Il sistema italiano degli investitori istituzionali continua a crescere e, al suo interno, il settore assicurativo mantiene un ruolo centrale non soltanto per le dimensioni delle risorse gestite, ma anche per la funzione che svolge nel finanziamento di lungo periodo dell’economia e nella costruzione del welfare privato. È questa una delle indicazioni più rilevanti del 13° Report Annuale “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025”, pubblicato il 9 settembre scorso dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che analizza fondi pensione, Casse professionali, Fondazioni di origine bancaria, Compagnie di Assicurazione e forme di assistenza sanitaria integrativa. I numeri descrivono un mercato sempre più patrimonializzato e strutturato, ma fanno emergere anche una sfida precisa per l’industria assicurativa: trasformare la forza finanziaria accumulata in una capacità ancora maggiore di intercettare il risparmio previdenziale e di orientare investimenti di lungo periodo.
Un patrimonio istituzionale che supera i mille miliardi
La fotografia complessiva restituita dal Report è significativa. Nel 2025 il patrimonio degli investitori del welfare contrattuale, delle Casse professionali e delle Fondazioni bancarie raggiunge 334,38 miliardi di euro, in aumento di circa 19 miliardi nell’anno. A questi si aggiungono fondi pensione aperti, PIP e Compagnie Vita, con ulteriori 746,63 miliardi: il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali sale così a 1.081 miliardi, pari al 48% del PIL nazionale e in crescita del 5% sul 2024.
Il dato assume un rilievo particolare per il comparto assicurativo. Nel 2025 i premi complessivi raccolti dalle imprese considerate dal Report ammontano a 170,9 miliardi, di cui 121 miliardi nel Vita e 49,9 miliardi nei Danni. Il Vita cresce dell’8%, dopo il +21% del 2024, e arriva a rappresentare oltre il 70% della raccolta complessiva. Parallelamente si attenua uno dei fenomeni che aveva caratterizzato gli anni più recenti: il rapporto tra riscatti e riserve matematiche del Vita scende dal 10,5% del 2023 al 9,4% del 2025.
Compagnie Vita: quasi 940 miliardi di investimenti
È soprattutto sul versante degli attivi che emerge la dimensione istituzionale dell’industria. Gli investimenti complessivi delle Compagnie Vita raggiungono nel 2025 circa 939 miliardi di euro: il 68%, circa 638 miliardi, è riconducibile alle polizze tradizionali, mentre il restante 32%, oltre 300 miliardi, riguarda prodotti linked e fondi pensione. Il Report sottolinea come proprio la lunga durata degli impegni assicurativi richieda un costante matching tra attività e passività e renda le imprese assicurative investitori strutturalmente orientati al lungo termine.
La composizione del portafoglio resta fortemente prudenziale. Oltre 492 miliardi sono investiti in obbligazioni e titoli a reddito fisso, dei quali circa il 68% in titoli di Stato; seguono circa 94 miliardi in fondi comuni e 37 miliardi in azioni e partecipazioni. Anche all’interno degli OICR emergono però segnali di progressiva diversificazione: i fondi infrastrutturali rappresentano l’8,1%, il private equity il 5% e i fondi immobiliari il 17,6%, mentre cresce dal 5 al 6,1% la componente degli altri fondi alternativi.
Dalla raccolta alla capacità di investimento
Per il settore assicurativo il Report offre quindi una lettura che va oltre il dato sulla raccolta. Le Compagnie si collocano ormai all’intersezione tra protezione, previdenza, gestione del risparmio e investimento istituzionale. È una posizione destinata a diventare ancora più rilevante se crescerà, come indicano i dati sulla previdenza complementare, la domanda di soluzioni private capaci di integrare le prestazioni pubbliche.
Resta tuttavia un elemento da osservare. Nel 2025 la raccolta netta delle Compagnie è ancora negativa per 18,75 miliardi, anche se il patrimonio assicurativo cresce comunque di circa 23 miliardi grazie all’andamento degli attivi. I primi dati del 2026 mostrano peraltro un possibile riequilibrio: nel primo semestre i nuovi premi aumentano dello 0,6%, con il Ramo III in crescita del 9,4%, mentre la raccolta del Ramo I resta negativa ma con una flessione limitata al 3%.
La questione, dunque, non è soltanto quanto capitale il settore assicurativo sia in grado di amministrare, ma come quel capitale verrà impiegato. In un sistema nel quale oltre mille miliardi sono ormai riconducibili agli investitori istituzionali, le Compagnie possono rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di investitori di lungo periodo, conciliando tutela degli assicurati, esigenze di rendimento e diversificazione e, al tempo stesso, aumentando la capacità di convogliare risparmio verso economia reale, infrastrutture e nuovi bisogni di welfare. È probabilmente su questo equilibrio che si giocherà una parte importante dell’evoluzione dell’assicurazione Vita nei prossimi anni.
23.09.2026