Non c’è nulla di più umano del desiderio di imparare. E nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, dove le cosiddette hard skill – le competenze tecniche – richieste dal mondo del lavoro mutano e diventano rapidamente obsolete, la curiosità spesso si rivela una carta vincente. Ne è convinta Generali, che nel 2025 ha investito 74 milioni di euro in formazione, il 18% in più rispetto all’anno precedente. Una «scelta strategica» quella di puntare
sull’apprendimento e che, come rivendica il presidente Andrea Sironi, equivale a investire sulla resilienza del gruppo: «Per gestire l’incertezza i grandi attori della finanza hanno bisogno di una buona dose di capitale, di una rigorosa gestione dei rischi e di persone in grado di affrontare i cambiamenti repentini». Un ragionamento ancora più vero per la compagnia, che per mestiere offre servizi e interagisce ogni giorno con dei clienti.
Per rafforzare la competitività del gruppo e avanzare verso gli obiettivi del piano triennale Lifetime partner, il Leone ha lanciato la Generali Excellence Academy, un progetto formativo globale rivolto a tutti i 90mila dipendenti nei quasi 50 Paesi dove è presente. Ha sede a Trieste, dove la compagnia è nata quasi 200 anni fa, e si pone l’obiettivo di riunire sotto un unico cappello le diverse scuole già presenti a livello locale a partire dal 2014. Un unico catalogo e piano formativo per fornire la stessa qualità nell’apprendimento e trasmettere a tutti i livelli e in tutte le regioni la cultura del gruppo. I corsi spaziano dai temi tecnici legati al mondo assicurativo e finanziario, funzionali al piano industriale, a digitalizzazione e intelligenza artificiale – con l’obiettivo di non fornire solo strumenti, ma anche le competenze
per interpretare i risultati e valutare i rischi – alle cosiddette soft skill, che riguardano la sfera delle abilità relazionali, alla gestione dei clienti. Sei sono gli elementi chiave della nuova academy: un’unica piattaforma formativa di gruppo, progressivamente allineata con i sistemi locali; una rafforzata collaborazione tra i business; un multi-country learning committee incaricato di assumere le decisioni formative; un corpo docenti interno per fare leva sull’esperienza delle persone di Generali; la formazione in presenza ma non solo, con percorsi flessibili e distribuiti tra le diverse sedi. L’esperienza dei partecipanti sarà infine potenziata grazie a strumenti di IA, impiegati per personalizzare l’apprendimento, renderlo più interattivo e permettere la fruizione su larga scala.
L’obiettivo è ambizioso: raggiungere entro il 2027 una quota di dipendenti che hanno completato la formazione (upskilling index) superiore al 90 per cento. Si parte da un 31% nel 2025, unito a una solida base di curiosi intenzionati a mettersi in gioco: in un recente sondaggio interno, il 91% delle persone ha dichiarato di voler apprendere nuove competenze per fronteggiare l’incertezza del futuro. Il progetto è pensato per le persone del gruppo, ma
Sironi non nasconde che potrà essere una leva strategica per attrarre giovani talentuosi.
«Dobbiamo sforzarci di essere umili», interviene Monica Possa, group chief people and organization officer. «Durante i corsi salta ogni tipo di gerarchia aziendale o generazionale. Dobbiamo avere la curiosità per metterci in gioco e fare insieme cose che non avevamo mai fatto. Perché non possiamo sapere quali competenze serviranno in futuro, la capacità di apprendere rapidamente si rivelerà sempre più cruciale». Ecco spiegata la necessità di un’Academy per l’eccellenza, intesa non come perfezione, ma come un percorso volto a coltivare l’ambizione di migliorare continuamente.