Energia. Il governo a caccia di nuovi fondi per scongiurare ulteriori rialzi in vista del controesodo Stop di Bruxelles all’ipotesi di una tassa Ue sugli extraprofitti: «È competenza degli Stati membri»
Il governo cerca una non facile quadra per evitare un salasso ai milioni di automobilisti alle prese con il rientro nelle grandi città. Rientro che, in assenza di nuovi interventi per raffreddare i prezzi di benzina e diesel dopo la mini-proroga firmata nei giorni scorsi dai ministri Giancarlo Giorgetti (Economia) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) – che ha esteso fino a domani, 26 agosto, lo sconto di 17 centesimi sulle accise per il gasolio -, potrebbe essere particolarmente salato. Il motivo è presto detto: le flebili speranze di una tregua in Medio Oriente si sono spente rapidamente e il perdurare della chiusura dello stretto di Hormuz complica ulteriormente la situazione. Con il risultato che il Brent, punto di riferimento mondiale per il prezzo del petrolio, è passato dagli 80 dollari al barile, toccati durante i giorni dell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, a superare adesso stabilmente la soglia dei 90 dollari.
Le conseguenze, alle stazioni di servizio, non possono, dunque, che essere negative. Con il rischio, per gli automobilisti, del rientro di fine agosto più caro di sempre. Per il gasolio è già certo, dato che il massimo raggiunto finora risaliva all’ultima settimana di agosto 2023, con una media di 1,855 euro al litro, cioè quasi 30 centesimi in meno rispetto al prezzo attuale (ieri il diesel costava 2,131 euro). Per quanto riguarda la benzina, il picco è stato, nello stesso periodo, di 1,954 euro. Una cifra molto vicina a quella toccata ieri (2,010 euro al litro), secondo la rilevazione del Mimit.
Proprio questa è la soglia psicologica che preoccupa il governo, impegnato a sciogliere il complicato rebus delle risorse per scongiurare ulteriori rialzi. E che ieri si è visto recapitare da Bruxelles anche un secco no all’ipotesi di una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere al centro di una missiva inviata nei giorni scorsi dai ministri delle Finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna al collega irlandese che detiene attualmente la presidenza di turno dell’Ue. «La tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale», ha spiegato una portavoce della Commissione europea, secondo la quale «gli Stati membri possono già avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali per affrontare i costi in termini di equità sociale e per progettare misure come la tassazione degli extraprofitti, se lo desiderano, come indicato nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile».
La strada per individuare nuove soluzioni nel medio-lungo periodo sembra dunque complicarsi. Ma ora la priorità dell’esecutivo è una rapida exit strategy per congegnare un ulteriore taglio che scavalli il controesodo del prossimo weekend e arrivi al 3-4 settembre: per finalizzarlo occorre una corposa dote che non potrà arrivare dal tesoretto dell’extragettito di agosto (i cui dati saranno disponibili a partire dai primi giorni del prossimo mese), ma andrà individuata tra le pieghe del bilancio. Al momento, però, come ha spiegato ieri dal meeting di Rimini il ministro Pichetto Fratin, non è previsto un Consiglio dei ministri in settimana che, ricordiamo, è però necessario per individuare quei tagli di spesa più corposi in grado di garantire al governo la copertura di una proroga più lunga di quella assicurata grazie all’extragettito Iva di luglio. Una proroga che scadrà domani, giorno in cui, se non dovesse arrivare un nuovo taglio, un litro di gasolio arriverebbe a costare più di 2,3 euro al litro. Di gran lunga il record storico.
Per questo, i tecnici del ministero dell’Economia sono già al lavoro alla ricerca di ulteriori fondi. La quadratura del cerchio, però, non è semplice e si valutano più strade, come ha lasciato intendere ieri lo stesso Pichetto Fratin, riaprendo la possibilità di «adottare criteri diversi da uno sconto generalizzato, andando su agevolazioni per singoli settori o sistemi di consumo». Agevolazioni sollecitate da diversi comparti, a cominciare da quello agricolo che, per bocca del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha chiesto «che una parte degli incentivi possano essere destinati anche all’agricoltura per il gasolio».
Insomma, il tema è in cima all’agenda di governo. Contro il quale l’opposizione continua a lanciare affondi. Il più duro ieri è stato quello della segretaria del Pd, Elly Schlein, che è tornata a battere sul tasto di un intervento contro gli extraprofitti, su cui, come detto, Bruxelles ha però rimandato la palla nel campo dei singoli governi. «Basta con soluzioni tampone come la ridicola proroga di 48 ore sul taglio delle accise», ha incalzato la leader dem. Un intervento, quello sugli extraprofitti, che trova d’accordo anche Angelo Bonelli di Avs: «Tassarli è necessario ed urgente ma Meloni non è più underdog».
Mentre il numero uno del M5S, Giuseppe Conte, ha attaccato la mini-proroga. «È uno schiaffo in faccia a tutte quelle famiglie che hanno tirato la cinghia per godersi qualche giorno di meritato riposo». Parole che riecheggiano quelle delle associazioni dei consumatori, tutte schierate – dalla Unc al Codacons – , contro l’ultima mossa dell’esecutivo.