È un mercato che continua a girare su se stesso quello delle cartolarizzazioni. Anche in questa prima metà del 2026 il livello delle emissioni langue: i valori non sono certo disprezzabili, ma si mantengono lontani dai livelli ai quali si era fatta l’abitudine prima della Grande Crisi Finanziaria e anche da quanto si registra contemporaneamente negli Stati Uniti. Manca dunque quell’accelerazione che si augurerebbero i tanti operatori presenti sul settore e anche le grandi istituzioni, a partire dalla Commissione europea, che ritengono questo strumento essenziale per dare sostegno al credito, agli investimenti e alla crescita economica. Qualcosa sotto la superficie si sta tuttavia muovendo e, al di là dei semplici numeri sui volumi, lascia intravedere quantomeno un’evoluzione qualitativa.
Il punto a metà anno
I dati raccolti da Afme, l’associazione europea che rappresenta gli operatori sui mercati finanziari, rischiano in effetti di somigliare a un encefalogramma decisamente piatto per le cartolarizzazioni europee. Nei primi sei mesi del 2026 il valore complessivo delle emissioni si è infatti attestato a 123,8 miliardi di euro, fermandosi un gradino al di sotto dei livelli registrati nei tre anni precedenti, quando al giro di boa di metà anno si era poco sopra quota 130 miliardi. Lo spaccato segnala ancora una volta una maggior vitalità per le Clo (Collateralised Loan Obligations) di cui si parla in modo più approfondito nell’articolo a fianco, che con 14,9 miliardi si confermano anche nell’ultimo semestre la prima asset class in assoluto, seguite dalle Rmbs, le operazioni strutturate sui mutui residenziali, del Regno Unito (12,4 miliardi) e dai titoli legati ai prestiti auto tedeschi (4,7 miliardi).
Non c’è niente però che possa far pensare a una svolta, e il confronto con gli Stati Uniti, dove nello stesso lasso di tempo l’ammontare di emissioni di titoli cartolarizzati ha di nuovo sfiorato i mille miliardi, non lascia spazio a repliche. «Il mercato europeo non ha espresso ancora appieno il proprio potenziale», ammette Umberto Rasori, Managing Director Italy di IQ-EQ, che punta in particolare il dito verso la complessità del quadro regolamentare, le differenze tra le normative nazionali e la necessità di ampliare ulteriormente la base degli investitori: temi che «rappresentano elementi su cui lavorare per favorire una crescita più sostenuta».
Il ruolo del mercato
Qualche segnale incoraggiante però inizia a manifestarsi, soprattutto quando si guarda alla destinazione degli strumenti che sono stati creati nel corso del semestre. Ben 95,5 miliardi di essi sono stati infatti collocati presso investitori terzi, per una quota del 77% rispetto al valore complessivo che non si era mai riscontrata nell’ultimo decennio. «Per molti anni una parte rilevante delle emissioni di cartolarizzazioni è rimasta nei bilanci degli originator, principalmente per esigenze regolamentari, di gestione della liquidità o legate alle politiche delle banche centrali», riconosce Rasori, che anche per questo motivo è pronto a parlare di «evoluzione qualitativa» del mercato.
Il livello record delle emissioni collocate presso investitori testimonia infatti una fiducia crescente e un miglioramento strutturale del mercato. «La cartolarizzazione è sempre più chiamata a svolgere la sua funzione primaria di strumento di finanziamento sui mercati dei capitali e di efficiente trasferimento del rischio», conferma l’esperto di Zenith Global, parte di IQ-EQ. Il regime Sts (Simple, Transparent and Standardised), attraverso il quale nel 2019 si è voluto introdurre una nuova tipologia dotata di una sorta di “bollino di qualità” dispensato dall’Esma, ha in particolare esercitato nel corso del tempo «un ruolo determinante nel rafforzare la credibilità e la trasparenza di questo strumento, contribuendo ad accrescere la fiducia degli investitori e ad ampliare la partecipazione al mercato».
La spinta iniziale fornita da quell’innovazione si è col tempo affievolita, come conferma anche la tendenza alla progressiva stagnazione registrata dall’ammontare delle emissioni continentali. La crescita della quota di cartolarizzazioni che prende la via del mercato, invece che restare custodita nei portafogli di chi le ha di fatto create, rappresenta senz’altro un elemento positivo, quantomeno per stimolare un mercato secondario che potrebbe attirare nuovi investitori, al quale occorre dare tuttavia continuità. La sfida, a partire dalla seconda metà del 2026, in Italia ed Europa sarà quindi quella di trasformare questi timidi segnali in una crescita strutturale e duratura del mercato, in modo da sfruttare pienamente il potenziale della cartolarizzazione come leva a sostegno del sistema bancario, delle imprese e dell’economia reale.