Una delle previsioni che aveva fatto più discutere della bozza di legge di bilancio 2025, al momento della presentazione alle camere, è quella secondo cui la compravendita di un immobile ristrutturato con il Superbonus entro i 10 anni dalla fine dei lavori è soggetta a una tassazione del 26% sulle plusvalenze. Sono esentate le abitazioni considerate prima casa.
Si tratta di una misura già presente nella manovra del 2024, e quindi già in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, ma da tempo si susseguivano dei pettegolezzi secondo cui con il nuovo anno la misura sarebbe stata alleggerita.
Un emendamento, presentato qualche giorno fa da un partito della maggioranza di governo, aveva quale obiettivo proprio quello di contenere l’ambito di applicazione di questa supertassa.
La proposta emendativa immaginava, in primo luogo, una riduzione dell’arco temporale di operatività dell’imposta, portando il limite oltre il quale poter vendere casa dopo il Superbonus senza la tassa extra a 5 anni, al posto degli attuali 10.
L’altro punto su cui l’emendamento mirava ad alleggerire la stretta riguardava i contratti di compravendita conclusi nel 2024, ma relativi a preliminari sottoscritti in precedenza, tutelando quindi quegli accordi che, nella sostanza, erano già definiti prima dell’attivazione del nuovo regime.
Un altro aspetto riguardava, infine, i condomini. Nel caso in cui il Superbonus avesse riguardato le parti comuni dell’edificio e non il singolo immobile, l’importo che il cedente avrebbe dovuto corrispondere a titolo di imposta non avrebbe potuto, secondo lo schema dell’emendamento, eccedere l’ammontare del beneficio fiscale goduto.
Questa proposta di riforma si è però scontrata con la Commissione bilancio del Senato, il quale lo scorso 11 novembre (e nonostante la comune provenienza politica della maggioranza) si è affrettato a dichiarare inammissibile l’emendamento.
Così come strutturata a oggi, al netto di eventuali emendamenti, la legge di bilancio 2025 riproporrà quindi la supertassa sulla plusvalenza.
Ancora un disagio in più per chi ha usufruito del Superbonus, che fa il paio con un interpello dell’Agenzia delle entrate, sez. Lombardia, pubblicato quasi contemporaneamente (prot. 904-955/2024), secondo cui il pagamento delle parcelle dei tecnici non sblocca la possibilità di cedere i crediti fiscali se al 30 marzo 2024 (ex art. 1, c. 5, d.l. 39/2024) non è stata sostenuta alcuna altra spesa per lavori già effettuati.
09.01.2026