07.10.2026

Stellantis, cresce la produzione ma si aggrava la crisi a Cassino

  • La Repubblica

La produzione italiana di Stellantis continua a crescere (+28,3%), e il ricorso agli ammortizzatori sociali, in generale, diminuisce (-30%), ma dietro il miglioramento complessivo resta il nodo Cassino, dove la crisi si aggrava. E la situazione, con una flessione negativa del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i numeri erano già bassi (20mila unità realizzate), è allarmane per la Fim. Ad oggi si è sotto le 9mila auto fabbricate, tra i modelli Giulia e Stelvio di Alfa Romeo e la Maserati Grecale. E la previsione di 12mila vetture nel 2026 non verrà rispettata. I 2.100 addetti non lavorano per più di 5-6 giorni al mese. E nell’impianto del Lazio attendono che Stellantis annunci a dicembre, all’Investor Day di Maserati, il partner, probabilmente cinese, per rilanciare, oltre ai marchi del Biscione e del Tridente, la produzione a Cassino.
Fondamentale sarà il confronto del 15 ottobre, quando Stellantis, con il responsabile delle Risorse Umane Giuseppe Manca e i rappresentanti dei sindacati metalmeccanici, faranno il punto della situazione a Roma. «Analizzeremo gli elementi di criticità e faremo le nostre richieste per mettere in sicurezza stabilimenti e occupazione — dice il segretario Fim Ferdinando Uliano — per noi resta l’impegno di non chiudere stabilimenti in Italia».
Prospettive che si inizieranno a capire dalle prossime uscite dell’ad di Stellantis, Antonio Filosa, a Torino venerdì per Wave by Vento e poi domenica e lunedì a Parigi per il Salone dell’Auto. Al centro della discussione Cassino, ma anche Termoli che deve restare «tra i siti destinati alla futura produzione di batterie, non appena la domanda di elettriche crescerà».

Per il report dei metalmeccanici della Cisl sulle auto che escono dalle fabbriche del gruppo in Italia, nei primi nove mesi sono state realizzate 340.745 unità, tra vetture e mezzi commerciali. Le sole auto raggiungono quota 206.945, con un aumento del 36,7%. I commerciali salgono invece a 133.800 unità, in crescita del 17,3%. A sostenere la ripresa sono soprattutto i nuovi modelli, tra cui la Jeep Compass fatta a Melfi e la Fiat 500 ibrida di Mirafiori, insieme alla tenuta della Pandina a Pomigliano, che da sola fa 92mila pezzi. Bene anche il trend del sito di Atessa, la casa del Ducato. Il 2026 dovrebbe chiudersi con un totale di 450mila veicoli realizzati. Di questi oltre 250mila auto. Un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni. Non mancano però i campanelli di allarme oltre a quello di Cassino. Preoccupa il calo della produzione della 500, penalizzata dai fermi per carenza di materiali e dalla diminuzione degli ordini. Situazione che ha portato a due settimane di cassa integrazione in ottobre e a chiudere l’anno con 60mila vetture prodotte, cifra lontana dalle 100mila previste da Stellantis. «È da capire se è una situazione sporadica o strutturale», dice Uliano. «Lo capiremo forse il 15 ottobre. Per noi è necessaria l’assegnazione di un nuovo modello per Torino».