Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

Le misure emergenziali e l’impatto su esecuzioni immobiliari e fallimenti: la questione (non risolta) del c.d. cash in court

  • La normativa nazionale

Le misure che nelle ultime settimane sono state adottate dal Governo per affrontare lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 impattano in modo importante sul settore delle esecuzioni immobiliari e dei fallimenti.

Come spiegheremo più avanti, le misure adottate dal Governo e quelle adottate dai singoli Tribunali per gestire l’emergenza rischiano di comprimere oltre misura i diritti del ceto creditorio, in quanto incidono direttamente sulla durata delle procedure, con l’inevitabile effetto di procrastinare la fase distributiva delle somme giacenti sui conti correnti delle procedure (il c.d. cash in court).

Le misure legislative sono essenzialmente contenute in due diversi decreti legge: il decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 e il decreto legge 8 aprile 2020 n. 23.

L’art. 83 del decreto legge n. 18/2020[1], rubricato «Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia civile, penale, tributaria e militare», prevede la sospensione fino all’11 maggio 2020 delle udienze e dei termini processuali, salvo alcune eccezioni, espressamente previste dal successivo terzo comma. Il periodo di sospensione, inizialmente stabilito fino al 15 aprile, è stato prorogato fino al’11 maggio (v. art. 36 del decreto legge 8 aprile 2020 n. 23).

Ai sensi dell’art. 83 comma 3 non vengono toccati dalla sospensione, in generale, tutti i procedimenti «la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti», oltre che i procedimenti espressamente elencati nelle lettere a), b) e c) del medesimo comma.

Dopo una prima fase di sospensione generalizzata, l’art. 83 prevede una seconda fase, che va dal 12 maggio 2020 al 30 giugno 2020, la cui gestione viene affidata ai singoli Tribunali.

Più precisamente, il comma 6 dell’art. 83 stabilisce che «per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria, per il periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020 i capi degli uffici giudiziari, sentiti l’autorità sanitaria regionale, per il tramite del Presidente della Giunta della Regione, e il Consiglio dell’ordine degli avvocati, adottano le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute».

Per assicurare le finalità di cui al comma 6, il successivo comma 7 prevede che i capi degli uffici giudiziari possano adottare una delle seguenti misure (mi limito ad elencare quelle che potrebbero interessare le esecuzioni immobiliari e i fallimenti): «f) la previsione dello svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti mediante collegamenti da remoto; h) lo svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante lo scambio e il deposito in telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni, e la successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice».

L’art. 10 del decreto legge n. 23/2020, inoltre, rubricato «Disposizioni temporanee in materia di ricorsi e richieste per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza», prevede che tutti i ricorsi per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza depositati nel periodo tra il 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020 sono improcedibili, tranne quando la richiesta venga presentata dal pubblico ministero e contestualmente venga richiesto un provvedimento cautelare o conservativo[2].

Per quanto riguarda, quindi, le esecuzioni immobiliari e le procedure fallimentari, le previsioni sopra richiamate si traducono, di fatto, nella sospensione di quasi tutta l’attività giudiziaria, con ricadute significative sotto il profilo organizzativo ed economico.

La gravità della situazione non è da sottovalutare.

Volendo misurare il problema in termini numerici[3], si consideri che nel 2018 i creditori hanno dovuto attendere, in media, 7 anni per la chiusura di un fallimento. Sempre nel 2018 si sono registrati 1.300 fallimenti con una durata di oltre 18 anni (circa il 9% del totale a livello nazionale).

Sul fronte delle esecuzioni immobiliari i dati non sono più confortanti. In media i tempi di chiusura di un’esecuzione immobiliare si attestano intorno ai 5 anni, senza considerare le statistiche di alcuni Tribunali, dove una procedura può durare addirittura 16 anni.

 

  • I provvedimenti dei Tribunali

La situazione sopra descritta è ancora più incerta se si considera che praticamente tutti i Tribunali italiani, anticipando l’adozione delle misure organizzative di cui all’art. 83 comma 6, stanno emanando dei provvedimenti volti a regolare l’attività giudiziaria e le attività strettamente connesse.

Il problema è che si tratta di regole adottate dai singoli Tribunali o dalle singole sezioni in completa autonomia, senza un coordinamento a livello centrale, spesso più rigide delle stesse norme contenute nei decreti legge del Governo.

Bisogna constatare, purtroppo, che sono pochissimi i Tribunali che si stanno dimostrando attenti verso i diritti del ceto creditorio.

In sostanza, tutti i Tribunali italiani, fermo restando la sospensione di udienze e termini processuali, già prevista ex lege, hanno sospeso o revocato le aste immobiliari, nonostante l’art. 83 del decreto legge n. 18/2020 non ponga alcun impedimento alle operazioni di vendita[4], nonché quasi tutte le attività di competenza degli ausiliari (professionisti delegati, periti, custodi, curatori), introducendo tempistiche diverse per la ripresa dell’attività ordinaria.

