Allarme frodi creditizie con furto di identità. Nell’ultimo anno il loro numero ha fatto segnare una forte accelerazione, stando ai dati presentati dal Crif: oltre 38.300 casi rilevati, in aumento del 23,8% rispetto all’anno precedente, per un valore economico complessivo che supera i 165 milioni di euro (+10,7%). In calo, invece, l’importo medio delle frodi, sceso del 10,6% fino a poco più di 4.300 euro, segnale di un cambiamento nelle strategie adottate dalle organizzazioni criminali, sempre più orientate a operazioni di valore contenuto ma caratterizzate da maggiore frequenza e minore probabilità di venire intercettate. «L’andamento rilevato mette in luce la necessità di un impegno congiunto e strutturato per contrastare efficacemente questo fenomeno», ha avvertito Beatrice Rubini, executive director della linea Mister Credit di Crif. «I truffatori appaiono sempre più evoluti e organizzati, anche avvalendosi dell’intelligenza artificiale che consente di realizzare attacchi altamente sofisticati e credibili. In questo contesto, accanto all’adozione di strumenti di prevenzione sempre più avanzati, è fondamentale rafforzare l’educazione finanziaria e digitale dei cittadini, affinché possano riconoscere i segnali di frode e agire tempestivamente».
Tecnologie alleate del crimine. L’evoluzione tecnologica sta modificando profondamente la logica economica delle truffe. Se fino a pochi anni fa i criminali puntavano prevalentemente su pochi finanziamenti di importo elevato, oggi prevale una strategia più sofisticata che combina operazioni di valore medio-basso con una distribuzione capillare su numerosi prodotti finanziari. Un approccio che consente di ridurre la probabilità di attivare controlli automatici e, allo stesso tempo, di moltiplicare il rendimento complessivo dell’attività fraudolenta.
A conferma di questo, le frodi di importo inferiore ai 1.500 euro hanno segnato una netta contrazione, mentre sono cresciute del 14,5% quelle comprese tra 1.500 e 3.000 euro, fascia che rappresenta oggi oltre un quinto del totale. Parallelamente si è ridotto il peso delle operazioni comprese tra 3.000 e 10.000 euro, mentre sono rimaste stabili le frodi di importo superiore ai 20.000 euro. In altre parole, i truffatori sembrano aver individuato nella fascia intermedia il miglior equilibrio tra ritorno economico e possibilità di sfuggire ai sistemi di controllo automatici implementati dagli intermediari finanziari.
Ma quali sono le tipologie di finanziamento più esposte al rischio di frode? Secondo l’analisi del Crif, il prestito finalizzato, pur rimanendo la tipologia di prodotto più vulnerabile ai casi di frode con una quota del 32,1%, ha mostrato, tuttavia, un calo del 6,5%, a conferma di un trend che ha visto, negli ultimi anni, una riduzione notevole per questa tipologia di finanziamento (nel 2018 rappresentava oltre il 72% dei casi di frode rilevati). E questo, nonostante l’importo medio delle frodi su prestiti finalizzati sia cresciuto in modo significativo (+15,9%) attestandosi a 8.077 euro. In calo anche i prestiti personali, che hanno registrato una diminuzione delle frodi pari al -7,5% passando da una quota del 25,2% al 23,4% del totale dei casi stimati, con un importo medio che si è attestato a 14.273 euro. Segno più, invece, per l’incidenza dei casi di frode sui mutui con un aumento davvero significativo (+50,1% nell’ultimo anno), raggiungendo la quota del 4,2% sul totale delle truffe creditizie. Infine, le frodi su carte di credito, incluse le revolving, hanno subito un calo (-18,1%), mentre si è confermato in crescita (+13,8%) l’andamento dei casi di frode sulla rateizzazione di acquisti e-commerce, le così dette formule “buy now, pay later” che, pur rappresentando ancora una fetta residuale sul totale del fenomeno (pari al 6,5% del totale), hanno confermato come il trend delle frodi sull’e-commerce costituisca oggi un fenomeno in forte crescita. «Il fenomeno delle frodi creditizie sta evolvendo verso modelli sempre più sofisticati, in cui i truffatori selezionano con attenzione sia gli importi sia i prodotti da colpire», ha chiarito Simone Capecchi, executive director di Crif. «La combinazione tra operazioni di entità contenuta, che consentono maggiore mimetizzazione, e il mantenimento di attività sulle fasce più elevate evidenzia un approccio sempre più strutturato. Parallelamente, la maggiore esposizione di soluzioni emergenti come il buy now pay later conferma la rapidità di adattamento del fenomeno ai cambiamenti del mercato del credito. In questo contesto, diventa essenziale per i player finanziari rafforzare ulteriormente i modelli di presidio del rischio, evolvendo strumenti e capacità analitiche per intercettare schemi di frode sempre più dinamici».
