Consob fa correggere a Mps la nota ufficiale del 21 agosto, in cui la banca annunciava prezzi e condizioni delle offerte di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. C’è di mezzo l’esposto che, cinque giorni dopo, la rivale Intesa Sanpaolo ha depositato all’authority, chiedendo di «tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione verso tutti gli azionisti», e che ipotizzava difetti di informativa «riferiti tra l’altro alla passivity rule», che vincola l’operato dei manager Mps in quanto, dall’8 giugno, sono oggetto di un’Opas di Intesa Sanpaolo.
La Consob ci ha messo un po’, ma l’esito non è banale. Anzitutto, Mps ha dovuto ricalcolare i corrispettivi delle due Ops, prendendo a riferimento le quotazioni del 5 giugno, «non influenzate dall’offerta di Intesa», che da allora aveva promesso un premio del 12,5% a Mps; premio incorporato dall’azione in Borsa, ma che in futuro sfumerebbe se gli azionisti senesi puntassero sul piano di Luigi Lovaglio, anziché su quello di Intesa. Ai prezzi del 5 giugno, in
cui il “premio Intesa” non esisteva, il corrispettivo implicito offerto da Mps a Banco Bpm risulta a sconto dell’8,1% (l’annuncio del 21 agosto non prevedeva premio né sconto su questa «offerta alla pari»). Mentre l’Ops su Banco Generali, annunciata in agosto con premio del 10% nel concambio, ai prezzi del 5 giugno diventa a sconto del 3,2%. Non sono tecnicismi, ma elementi che avranno peso nelle scelte future dei soci: sia quelli di Mps, chiamati il 29 ottobre
a votare le due Ops in assemblea, sia quelli di Banco Bpm e di Banca Generali (in primis Generali, al 50,1%), che se le Ops saranno approvate a Siena dovranno vedere se aderirvi. Un altro punto chiave su cui Consob ha ottenuto più dettagli da Mps riguarda il caso in cui l’Opas di Intesa Sanpaolo «si perfezioni precedentemente all’esito delle offerte promosse da Mps».
Caso non di scuola, dato che l’offerta di Ca’ de Sass andrà in Borsa verso novembre, e quelle senesi non prima di gennaio. Le due Ops «hanno carattere irrevocabile e non sono subordinate al mancato perfezionamento dell’offerta» di Intesa, ha ribadito Mps, secondo cui anche un «mutamento del controllo (a Siena, ndr) non determinerebbe, di per sé, decadenza, inefficacia o facoltà di revoca delle offerte». Simili assunti, dietro le quinte e fin dal primo giorno, sono avversati da Intesa, che ritiene di poter cambiare il cda Mps avendo acquisito il controllo, e in seguito ritirare le due Ops se riterrà. Saranno le autorità di vigilanza, o la magistratura, a districare questo complicato modo.
Infine, Mps ha fornito dati e sinergie su base singola per le due Ops. Le sinergie totali, pari a 1,8 miliardi annui dal 2029 di cui 1,2 di costo e 0,6 di ricavo, riguardano Banco Bpm per 1,4 miliardi (1 di costi e 0,4 di ricavi). Per Banca Generali le sinergie sono 0,4 miliardi, per metà sui costi e metà sui ricavi.
In Borsa, in una seduta negativa, Mps ha perso il 2,91% e Intesa l’1,77%, così ampliando il concambio dell’Opas all’1,3%. Due broker hanno scritto commenti favorevoli al gruppo guidato da Carlo Messina. Kepler in una nota sulla banca senese ha mantenuto il rating neutrale (Hold), «perché riteniamo che l’offerta di Intesa Sanpaolo avrà la meglio». Equita, che è advisor di Intesa nell’Opas, ha notato che i chiarimenti della banca senese «non hanno fornito nuovi
elementi risolutivi sui principali rischi industriali, regolamentari ed esecutivi» delle due Ops.
15.09.2026
Consob corregge le offerte Mps “Bpm e Banca Generali a sconto”
- La Repubblica