29.05.2026

Auto, corre all’8,5% in Italia la quota di vetture elettriche

  • Il Sole 24 Ore

Il frontalino estraibile è ormai archeologia industriale, quasi rimosso, concetto praticamente incomprensibile per le nuove generazioni. Le auto connesse in circolazione in Italia sono ormai 18,8 milioni, oltre il 40% del parco auto nazionale, e quasi un italiano su due, il 48%, ne possiede una. Tra questi il 91% utilizza regolarmente le funzionalità tecnologiche. Ad aprile intanto, anche sull’onda della paura di una nuova crisi petrolifera innescata dalla Guerra del Golfo, la quota delle vetture elettriche pure (Bev) è salita all’8,5%, con oltre 16mila immatricolazioni, un valore nettamente superiore al 4,8% di aprile 2025; Le ibride plug in (Phev) hanno a loro volta confermato un andamento vivace, raggiungendo il 9,1% contro il 5,7% di un anno fa. Il 32% degli italiani, inoltre, prevede di acquistare un’auto elettrica o ibrida plug-in nei prossimi tre anni, sebbene quasi metà sia disposta a farlo solo in presenza di incentivi economici.

I dati emergono dal report dell’Osservatorio Connected Vehicle&Mobility del Politecnico di Milano, presentati ieri durante il convegno «Driving the Future: la mobilità alla curva decisiva». A livello globale il 92% delle organizzazioni automotive ritiene che l’intera filiera dovrà evolvere verso un modello «software-based», mentre l’81% considera prodotti e servizi software-defined destinati a diventare una componente centrale. Nonostante queste aspettative, la trasformazione è ancora in una fase iniziale: solo il 14% delle aziende ha raggiunto una piena industrializzazione delle componenti software e, a livello globale, prodotti e servizi software-defined generano oggi appena il 13% dei ricavi. Anche in Italia il fenomeno è ancora limitato: a fine 2025, il fatturato derivante da prodotti e servizi basati su software ha raggiunto i 180 milioni di euro, pari al 5% del totale, pur registrando una crescita del 22% rispetto all’anno precedente.

Oltre un italiano su due (il 54%), vorrebbe intanto utilizzare un’auto a guida autonoma, cui affiderebbe principalmente gli spostamenti ripetitivi, come la tratta casa-lavoro o i tragitti urbani in condizioni di traffico intenso. La mobilità autonoma del futuro, secondo un’altra indagine del Politecnico sui possibili benefici di Robotaxi e Robosharing, porterebbe un potenziale di benefici sociali solo in Italia fino a 6,1 miliardi e, in prospettiva, una riduzione fino al 90% dei feriti nei servizi di mobilità oltre a 900mila auto in meno nelle città entro il 2050. Restano tuttavia le preoccupazioni legate alla perdita di controllo del veicolo, alla fiducia nella tecnologia e ai possibili rischi informatici. «La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità – dice Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility -. Il 2026 si sta rivelando un anno spartiacque per la guida autonoma, denso di segnali concreti: lanci commerciali, approvazioni normative attese da anni, investimenti record e una corsa tecnologica che si fa ogni mese più serrata».