Beni personali nel mirino. Ma quali sono i beni finanziati più coinvolti in pratiche fraudolente? Secondo i risultati dell’analisi del Crif, la categoria dei consumi e delle spese personali (che racchiude acquisti generici, abbigliamento e beni di lusso), nel 2025 ha scalzato gli altri comparti andando a conquistare la prima posizione con il 21% delle preferenze, forte di un balzo del 53,1%. Seguono l’acquisto di elettrodomestici al 18,5% e il comparto elettronica, informatica e telefonia, che ha registrato un incremento dell’83% attestandosi al 9,9%. Il settore automotive (auto e moto) è arretrato al 9%, mentre la sommatoria delle spese legate all’abitazione (immobili, ristrutturazioni e arredamento) ha raggiunto il 10,1%. Un posto rilevante è occupato anche dalle frodi destinate a coprire spese per la salute il cui aumento si è attestato a +36,1% nel corso dell’ultimo anno arrivando a pesare per il 5% sul totale delle frodi creditizie. Senza contare l’emergere di truffe collegate al finanziamento di premi assicurativi e servizi finanziari (2,3%), spinte dalla diffusione dei piani di rateizzazione.
Uomini e giovani i più colpiti. Sotto il profilo sociodemografico, l’osservatorio del Crif ha evidenziato un’inversione di tendenza storica riguardante l’età delle vittime. Se la quota maschile continua a rappresentare la maggioranza degli individui colpita (66,4%), la distribuzione anagrafica ha segnato un netto spostamento verso la popolazione più giovane. La fascia di età compresa tra i 18 e i 30 anni ha registrato il maggior incremento percentuale (+13,8%), diventando la categoria più colpita in assoluto con il 22,5% dei casi complessivi. Il dato risulta ancora più significativo se rapportato alle quote di credito effettivamente erogate al sistema: i giovani under 30 hanno ricevuto soltanto l’11,9% del credito totale, ma hanno subito oltre un quinto delle frodi complessive. Al contrario, le fasce di popolazione più mature (over 50 e over 60), pur assorbendo quote rilevanti di credito erogato, hanno evidenziato un’incidenza di frode proporzionalmente inferiore, a riprova di una differente esposizione ai rischi informatici e di un approccio transazionale più prudente. Dal punto di vista reddituale non si sono invece riscontrati scostamenti significativi rispetto alla media nazionale: il 74% delle vittime ha dichiarato un reddito netto mensile inferiore ai 1.500 euro.
Lombardia in testa. Sull’asse geografico, la Lombardia si è confermata la prima regione per numero assoluto di frodi rilevate con una quota del 15,3% (+4,9%), seguita da Sicilia (13%), Campania (12,9%) e Lazio (9,7%). Ponderando il numero di eventi fraudolenti rispetto ai volumi di credito erogati nei singoli territori, tuttavia, la geografia del rischio cambia radicalmente. La Sicilia passa in testa alla classifica di rischiosità relativa, seguita da Campania e Calabria (risalita dalla decima alla terza posizione in termini di incidenza sull’erogato). La Lombardia scivola invece oltre la metà della graduatoria di rischio, mentre le regioni che hanno mostrato il rapporto più virtuoso tra credito concesso ed eventi illeciti si confermano il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige.