiettivo di raccolta di 15 miliardi di euro, con il fine ultimo di mobilitare investimenti complessivi fino a 80 miliardi di euro a favore di oltre 1.500 scale-up in Europa.