28.05.2026

Agilità e capitale umano, più competenze per reagire alla nuova età del caos

  • Il Corriere della Sera

È agilità la parola chiave che guida la due giorni del Tech.Emotion Summit, l’evento organizzato da Emotion Network, media company e società di produzione cinematografica fondata da Mattia Mor insieme al Corriere della Sera, che ha preso avvio ieri alla Triennale di Milano e continuerà per tutta la giornata di oggi. Agilità per «navigare l’ignoto» (surfing the un-known), cavalcare quell’onda in continuo movimento rappresentata dal contesto economico e geopolitico attuale, sempre più incerto e imprevedibile. Il summit, giunto alla sua quinta edizione e che vede la partnership di Angel Capital Management, Enel, Banca Mediolanum, Brunello Cucinelli, Casta Diva Group, Tinder e L&B Capital Sgr, si caratterizza per la pluralità delle voci e la ricchezza delle storie. Tra esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, artistico e sportivo, in questi due giorni si alternano sul palco 40 protagonisti provenienti da 30 Paesi. È dal racconto delle loro esperienze e dalla capacità di lettura delle trasformazioni in corso che si può ricostruire una visione, una linea di azione, una guida nel mondo che ci circonda.

«La nostra generazione è cresciuta in un mondo in cui tutto era garantito: pace, democrazia, libertà, welfare. Oggi tutto è incerto e imprevedibile: il futuro non può essere programmato», afferma Corrado Passera — intervistato dal vicedirettore del Corriere, Daniele Manca —, manager, banchiere, politico, ex ministro, ha guidato e trasformato aziende come Olivetti, Poste Italiane, Intesa Sanpaolo. «Ma un’altra caratteristica importante del nostro tempo è da una formidabile innovazione in tutti i settori, e innovazione vuol dire cambiamento. Grazie alla tecnologia c’è spazio per innovare a patto di saperlo fare, volerlo fare e accompagnare le persone al cambiamento». A proposito di innovazione, otto sono le startup che si sono alternate sul palco: Lexroom, Alps, Jet HR, Smartness, Caracol, Proxima Fusion, WSense, Serenis. Alec Ross ha evidenziato le potenzialità del nostro paese ma ancora la fatica che facciamo fatica a immaginarci nel futuro. Marina Brambilla, rettrice dell’università degli Studi di Milano Statale, interpreta l’agilità non tanto come capacità di adattarsi rapidamente, ma di interpretare il cambiamento vivendoci dentro. «Significa costruire un nuovo senso in un’epoca di incertezze. In questo contesto quello che serve e che l’università deve dare alla società è un metodo: il metodo critico, il metodo scientifico che in fondo è partire dai fatti, analizzarli, e abbracciare la complessità». Brambilla ha parlato del nuovo campus scientifico in fase di completamento a MIND, il distretto dell’innovazione alle porte di Milano, dove si trasferiranno le facoltà tecnico-scientifiche della Statale. «Non sarà solo una nuova sede, perché trattandosi di un distretto di ricerca innovazione e sviluppo i giovani non solo studieranno ma potranno interagire con le imprese, e traslare le conoscenze dai laboratori agli incubatori».

Agilità non solo fisica ma anche mentale per Roberto Bolle, che con la Fondazione e la manifestazione On Dance porta la danza fuori dai teatri rendendola accessibile a tutti: «è un’attività imprenditoriale che richiede nuove competenze. Ma permette di diffondere valori fondamentali non solo per i ballerini».

L’evento

Tech.Emotion Summit ha preso avvio ieri alla Triennale di Milano e si chiude oggi

«Siamo nati già 15 anni fa per essere agili», racconta Marco Bassetti, Ceo di Banijay Group, il più grande produttore indipendente di contenuti televisivi al mondo. «Con 260 mila ore di catalogo, siamo presenti in 25 Paesi, e in ognuno di questi dobbiamo valutare gli appetiti culturali e le abitudini di chi ci vive per creare contenuti adatti a quella cultura. Oggi ancora più di prima è importante essere agili, perché con le nuove tecnologie ci sono più opportunità ma anche rischi. Cerchiamo di individuare i contenuti sui mercati locali che possono avere l’ambizione di diventare globali e a tutti i nostri creativi cerchiamo di dare nuove tecnologie, mezzi economici e insight per creare contenuti unici». Per Bassetti i gusti del pubblico vengono prima della tecnologia, che non può essere imposta. Bassetti non definisce Banijay una tech company ma una società che produce contenuti, fa cultura e un grande uso della tecnologia. «A differenza che in passato, oggi la tecnologia è molto più integrata anche nello sviluppo, distribuzione e monetizzazione. È importante “surfare l’ignoto”, essere agili perché i modelli di business continuano a cambiare. Oggi ci definiamo una media company, non più soltanto una production house. Bisogna credere nel proprio modello ma anche essere aperti al cambiamento».