Il 2026 segna un passaggio importante nell’evoluzione della rendicontazione di sostenibilità: si restringe la platea delle imprese soggette agli obblighi di reporting, diminuiscono le informazioni da pubblicare e si rafforza la centralità del principio di materialità.
Il quadro normativo, però, è ancora in fase di definizione: il legislatore europeo è già intervenuto sul perimetro della Csrd, ma occorre attendere il recepimento delle nuove disposizioni in Italia. Con riferimento agli standard, invece, si è conclusa la revisione degli Esrs, mentre prosegue quella dei relativi datapoint elaborati da Efrag. Per imprese e professionisti diventa quindi essenziale distinguere le regole già applicabili dalle novità ancora in corso di attuazione.
Il perimetro soggettivo
Il percorso di revisione si è sviluppato attraverso due interventi successivi.
La direttiva Ue 2025/794 (“Stop-the-clock”) ha rinviato di due anni l’ingresso negli obblighi Csrd delle imprese appartenenti alla seconda e alla terza ondata; la direttiva Ue 2026/470, approvata nell’ambito del pacchetto Omnibus I, è intervenuta direttamente sul perimetro della rendicontazione. Il nuovo criterio richiede il superamento congiunto di due soglie, 1.000 dipendenti medi e 450 milioni di euro di ricavi netti, con una significativa riduzione della platea rispetto all’impostazione originaria.
Per l’Italia occorre attendere il recepimento della direttiva 2026/470: fino ad allora resta in vigore il quadro derivante dal Dlgs 125/2024, che ha recepito la Csrd, da tenere distinto da quello destinato a trovare applicazione a regime.
I contenuti dell’informativa
Alla revisione del perimetro soggettivo si affianca quella dei contenuti dell’informativa. Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato il regolamento delegato C(2026) 5010 final, destinato a modificare il regolamento delegato Ue 2023/2772 contenente gli Esrs oggi applicabili. L’iter si è concluso, lo scorso 21 settembre, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ue dei regolamenti delegati 2026/1560 e 2026/1563. Il primo ha integrato la direttiva contabile (2013/34), mentre il secondo ha modificato il regolamento delegato 2023/2772.
La direzione della riforma è chiara. Restano dodici standard, ma diminuisce sensibilmente la granularità dell’informativa, si rafforza il principio secondo cui l’impresa non deve comunicare informazioni non rilevanti e vengono introdotti ulteriori relief e phase-in, insieme a una maggiore interoperabilità con gli standard internazionali.
In questo quadro assume particolare interesse la “2026 Draft list of Esrs datapoints”, pubblicata da Efrag il 28 agosto. Il documento non introduce nuovi obblighi, ma rappresenta la prima traduzione sistematica dei Revised Esrs in singoli datapoint e consente così di misurare la portata della semplificazione. Secondo la relativa nota esplicativa, i datapoint scendono dai 783 degli Esrs 2023 a 292, con una riduzione del 62,7%: 195 sono classificati come non condizionali, mentre gli altri dipendono dal verificarsi di specifiche circostanze.
Rimappare i dati
Per le imprese che hanno già costruito reporting map sugli Esrs 2023, la Draft list offre inoltre un importante strumento operativo. Accanto alla versione “clean”, Efrag ha predisposto il mapping con la precedente struttura e con l’Implementation guidance 3 del 2024, creando un raccordo tra i sistemi di raccolta dati già realizzati, i nuovi standard e la futura tassonomia digitale Xbrl. Anche in questo caso, il processo non è concluso: la lista è sottoposta a una fatal-flaw review fino al 23 ottobre, per individuare errori o criticità prima della versione definitiva, attesa entro fine anno.
Ne emerge un quadro solo apparentemente più semplice. La riduzione della platea e dei datapoint alleggerisce l’adempimento, ma accresce il peso delle valutazioni che precedono la costruzione dell’informativa. Per le imprese che resteranno nel perimetro diventano quindi centrali la doppia materialità, l’individuazione dei data owner, i controlli sui Kpi, la tracciabilità delle evidenze e la coerenza tra sustainability statement, bilancio e business plan.
Il passaggio ai nuovi Esrs non richiede di ripartire da zero, ma di rimappare quanto già costruito: meno informazione obbligatoria, a fronte di una maggiore attenzione al processo che la seleziona, la produce e la rende verificabile.