I nuovi modelli in Nord America e l’elettrico Leapmotor in Europa allargata spingono le consegne di Stellantis. La casa automobilistica italo-francese nel secondo trimestre di quest’anno registra 1,6 milioni di veicoli consegnati alla rete, ai distributori o direttamente ai clienti finali e alle flotte. Un dato in crescita del 10% rispetto al 2025, frenato dal calo del
mercato nei Paesi del Golfo Persico e Africa, principalmente a causa della guerra, e di quello sudamericano per la debolezza della domanda in Argentina.
In Nord America le consegne sono aumentate di circa 122 mila unità, un incremento del 38% rispetto allo scorso anno. La maggior parte della crescita è stata trainata da prodotti nuovi o rinnovati e da nuove offerte di motorizzazioni, tra cui il Ram 1500 (light-duty) Hemi V8, il nuovo Ram 1500 Trx Srt, i rinnovati Jeep Grand Wagoneer e Grand Cherokee e la rinnovata Chrysler pacifica. A questo si aggiunge il progressivo aumento dei volumi dei nuovissimi Jeep Cherokee e Dodge Charger Sixpack a 2 e 4 porte. Nei 45 Paesi ricompresi nella macro regione dell’Europa allargata la corsa delle consegne è stata sostenuta dai modelli basati sulla piattaforma smart car. In tutto 41 mila unità aggiuntive tra Citroen C3 e C3 Aircross, Opel/Vauxhall Frontera e Fiat Grande Panda, +51% in un anno. Le consegne di veicoli a marchio Leapmotor sono aumentate di circa 25 mila unità, raggiungendo quota 33 mila, trainate dalla forte domanda per i modelli T03 e B10. Poi i numeri sono stati anche influenzati da dinamiche nazionali, con Algeria e Marocco che anno assorbito le perdite in Turchia (-8mila unità), e il Brasile che ha limato il calo dell’Argentina (+25 mila e -21 mila).
Risultati positivi per Stellantis in un primo semestre che già segna una ripresa della produzione dopo due anni di contrazione, seppur con il crollo dei numeri nello stabilimento di Cassino. Ma lo stato di salute dell’automotive europeo rimane precario. Il Ceo di Volkswagen Oliver Blume ha confermato le indiscrezioni dei giorni scorsi sulla “cura” per l’auto tedesca: «Senza intervenire sul costo del lavoro, servirà una riduzione di circa 50 mila posti di lavoro in tutto il mondo». In un documento interno il manager ha dichiarato che produrre i veicoli Vw costa circa il 20% in più rispetto ai competitor. Il gruppo starebbe valutando, marchio per marchio e regione per regione, quali interventi sono «necessari e possibili». Volkswagen aveva già annunciato un piano di riduzione di 50 mila posti di lavoro in
Germania entro il 2030: circa 35 mila riguardano il marchio Volkswagen, mentre i restanti interessano controllate come Audi e Porsche. Secondo il Ceo, oltre 37 mila dipendenti hanno già sottoscritto gli accordi previsti e, entro la fine dell’anno, circa 27 mila lavoratori avranno lasciato il gruppo. A questi si aggiungerebbero i 50 mila stimati da Blume per rendere la produzione più competitiva. Secondo la stampa tedesca però il suo piano da circa 100 mila esuberi, con la chiusura di quattro stabilimenti, è stato bocciato dal comitato di sorveglianza.
14.07.2026
Stellantis cresce negli Usa Volkswagen conferma “50 mila posti da tagliare”
- La Repubblica