L’Avvocatura generale della Corte di giustizia si è schierata a favore della normativa italiana e del regolamento emanato dall’Agcom, volto a tutelare i diritti degli editori di giornali ad ottenere un’equa remunerazione per lo sfruttamento degli articoli sulle piattaforme digitali.
Nell’ambito del procedimento avviato da Meta dinanzi al Tar del Lazio, che ha a propria volta interessato la Corte di giustizia europea, l’Avvocatura generale, con parere pubblicato il 10 luglio, ha chiarito che le norme europee non ostano alle disposizioni interne di uno Stato membro che prevedano, per gli editori di giornali, il diritto di ottenere un equo compenso quale corrispettivo per l’impiego delle loro pubblicazioni da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione.
Da qui, parimenti, la ritenuta legittimità di norme interne che stabiliscano obblighi in capo a detti prestatori di servizi e che attribuiscano ad un ente pubblico il relativo potere di regolamentazione.
Ciò a condizione che tali disposizioni non limitino in maniera vincolante la libertà contrattuale delle Parti.
La disputa è sorta a fronte dell’avvenuta contestazione, da parte di Meta, circa la compatibilità con il diritto comunitario e, più in particolare, con la direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, della normativa italiana di recepimento della direttiva e della delibera mediante la quale l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha individuato i criteri per la determinazione dell’equo compenso di cui si discute.
Come noto, le conclusioni dell’Avvocatura generale non vincolano la futura decisione della Corte di giustizia, ma di certo ben potranno influenzarne le determinazioni.
Peraltro, poiché il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva formulata da Meta, l’Agcom sta continuando tuttora a fare applicazione del proprio regolamento.
Non resta che attendere la decisione della Corte di giustizia europea.
21.09.2026