Il Rapporto Assilea, pubblicato il 18 maggio 2025, fotografa un mercato in espansione, trainato da auto, beni strumentali e immobiliare, ma chiamato a misurarsi con sostenibilità, digitalizzazione, Basilea 4 e incertezza macroeconomica.
Il Rapporto Annuale Assilea sul Leasing 2025 offre una fotografia articolata di un settore che si conferma centrale per il finanziamento degli investimenti delle imprese italiane. Nel 2025 il mercato italiano del leasing ha raggiunto circa 36 miliardi di euro di nuovi finanziamenti, con oltre 745 mila nuovi contratti stipulati. La crescita complessiva è pari a circa +5,8% in valore e +1,4% nel numero dei contratti, confermando la ripresa del comparto dopo le oscillazioni degli anni precedenti.
I numeri chiave del 2025
Il dato più rilevante del Rapporto è la tenuta, e in alcuni comparti l’accelerazione, del leasing quale canale di finanziamento alternativo e complementare al credito bancario tradizionale.
Il Rapporto evidenzia inoltre che una quota significativa di imprese di piccole e medie dimensioni ha sottoscritto almeno un nuovo contratto di leasing nel 2025, confermando la funzione del leasing come strumento di accesso agli investimenti produttivi per la clientela corporate e PMI.
Leasing ed economia: uno strumento per investire in una fase incerta
Il contesto economico del 2025 resta caratterizzato da instabilità geopolitica, tensioni energetiche, incertezza sugli scambi internazionali e politiche monetarie ancora selettive. In questo scenario il leasing continua a svolgere una funzione anticiclica e di sostegno alla capacità di investimento delle imprese.
Il Rapporto sottolinea come il leasing non sia più soltanto uno strumento di finanziamento dell’acquisto di beni, ma una leva per: rinnovare il capitale produttivo; sostenere la transizione digitale; accelerare la sostituzione di impianti e macchinari; favorire investimenti in efficienza energetica; supportare il ricambio dei mezzi di trasporto; accompagnare le imprese nella crescita dimensionale.
Particolare rilievo assume il contributo del leasing al sistema Italia: il settore consente alle imprese, soprattutto PMI, di accedere a beni produttivi senza immobilizzare integralmente capitale proprio, mantenendo flessibilità finanziaria e capacità di investimento.
Leasing auto: crescita selettiva e transizione ancora incompleta
Il comparto auto rimane una delle componenti più rilevanti del mercato. Nel 2025 il leasing auto rappresenta una quota importante dei nuovi contratti, con un andamento differenziato tra autovetture, veicoli commerciali e veicoli pesanti.
Il Rapporto evidenzia che l’Italia è tra i principali mercati europei per immatricolazioni, ma registra ancora un’incidenza dell’auto aziendale inferiore rispetto ai principali Paesi comparabili. Il dato più significativo riguarda le alimentazioni: una quota crescente di autovetture di nuova immatricolazione finanziate in leasing o noleggio a lungo termine è riconducibile a veicoli “green”, anche se il percorso verso la decarbonizzazione resta non uniforme.
Nel segmento delle autovetture, le nuove immatricolazioni in leasing e noleggio a lungo termine mostrano una crescita, mentre il mercato complessivo risente ancora delle incertezze sui prezzi, sugli incentivi e sull’evoluzione delle infrastrutture di ricarica. Il Rapporto segnala che la transizione verso veicoli a basse emissioni è condizionata dalla presenza di incentivi stabili, dalla diffusione delle colonnine e dalla capacità degli operatori di offrire soluzioni integrate di mobilità.
Leasing strumentale: il motore degli investimenti produttivi
Il leasing strumentale è uno dei capitoli più rilevanti del Rapporto. Nel 2025 il comparto cresce in modo significativo, con un incremento complessivo dello stipulato pari a circa +15,2%. Il leasing di beni strumentali si conferma uno strumento essenziale per finanziare gli investimenti delle imprese in macchinari, attrezzature, impianti e tecnologie.
Il Rapporto mette in evidenza il ruolo della Nuova Sabatini, che continua a sostenere gli investimenti produttivi delle PMI. Lo strumento agevolativo favorisce l’accesso al credito e consente alle imprese di finanziare beni materiali e immateriali, anche in chiave 4.0 e green.
La crescita del leasing strumentale è particolarmente significativa perché intercetta esigenze concrete del tessuto produttivo italiano: ammodernamento degli impianti, aumento della capacità produttiva, miglioramento della competitività e adeguamento tecnologico. Il leasing si conferma, quindi, uno strumento di politica industriale indiretta, capace di accompagnare la trasformazione del sistema manifatturiero.
Leasing immobiliare: segnali positivi, ma attenzione al contesto regolamentare
Il leasing immobiliare mostra una crescita per il terzo anno consecutivo. Il Rapporto segnala un incremento sia nel comparto degli immobili costruiti sia in quello degli immobili da costruire, con un andamento positivo soprattutto in termini di valore.
