La celebre foto di Falcone e Borsellino non è un’opera d’arte fotografica

La celebre foto di Falcone e Borsellino non è un’opera d’arte fotografica

Tutti sicuramente conosceranno la celebre fotografia che ritrae i due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, seduti l’uno accanto all’altro, sorridenti, con fare complice. Il noto scatto era stato realizzato nel 1992 durante un convegno tenutosi a Palermo su “Mafia e Politica”, da un fotografo che ora ne rivendica i diritti. Il fotografo ha infatti agito in giudizio avanti al Tribunale di Roma nei confronti di Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A. per chiedere il risarcimento dei danni conseguenti all’asserito illecito utilizzo da parte di Rai della nota fotografia in programmi di informazione e sul proprio sito web. L’attore richiedeva nello specifico di accertare che la propria fotografia rivestisse carattere di opera fotografica e che venisse dichiarata la responsabilità di Rai-Radiotelevisione Italiana S.p.A., per aver illecitamente riprodotto, elaborato e pubblicato la celebre fotografia, senza menzionare la paternità della stessa, né richiedere il consenso dell’autore o corrispondere a questo un equo compenso.

Si consideri che la riproduzione di fotografie pubblicate sui giornali od altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità od aventi comunque pubblico interesse, è lecita contro pagamento di un equo compenso all’autore. Ad ogni modo, nella riproduzione deve indicarsi il nome del fotografo e la data dell’anno della realizzazione.

Ad esito del procedimento, il Tribunale ha riconosciuto in capo al fotografo la titolarità dei diritti di sfruttamento economico dello scatto in questione, ma ha escluso che l’opera possa avere carattere autoriale. Come sottolineato nella sentenza, infatti, l’attuale assetto normativo, in tema di fotografia, distingue tre diverse ipotesi:

  1. opere fotografiche, in presenza di un particolare grado di creatività (c.d. “qualificato”). In questo caso la fotografia è protetta come opera dell’ingegno (art. 2 Legge sul Diritto d’Autore) per un periodo di 70 anni a partire dalla morte dell’autore;
  2. – qualora non sia rintracciabile un carattere creativo, si tratta di “fotografie semplici”. In questo caso la legge riconosce in capo all’autore soltanto il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio dello scatto per un periodo di 20 anni della realizzazione dello stesso (art. 87, comma 1, L.D.A.);
  3. – in assenza di un qualsivoglia grado di creatività (ove si tratti, cioè, di mere riproduzioni di oggetti materiali) si avrà, invece, una fotografia priva di qualunque tutela (art. 87, comma 2, L.D.A.).

Il Collegio si è dichiarato dell’idea che la fotografia dell’attore non fosse opera autoriale, e che ricadesse piuttosto nell’ambito applicativo dell’art. 87,2 e ss. L.D.A. che stabilisce: “sono considerate fotografie ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche”. La foto di Falcone e Borsellino non si caratterizza quindi per una particolare creatività, né si può dire vi sia stata da parte dell’autore una particolare scelta di posta, di luci, di inquadramento o di sfondo. Affinché una fotografia venga considerata opera d’arte è infatti necessaria “una lunga accurata scelta da parte del fotografo del luogo, del soggetto, dei colori, dell’angolazione, dell’illuminazione e si concretizza in uno scatto unico, irripetibile nel quale l’autore sintetizza la sua visione del soggetto”. Si tratta invero di una testimonianza, a fini di cronaca, di una situazione di fatto, un momento di due colleghi magistrati durante un congresso. Ciò che rende particolare questa fotografia è quindi l’eccezionalità del soggetto, ma non il particolare apporto artistico.

Il Tribunale di Roma ha, pertanto, accertato che la celebre fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nonostante il valore simbolico assunto dallo scatto, non può configurarsi come opera d’arte. Con la conseguenza che, riconosciuta la caratteristica di mera fotografia semplice e la relativa tutela del diritto connesso di durata limitata a 20 anni, il Tribunale ha rigettato le domande del fotografo che aveva chiesto il risarcimento del danno patrimoniale e non subito a causa della ripetuta riproduzione dell’immagine nel corso di trasmissioni televisive.

Tribunale di Roma, 12 settembre 2019, n.14758

Francesca Leoni – f.leoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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