Di regola si prevede che le aste potranno riprendere dopo il 30 giugno 2020, ma non mancano provvedimenti particolarmente stringenti (e sinceramente incomprensibili), come, ad esempio, quello del Tribunale di Livorno[5], che prevede la fissazione delle nuove aste non prima del 20 novembre 2020, con evidenti ripercussioni sulla durata delle procedure.

Più in generale, per quanto riguarda le esecuzioni immobiliari, secondo le direttive dei Tribunali si devono considerare sospese le seguenti attività: a) tutte le udienze; b) le attività di competenza dell’esperto estimatore; c) le attività di competenza del custode giudiziario; d) le vendite; e) le attività di liberazione degli immobili; f) l’emissione dei decreti di trasferimento ex art. 586 c.p.c.; g) il versamento del saldo prezzo (con conseguente slittamento del versamento ex art. 41 TUB, laddove previsto); h) l’approvazione del progetto di distribuzione ex art. 596 c.p.c..

Per quanto riguarda, invece, i fallimenti, si devono considerare sospese le seguenti attività: a) tutte le udienze, salvo i casi di comprovata urgenza; b) gli inventari e le audizioni del fallito; c) gli accessi presso i cespiti de fallito; d) le aste fallimentari; e) le attività di liberazione degli immobili; f) il versamento del saldo prezzo; g) in generale tutte le attività di competenza della procedura che richiedono la presenza fisica delle persone.

Un approfondimento deve essere fatto per la gestione della fase distributiva.

L’orientamento generale, almeno per il settore delle esecuzioni immobiliari, è quello di sospendere tanto i termini per il versamento del saldo prezzo (sospensione, anche in questo caso, non prevista dall’art. 83 del decreto legge n. 18/2020), con l’inevitabile slittamento del versamento ex art. 41 TUB in favore del creditore fondiario, quanto l’approvazione del progetto di distribuzione ex art. 596 c.p.c, sebbene nella gran parte dei casi tale attività risulti demandata al professionista delegato[6].

In alcuni casi, poi, si prevede che le udienze di approvazione del riparto fissate dopo il 15 aprile 2020 davanti al professionista delegato possano essere trattate in via cartolare soltanto nelle procedure in cui il debitore risulti costituito[7].

Se la tendenza generale è quella di rinviare tutte le attività, vi sono alcuni Tribunali che si muovono in direzione contraria.

Sicuramente vale la pena citare il Tribunale di Catania, che con il provvedimento del 4 aprile 2020 stabilisce che le udienze fallimentari di approvazione del rendiconto e le udienze ex art. 596 c.p.c., già fissate o da fissarsi per l’approvazione dei riparti – con particolare riguardo alle procedure di pendenza risalente e tenuto conto dei benefici economici per la collettività costituiti dalla successiva distribuzione delle somme accantonate a seguito dell’aggiudicazione dei bani staggiti – saranno tenute, preferibilmente, con le modalità previste dall’art. 83 comma 7 lett. h), ossia con la trattazione scritta, ovvero con le modalità previste dalla lettera f), ossia mediante udienza da remoto.

Un altro Tribunale virtuoso è il Tribunale di Brindisi, che con la circolare del 24 marzo 2020, ritenendo opportuno non procrastinare la fase distributiva, in assenza di contestazioni delle parti, ha disposto la revoca di tutte le udienze fissate per l’approvazione del progetto di distribuzione fino al 6-7-2020, delegando il professionista già delegato per la vendita del compendio pignorato alla discussione e approvazione del progetto di distribuzione.

Sul fronte dei fallimenti, invece, un precedente importante è rappresentato dal provvedimento emesso dalla sezione fallimentare del Tribunale di Milano in data 15 aprile 2020.

In tale provvedimento, infatti, si afferma testualmente che «la sezione, in persona di ciascun giudice, ha ritenuto l’attività di ripartizione dei fallimenti urgente, ai sensi dell’art. 83 comma 3 DL 18/2020, ciò alla luce della situazione di grave necessità finanziaria del Paese in generale sottolineata anche dal DL 23 dell’8-4-2020, nonché delle imprese, dei lavoratori, dei professionisti che compongono il ceto creditorio di qualunque procedura concorsuale, anche al fine di reimmettere in circolo immediatamente le risorse finanziarie recuperate dalle procedure concorsuali per evitare il grave pregiudizio soggettivo per i creditori che il ritardo nella trattazione di questa materia certamente determina».

 

  • Un’interpretazione alternativa dell’art. 83 comma 3.

Prendendo spunto dal provvedimento adottato dalla sezione fallimentare del Tribunale di Milano, ci si può chiedere se il carattere dell’urgenza possa connotare anche la fase distributiva dell’esecuzione immobiliare.