Il leasing immobiliare rimane tuttavia un comparto complesso, fortemente condizionato da: andamento del mercato delle costruzioni; costo del denaro; tempi autorizzativi; valutazione del merito creditizio; requisiti patrimoniali degli intermediari; disciplina prudenziale e impatto di Basilea 4.
Particolare attenzione viene dedicata al tema del leasing “in costruendo”. Secondo il Rapporto, il valore medio elevato dei contratti immobiliari e la maggiore durata delle operazioni rendono questo comparto particolarmente sensibile alle regole di ponderazione del rischio. Le modifiche prudenziali possono incidere sulla convenienza economica delle operazioni e sulla capacità degli operatori di finanziare immobili produttivi destinati alle imprese.
Leasing e PMI: uno strumento centrale per crescita e competitività
Un’intera sezione del Rapporto è dedicata al rapporto tra leasing e PMI. Il dato di fondo è chiaro: il leasing rappresenta per le piccole e medie imprese italiane uno strumento essenziale per realizzare investimenti, soprattutto in una fase in cui l’accesso al credito bancario tradizionale resta selettivo.
Le PMI che ricorrono al leasing mostrano, secondo il Rapporto, una propensione elevata alla crescita, all’innovazione e alla digitalizzazione. Il leasing consente di finanziare beni funzionali all’attività d’impresa preservando liquidità e migliorando la gestione del capitale circolante.
Interessante anche il dato sulla redditività: la clientela leasing presenta indicatori mediamente migliori rispetto alla media delle imprese italiane, pur con differenze legate alla dimensione aziendale e al settore di appartenenza. Il Rapporto segnala inoltre che le imprese utilizzatrici di leasing tendono ad avere una maggiore capacità di investimento e una più marcata propensione all’export.
Sostenibilità e dati ESG: da adempimento a fattore strategico
La sostenibilità è uno dei temi trasversali del Rapporto. Il settore leasing è chiamato a integrare progressivamente i fattori ESG nei processi di valutazione, concessione, monitoraggio e rendicontazione.
Il Rapporto evidenzia che le società di leasing stanno rafforzando: corporate governance e strategie ESG; raccolta e gestione dei dati di sostenibilità; monitoraggio dei rischi climatici e ambientali; offerta di prodotti green; sistemi di reporting e informativa non finanziaria.
Il tema centrale è la disponibilità dei dati ESG delle PMI. Molte piccole e medie imprese non dispongono ancora di sistemi strutturati di raccolta e rendicontazione delle informazioni ambientali e sociali. Questo crea un problema operativo per gli intermediari, che devono integrare tali informazioni nei modelli di rischio e nei processi di concessione del credito.
La sostenibilità, quindi, non è più soltanto un profilo reputazionale o regolamentare: diventa un elemento di valutazione del rischio, di accesso al finanziamento e di competitività dell’impresa.
Qualità del portafoglio: credito sotto controllo e riduzione dei deteriorati
Il Rapporto dedica ampio spazio alla dinamica e alla qualità del portafoglio leasing. Il quadro è complessivamente positivo: il leasing cresce sia in quantità sia in qualità, con una rischiosità inferiore rispetto al credito bancario tradizionale. Il portafoglio leasing registra una composizione ancora fortemente orientata verso auto, strumentale e immobiliare. Quanto alla qualità del credito, il Rapporto segnala un miglioramento rispetto agli anni più critici, con livelli di deterioramento contenuti e lontani dai picchi registrati dopo le crisi precedenti.
La riduzione dello stock di NPL e il miglioramento degli indicatori di rischio confermano una maggiore prudenza nella selezione della clientela e nella strutturazione delle operazioni. Tuttavia, il Rapporto richiama l’attenzione sulle nuove sfide regolamentari, in particolare connesse a Basilea 4, che potrebbero incidere sui requisiti patrimoniali e sulla sostenibilità economica di alcune operazioni.
Digitalizzazione e operatori: la trasformazione del modello di business
Il Rapporto evidenzia anche l’evoluzione dei modelli operativi delle società di leasing. La digitalizzazione interessa ormai l’intero ciclo di vita del contratto: origination, valutazione, stipula, monitoraggio, gestione documentale, customer relationship e controllo del rischio.
Questa evoluzione è particolarmente rilevante perché incide non solo sull’efficienza interna, ma anche sulla capacità degli operatori di servire PMI e imprese clienti con tempi più rapidi, maggiore tracciabilità e migliore qualità informativa.
Le prospettive 2026: crescita attesa, ma con molte variabili
Il Rapporto chiude con uno sguardo al 2026. Le previsioni indicano una crescita del mercato leasing, pur in un contesto macroeconomico ancora fragile. Le stime prevedono un incremento complessivo dello stipulato, sostenuto soprattutto dal leasing strumentale e dalla prosecuzione degli investimenti delle imprese.
10.07.2026