«Elettricità Futura ha deciso di non rinnovare l’iscrizione a Confindustria Energia. Pertanto tutti gli organi di rappresentanza rassegneranno le proprie dimissioni». Con un laconico comunicato stampa, l’associazione che riunisce le principali aziende elettriche del Paese e presieduta da Salvatore Pinto da metà settembre ha annunciato un primo — rumoroso— strappo da Viale dell’Astronomia.
Le scintille erano scoppiate da tempo. Troppi gli affondi di Emanuele Orsini contro i costi energetici che gravano sulle aziende manifatturiere. L’ultimo in ordine di tempo è stato a dir poco esplicito. «Io tra chi produce energia e chi consuma energia, in questo momento sto con chi consuma energia, l’ho detto chiaro», ha dichiarato il 9 ottobre il presidente di Confindustria.
Salvatore Pinto (anche presidente di Axpo Italia) presiede Elettricità Futura da metà settembre. Succede a Gianni Vittorio Armani (Enel)
La decisione «compatta» di EF arriva dopo mesi di tensioni con i vertici di Confindustria. Gli elettrici non si sentono più rappresentati, non condividono la linea di Confindustria Energia, presieduta dal 2023 da Guido Brusco, e si sentirebbero trattati quasi alla stregua di «avversari». La rottura era nell’aria da tempo. Già nell’aprile 2025 il Corriere aveva riferito di una possibile fuoriuscita. Orsini aveva inaugurato la campagna per il «disaccoppiamento» per slegare il prezzo dell’elettricità prodotta con le rinnovabili da quello del gas naturale, fonte più costosa, dal prezzo che si forma sul mercato all’ingrosso. Poi si era intuita una certa ricomposizione, con Orsini che in diverse occasioni aveva preso posizione a favore delle rinnovabili come leva per abbassare le bollette. Fino ad arrivare a ottobre a nuove crepe. Orsini è tornato a criticare il meccanismo di formazione dei prezzi dell’energia, sostenendo che il legame con le quotazioni del gas possa portare a pagare 300 euro al megawattora il solare che ha come costi di produzione 35-40 euro al MWh. E ha sostenuto il dl Bollette bis (nel frattempo slittato e ancora in via di definizione tecnica da parte del Mase) che prevede di mettere un tetto al gas termoelettrico su cui le aziende produttrici di energia hanno un fronte di grande sensibilità. Negli ultimi due giorni i rumors di stampa erano tornati. E la ricomposizione non c’è stata. Per ora Elettricità Futura, che domani tiene l’assemblea annuale, lascia (dal 2028) solo Confindustria Energia di cui è il primo contributore a livello di quote associative prima del l’Unem. Ma potrebbe essere solo un primo passo.

