23.09.2026 Icon

Assicurazioni, i nuovi rischi si governano con dati e vigilanza

Private credit, attività illiquide, concentrazioni e gruppi transfrontalieri stanno modificando la mappa dei rischi per il settore assicurativo europeo. Nell’intervento pubblicato lo scorso 16 settembre su Views – The EUROFI Magazine in occasione del Forum EUROFI di Dublino, Rita Laura D’Ecclesia, Consigliere IVASS, individua nella qualità dei dati e nel rafforzamento della cooperazione tra autorità di vigilanza due strumenti ormai indispensabili quanto il capitale. Il messaggio per le imprese è altrettanto chiaro: la solidità patrimoniale rimane centrale, ma non è più sufficiente se governance, valutazione degli attivi e sistemi di risk management non consentono di individuare tempestivamente rischi meno visibili e sempre più interconnessi.

Private credit: il tema non è solo quanto, ma dove e come

Il punto di partenza è un settore assicurativo europeo che continua a mostrare capacità di tenuta, mentre cambia progressivamente la natura dei rischi da presidiare. Accanto ai tradizionali rischi finanziari e di sottoscrizione, l’attenzione delle autorità si sta infatti spostando verso il private credit e, più in generale, gli investimenti illiquidi, nonché verso strutture di gruppo sempre più articolate e transfrontaliere.

I dati richiamati da D’Ecclesia sono significativi: sulla base delle segnalazioni Solvency II, gli asset privati rappresentano circa l’11% degli attivi complessivi degli assicuratori, sia a livello individuale sia consolidato. Il dato aggregato non evidenzia, allo stato, un problema sistemico, ma nasconde una distribuzione fortemente disomogenea: un numero ristretto di grandi gruppi concentra circa il 37% degli investimenti in private asset e la concentrazione risulta particolarmente marcata nel private credit.

È probabilmente questo uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi: la percentuale complessiva dell’esposizione rischia di essere un indicatore poco informativo se considerata isolatamente. Ai fini della vigilanza diventano determinanti la concentrazione per settore, debitore o asset manager, l’illiquidità, l’incertezza delle valutazioni e l’interazione tra strategia degli investimenti e struttura delle passività. Per le compagnie vita si aggiunge inoltre il rischio che comportamenti inattesi degli assicurati generino fabbisogni di liquidità proprio in fasi di tensione dei mercati.

Senza dati granulari il rischio resta nascosto

Il secondo passaggio riguarda quindi la qualità dell’informazione disponibile. Secondo l’analisi, gli attuali sistemi di reporting presentano ancora limiti rilevanti soprattutto quando gli investimenti sono detenuti attraverso fondi: può risultare difficile ricostruire tempestivamente gli attivi sottostanti, i settori degli emittenti e la distribuzione geografica delle esposizioni. Ne deriva una minore capacità di misurare in modo uniforme concentrazione, liquidità e interconnessioni.

La questione non appare meramente regolamentare. Per le imprese assicurative, una maggiore granularità dei dati implica sistemi informativi in grado di superare una lettura puramente contabile del portafoglio e di ricostruire il rischio economico effettivamente assunto, anche lungo strutture di investimento indirette. In questa prospettiva si comprende anche il richiamo all’azione avviata da IVASS dal 2021 per rafforzare governance, metodologie valutative, sistemi di gestione dei rischi e applicazione del prudent person principle: il focus tende a spostarsi dall’entità nominale dell’esposizione alla concreta capacità dell’impresa di comprenderla, valutarla e governarla.

Gruppi transfrontalieri e vigilanza: serve una visione d’insieme

La concentrazione degli investimenti nei grandi gruppi pone infine un problema di prospettiva. Strategie di investimento, riassicurazione, tesoreria e altre funzioni sono sempre più spesso gestite a livello di gruppo, mentre le conseguenze del rischio possono manifestarsi nelle singole entità nazionali. Una lettura esclusivamente domestica rischia quindi di offrire una rappresentazione incompleta.

Da qui la centralità attribuita ai collegi di supervisione, chiamati a garantire scambio di informazioni, valutazioni congiunte e azioni coordinate tra autorità home e host. In modelli di business sempre più integrati, osserva D’Ecclesia, nessuna autorità può ricostruire isolatamente l’intero quadro dei rischi.

Dal capitale alla capacità di vedere il rischio

La conclusione va oltre il private credit. In un sistema finanziario interconnesso, molte vulnerabilità possono derivare da esposizioni comuni, concentrazioni e dipendenze reciproche che non emergono immediatamente dai dati di bilancio. Per questo la vigilanza prospettica richiede di affiancare all’analisi della singola compagnia una lettura consolidata, transfrontaliera e basata su informazioni comparabili.

Per il mercato assicurativo il punto è rilevante anche sul piano operativo: più capitale non compensa necessariamente una conoscenza insufficiente del rischio. Reporting più analitico, governance effettiva degli investimenti, capacità di valutare gli attivi illiquidi e cooperazione tra supervisori diventano così parti dello stesso presidio. Dati migliori e vigilanza più coordinata non sono alternative alla solvibilità, ma ne rappresentano ormai un complemento necessario: come sintetizza l’intervento, in un settore assicurativo sempre più complesso stanno diventando “importanti quanto il capitale”.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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