22.09.2026

Grandi opere, alleanza strategica tra Stato e imprese per crescere

  • Il Corriere della Sera

«Abbiamo vissuto la stagione di investimenti più intensa in Italia degli ultimi anni: nel 2018 gli investimenti pubblici erano al 2,1% del Pil, nel 2023 siamo risaliti al 3,2%, anche grazie al Pnrr. Sarebbe un peccato se questo slancio si esaurisse». Webuild ha rappresentato uno snodo centrale di questa stagione. Il ceo Pietro Salini, che ha guidato la trasformazione e la crescita del gruppo dal 2012, guarda avanti con ottimismo – venerdì Webuild ha pubblicato il documento di offerta dell’Opa su Trevi – e propone una forte alleanza tra governo e industria e un’adeguata pianificazione degli investimenti in infrastrutture, affinché la spinta del Pnrr diventi strutturale.

Partiamo da Trevi. Qual è la logica dell’operazione?

«La nostra è una proposta industriale coerente con il percorso seguito fin qui, aggregando competenze italiane per costruire un campione internazionale. Nelle grandi opere la dimensione conta, ma ancora di più contano le competenze, che sono rare. Trevi ha competenze specialistiche e un management che ha dimostrato di saper risanare e far crescere l’azienda e oggi con Webuild si trova davanti ad un’opzione per continuare a crescere su una scala più ampia, mantenendo la propria identità, per affrontare meglio le sfide globali».

La crescita dimensionale per acquisizioni non rischia di creare troppa concentrazione nelle mani di Webuild?

«Webuild lavora in tutto il mondo: abbiamo oltre 58 miliardi di portafoglio ordini e più del 65% dei ricavi arriva dall’estero. In Italia rappresentiamo solo il 2% del mercato delle costruzioni, le commesse italiane oggi sono il 37% del nostro fatturato e derivano da gare aperte a operatori italiani ed esteri. Questa scala internazionale e la capacità di competere rappresentano una piattaforma strategica per tutta la filiera italiana: oggi con noi lavorano nel mondo 17.500 imprese. Nel solo 2025 abbiamo assunto circa 15.000 persone, investito in innovazione in fabbriche anche nel Sud Italia».

Con l’esaurimento del Pnrr che succederà?

«Dobbiamo trasformare lo slancio portato dal Pnrr nella nuova normalità. Bisogna creare un’alleanza permanente tra governo, committenza, imprese e banche, per programmare insieme su un orizzonte pluriennale, prevedendo contratti capaci di adeguarsi quando cambiano le condizioni di progetto e di mercato e strumenti rapidi per risolvere le controversie tecniche. È la condizione perché le imprese continuino ad assumere, formare persone, investire nella filiera, e perché il Paese continui a costruire ciò di cui ha bisogno».

Il tema degli adeguamenti in queste ultime settimane ha acceso i riflettori su Webuild, con la richiesta allo Stato di riconoscere i maggiori costi sostenuti per le opere che state realizzando.

«Abbiamo evidenziato la necessità dell’applicazione delle regole contrattuali esistenti e stiamo continuando a dialogare con RFI. È un tassello dello stesso discorso. Il fabbisogno di cassa di breve termine, pari a circa 2,1 miliardi, è collegato alla prosecuzione di cantieri in corso di esecuzione per conto della committenza pubblica e non è legato a necessità di cassa autonome del gruppo, che conferma le guidance per il 2026. Qualora non fosse stanziato e messo a disposizione quelle opere non potrebbero proseguire. Tra pagamenti scaduti e anticipi non erogati stiamo sostenendo una filiera fatta da migliaia di piccole e medie imprese. È necessario sviluppare la capacità di agire all’interno di un sistema Paese in ottica di competitività. E di gestire la variabile tempo per approvare e far partire i progetti. Webuild lavora in tutto il mondo e dove i contratti si adeguano a incrementi di costi e indici di mercato, il settore si può concentrare sulle sfide ingegneristiche. È stato fatto un passo importante con il nuovo Codice dei contratti pubblici, che ha previsto la revisione dei prezzi. È la strada giusta da continuare a perseguire nell’ambito dell’alleanza che proponiamo».

Come si possono trovare nuove modalità per continuare lo slancio del Pnrr?

«Il divario infrastrutturale continua a pesare sulla crescita, come indicato nel discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen. Questo è il momento giusto per una alleanza strategica ancora piu stretta tra Stato e imprese affinché la fragilità dell’Europa e dell’Italia diventi la molla per scelte coraggiose che guardano al futuro. Un Paese che non investe sulle proprie infrastrutture taglia competitività e welfare. In pratica taglia il futuro dei propri figli».

Lei che Paese immagina?

«L’Italia ha una competenza che pochi Paesi al mondo possono vantare, e sa costruire grandi opere, qui e nel mondo, insieme a migliaia di imprese della filiera. Oggi il settore sta beneficiando di ampi investimenti in tecnologia e di scelte di governo che meritano di essere riconosciute. Webuild investe da anni nella formazione, con scuole interne che creano competenze che il mercato del lavoro da solo non offre, e nella sicurezza sul lavoro, dove siamo tra i leader mondiali. La possibilità che governo, imprese, sistema bancario e mondo della ricerca si siedano presto allo stesso tavolo per mettere insieme competenze e programmare il prossimo decennio è la visione di una nuova grande alleanza Paese che ci deve traghettare verso il futuro e dare una prospettiva anche alle nuove generazioni».