Come accennato in precedenza, ai sensi dell’art. 83 comma 3 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 non vengono toccati dalla sospensione, in generale, tutti i procedimenti «la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti».

In questi casi «la dichiarazione di urgenza è fatta dal capo dell’ufficio giudiziario o dal suo delegato in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile e, per le cause già iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del presidente del collegio, egualmente non impugnabile»

Secondo il parere di chi scrive, la norma appena richiamata si potrebbe interpretare in senso estensivo, posto che il ritardo nell’incasso delle somme già ricavate dalla vendita può senz’altro costituire un grave pregiudizio per i creditori, anche in considerazione della durata complessiva della procedura e dell’inefficienza del sistema.

In tal senso, del resto, si esprime Salvatore Saija[8], suggerendo l’applicazione della clausola dell’urgenza alla fase della distribuzione e richiamando l’attenzione sul fatto che non sarebbe la procedura esecutiva ad essere unitariamente considerata ai fini dell’urgenza, ma soltanto la sua ultima fase.

Tra l’altro, sempre il Tribunale di Milano, nelle linee guida adottate in data 10 aprile 2020, evidenzia che in merito alla sussistenza dell’urgenza e del presupposto individuato dal legislatore, ossia il «grave pregiudizio alle parti», possono assumere rilievo anche i pregiudizi di natura patrimoniale, sia ex latere debitoris, sia ex latere creditoris.

Se si abbraccia la tesi di cui sopra, dunque, la fase distributiva non risulta più soggetta al regime straordinario previsto dall’art. 83 commi 1 e 2, con la conseguenza che per la gestione delle attività di competenza degli ausiliari o del giudice è possibile adottare sin da subito (cioè anche prima dell’11 maggio 2020) i moduli processuali introdotti dall’art. 83 comma 7, ossia la trattazione scritta e l’udienza da remoto.

L’art. 83 comma 5, infatti, prevede che nel periodo di sospensione e limitatamente all’attività sospesa i capi degli uffici giudiziari possono adottare le misure di cui al comma 7.

 

  • Il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 18/2020

La legge di conversione del decreto legge n. 18/2020, già approvata al Senato in data 9 aprile 2020, introduce all’interno del testo normativo l’art. 54-ter, il quale prevede la sospensione, per la durata di sei mesi a decorrere dall’entrata in vigore della legge di conversione, di ogni procedura esecutiva ex art. 555 c.p.c. che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore[9].

La ratio della previsione dovrebbe essere quella di creare un ombrello protettivo temporaneo per i debitori che hanno subito il pignoramento della propria abitazione, considerata l’attuale situazione di emergenza.

Ciò detto, secondo il parere di chi scrive, si tratta di una norma formulata in maniera superficiale, che potrebbe coinvolgere, senza una ragione fondata, tutte le procedure pendenti, comprese quelle dove l’immobile pignorato risulta già aggiudicato.

Per queste ultime, evidentemente, l’effetto sarebbe quello di bloccare la fase distributiva, con un danno economico per tutto il ceto creditorio.

 

[1] La norma riprende alcune disposizioni già contenute nel decreto legge 8 marzo 2020 n. 11.

[2] Per un approfondimento sulla sospensione delle istanze di fallimento si veda il contributo di Luciana Cipolla “Decreto Liquidità: stop ai fallimenti”, in Speciale Coronavirus, pubblicato su www.iusletter.com.

[3] Cfr. “La durata dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sugli NPL”, Osservatorio Aprile 2019, a cura di Cerved e La Scala Società tra Avvocati.

[4] Vedi “Legislazione di emergenza e processi esecutivi e fallimentari”, a cura di Cosimo d’Arrigo, Giorgio Costantino, Giovanni Fanticini e Salvatore Saija, in www.inexecutivis.it, pag. 46, dove si sottolinea, tra l’altro, che scarsamente significativo è il riferimento all’udienza contenuto nell’art. 631 c.p.c. comma 1 c.p.c..

[5] In tal senso la circolare del Tribunale di Livorno del 23 marzo 2020.

[6] Si vedano le “Linee guida sulle buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari”, pubblicate dal CSM in data 11 ottobre 2017, dove si evidenzia l’utilità della prassi di delegare al professionista anche l’udienza di approvazione del piano di riparto.

[7] Così la terza sezione civile del Tribunale di Milano nella circolare del 20 marzo 2020.

[8] Vedi “Legislazione di emergenza e processi esecutivi e fallimentari”, a cura di Cosimo d’Arrigo, Giorgio Costantino, Giovanni Fanticini e Salvatore Saija, in www.inexecutivis.it, pag. 56.

[9] Il disegno di legge n. 2463, già approvato in Senato e attualmente in discussione alla Camera, è disponibile sul sito www.camera.it.

 

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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