22.09.2026

Semestre nero per il private equity: la raccolta in Italia frena del 60%

  • Il Sole 24 Ore

Il mercato italiano del private equity e venture capital si lascia alle spalle uno dei peggiori semestri di sempre, con una raccolta di 674 milioni, in calo del 60% rispetto a 1,7 miliardi del primo semestre 2025. Sul dato – evidenziato dall’analisi condotta da Aifi, in collaborazione con PwC Italia – pesano un confronto sfavorevole con il corrispondente periodo dell’anno precedente (che risultava comunque già a sua volta in calo rispetto alla prima parte del 2024), e l’assenza, dal conteggio, dei fondi paneuropei, sempre più protagonisti sul mercato. L’attesa degli operatori è per una seconda parte dell’anno maggiormente brillante ma non c’è dubbio che i dati consegnino l’immagine di un mercato domestico ancora asfittico, nonostante gli sforzi di sistema, con un numero di operatori in calo, scesi a 21 rispetto a 29 di un anno prima.

Le difficoltà nel fundraising italiano sono state definite «importanti» dal presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, aggiungendo però che il mercato resta «ricco di opportunità. È necessario piuttosto intervenire con misure forti e immediate per invertire questa tendenza – ha detto -. Stiamo lavorando con il comparto delle assicurazioni, mutuando alcune esperienze maturate sul mercato francese, per provare a chiudere qualcuno degli anelli mancanti nella filiera della raccolta del capitale».

La raccolta indipendente sul mercato è stata pari a 574 milioni (-54%) trainata da fondi pensione e casse di previdenza (29%), seguiti da investitori individuali e family office (17%), settore pubblico e fondi di fondi istituzionali (13%). A livello geografico, il 96% dei capitali proviene da investitori domestici. Con riferimento al target di investimento, si prevede di destinare il 59% dei capitali al buyout e il 31% all’early stage. Sul fronte degli investimenti, l’ammontare si attesta a 5.085 milioni di euro, in calo del 2% rispetto ai 5.215 milioni del primo semestre 2025. Da segnalare la presenza di 7 operazioni di ammontare superiore a 150 milioni di euro, contro le 5 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Nella seconda parte dell’anno ci si aspettano numeri in crescita, anche in considerazione di alcuni large deal già messi a terra nel mese di luglio. Rimanendo al primo semestre, il numero di operazioni si è attestato a 291 (-21%), distribuite su 207 società. Gli operatori internazionali hanno investito 3.658 milioni di euro, pari al 72% del totale, mentre i soggetti domestici hanno realizzato il 69% del numero di operazioni, pari a 201. «Continua la crescita del buy-out, trainata dalle operazioni realizzate dai grandi operatori internazionali – ha commentato Francesco Giordano, Private equity leader di PwC Italia -. I large e mega buy-out rappresentano circa i due terzi del totale investito nel comparto, anche grazie all’ingresso di nuovi player internazionali che si sono affacciati per la prima volta sul mercato italiano».

In generale, però, ci sono «ancora troppi pochi operatori di dimensione significativa, necessari per dare stabilità al mercato – ha aggiunto Anna Maria Gervasoni, direttore generale di Aifi -. In futuro le aggregazioni, alcune già realizzate, potranno portare alla nascita di qualche campione nazionale in grado di fare una raccolta internazionale. Ma il sistema domestico ha bisogno di tutte le componenti per funzionare, facendo coesistere player grandi e piccoli, domestici e internazionali».