Dal sopralluogo agli impianti di Taranto dei giorni scorsi era uscito, parole testuali, «con il magone» per le condizioni dello stabilimento. Dopo quello di ieri all’ex Ilva di Cornigliano, a Genova – lui alla guida di una delegazione tecnica della cordata italiana di siderurgici interessati all’acquisto di Acciaierie d’Italia – il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha fatto capire tutto il peso delle incognite che ancora rimangono sull’operazione, per prima quella dei tempi. «È già stata chiesta una proroga al termine della presentazione delle offerte vincolanti, il 15 ottobre, – è la posizione dell’associazione – ma per quella data non sapremo ancora quali saranno le disposizioni della Cassazione e se l’area a caldo farà parte del perimetro d’acquisto. Possiamo dire fin d’ora che non saremo in grado di rispettare quel
termine per la presentazione dell’offerta».
Ancora in corsa tutti i soggetti interessati all’acquisizione del gruppo (compresi Jindal, Flacks Group e Ce Industries), lo scenario che verrà dipenderà del resto anche e soprattutto dalle prossime decisioni della magistratura sul fronte dell’acciaio. Il 30 settembre il pronunciamento della Corte d’Appello di Milano sulla sospensiva dello stop dell’area a caldo di Taranto, il 20 ottobre la Cassazione: entrambe potrebbero incidere in maniera decisiva sul destino degli altoforni ex Ilva, e quindi cambiare la storia dell’acquisizione.
Se la cordata italiana continua a lavorare sull’operazione, – a dirlo anche la prossima tappa nello stabilimento di Novi – prima della presentazione di un’offerta risulta «strategicamente indispensabile» avere certezze sul futuro del caldo di Taranto e, di conseguenza, sul perimetro industriale che sarà effettivamente messo in vendita. Prima si scioglie il nodo Taranto, insomma, – e prima si capisce del destino dei posti di lavoro degli operai pugliesi – poi viene tutto il resto