Andamento contrastato per le borse europee, mentre gli investitori tengono gli occhi puntati sia sull’evoluzione in Medio Oriente, dopo le sanzioni Usa all’Iran, sia sul versante commerciale con i dazi annunciati dall’amministrazione Trump contro il Canada. A Milano il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,34% a 52.720 punti dopo avere superato 52.900. Positiva anche Francoforte (+0,56%), mentre Parigi ha ceduto lo 0,16%. A New York il Dow Jones e il Nasdaq avanzavano rispettivamente dello 0,11% e dello 0,46%.
Nell’obbligazionario l’Oat francese ha superato il 4% per la prima volta dal 2009, il trentennale Usa è ai massimi dal 2007, il decennale giapponese sfiora il 3% e i mercati azionari cominciano a manifestare una certa febbrilità a fronte dell’impennata dei tassi di interesse un po’ ovunque: è quanto rilevato da Enguerrand Artaz, strategist in forza alla società di gestione La Financière de l’Échiquier. «La mancanza di progressi nel conflitto iraniano, dopo l’annuncio di Donald Trump di non voler prorogare il cessate il fuoco scaduto il 17 agosto, ha sicuramente agito da catalizzatore nel breve termine, ma le cause di questo movimento sono più profonde. Al di là dei timori di un ritorno dell’inflazione dovuto all’Iran, il mercato obbligazionario si trova in effetti al crocevia di una serie di temi strutturanti per l’economia e i mercati. La deriva dei conti pubblici e l’aumento dell’onere del debito nei paesi occidentali da un lato, l’AI e il finanziamento della sua colossale spesa per investimenti dall’altro: queste due problematiche si alimentano a vicenda. Per finanziare lo sviluppo dell’AI i giganti del tech, i cosiddetti hyperscaler, hanno fatto massiccio ricorso ai mercati obbligazionari negli ultimi mesi», continua Artaz. «Da poco meno dell’1% nel 2024 le emissioni obbligazionarie destinate a finanziare l’AI sono passate al 18% del totale delle emissioni investment grade globali nel primo semestre 2026. La corsa al debito degli hyperscaler ha portato a un’impennata globale del volume delle emissioni, che hanno registrato un aumento del 36% dall’inizio dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso». Intanto lo spread Btp-Bund è sceso a 80,600.
A piazza Affari contrastate Banco Bpm (-0,49%) e Mps (+0,48%). Il cda del Banco ha preso atto dell’offerta dell’istituto senese «non concordata né sollecitata», rilevando che è strutturalmente diversa da quella proposta dalla stessa Bpm in giugno, senza un premio per gli azionisti. Denaro su Stm (+0,77%) in attesa dei risultati di Nvidia che saranno pubblicati oggi negli Usa a mercati chiusi. Vendite su Webuild (-0,54%) dopo che la Consob aveva chiesto informazioni aggiuntive relative all’offerta su Trevi (+0,60%). In leggero progresso Maire (+0,08%). Miglior blue chip è stata Tenaris (+3,74%), seguita da Prysmian (+2,89%), Buzzi (+2,14%) e Inwit (+2,04). Hanno perso terreno Moncler (-2,22%), Brunello Cucinelli (-1,89%), Campari (-1,21%) ed Eni (-1,15%).
Nei cambi, euro poco mosso a 1,1662 dollari. Prosegue la corsa del bitcoin, che ha raggiunto 80 mila dollari (68.554 euro) per la prima volta da maggio grazie al rinnovato interesse degli investitori per il cosiddetto debasement trade, che ha rafforzato il ruolo della criptovaluta come copertura contro il rischio di un indebolimento del biglietto verde. Ancora vendite sul petrolio, con il Brent in calo del 2,56% a 88,22 dollari e il Wti del 2,66% a 82,74 dollari.