13.04.2026

Pmi, il credito torna a crescere

  • Italia Oggi

Il credito alle piccole e medie imprese torna a crescere, ma resta sotto pressione: tassi ancora elevati, condizioni più stringenti e incertezza geopolitica continuano a limitare l’accesso ai finanziamenti e a frenare gli investimenti, mentre le soluzioni basate su dati e intelligenza artificiale iniziano a emergere come possibile leva per migliorare la valutazione del rischio e ampliare l’accesso al credito, soprattutto per le imprese con una storia creditizia limitata. È il quadro che emerge dal report Financing SMEs and Entrepreneurs 2026 (Finanziamento delle Pmi e degli imprenditori) dell’Ocse, che analizza dati su 48 Paesi e offre una lettura sistematica dell’evoluzione della finanza per le Pmi.

Il rapporto rappresenta uno degli strumenti principali a livello internazionale per monitorare l’accesso al credito e le politiche di sostegno: raccoglie indicatori su debito bancario, capitale di rischio e strumenti basati su asset (come factoring e leasing), oltre alle condizioni di finanziamento applicate alle imprese. La serie storica copre il periodo 2007-2024 ed è integrata dai dati più recenti disponibili per il 2025. Accanto ai dati quantitativi, il report include anche una ricognizione delle politiche pubbliche e delle iniziative private, nonché informazioni sulla domanda di finanziamento delle imprese, offrendo così un quadro sia dell’offerta sia del fabbisogno di capitale.

Costo del denaro. Il primo elemento riguarda il livello dei tassi. Nonostante una fase iniziale di riduzione, il costo del credito resta elevato: in 34 Paesi su 39 i tassi applicati alle Pmi sono ancora superiori ai livelli precedenti alla pandemia.

Questo significa che, pur in presenza di un allentamento delle politiche monetarie, le condizioni effettive di finanziamento restano onerose per le imprese. A ciò si aggiunge un contesto internazionale instabile: le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, possono mantenere elevati i prezzi dell’energia, con effetti su inflazione e costi operativi.

Parallelamente, si osserva un irrigidimento delle condizioni di accesso. In 10 Paesi su 17 aumenta la quota di Pmi a cui viene richiesta una garanzia per ottenere un prestito. Si tratta di un indicatore della maggiore cautela delle banche, che tendono a richiedere più tutele in un contesto percepito come rischioso.

Ripresa dei prestiti. La dinamica del credito mostra segnali contrastanti. Nel 2024 i nuovi prestiti alle Pmi crescono, con un aumento mediano del 5,7%, ma il recupero resta parziale. I volumi sono ancora inferiori del 4% rispetto al 2022 e, soprattutto, lo stock complessivo di prestiti alle Pmi in rapporto al Pil diminuisce in 25 Paesi su 41.

Questo andamento è legato a due fattori principali. Da un lato, il rimborso dei prestiti concessi durante la pandemia, che riduce lo stock complessivo di credito. Dall’altro, una riduzione della durata dei nuovi finanziamenti: si osserva infatti un calo dei prestiti a lungo termine, generalmente utilizzati per finanziare investimenti. Il risultato è una struttura del credito più orientata al breve periodo, che tende a sostenere la liquidità ma meno gli investimenti produttivi. Nel complesso, il report evidenzia che “l’incertezza economica e i costi di finanziamento relativamente elevati continuano a contribuire a una crescita debole del credito alle Pmi”.

Strumenti alternativi. Anche le fonti di finanziamento diverse dal credito bancario mostrano un andamento contenuto. Il factoring, utilizzato per anticipare i crediti commerciali, registra un calo del 3% nel 2024, mentre il leasing, impiegato soprattutto per l’acquisto di beni strumentali, cresce solo dell’1,6%.

Si tratta di strumenti importanti per la gestione operativa delle imprese, ma che non sostituiscono il credito bancario nel sostenere investimenti di medio-lungo periodo.

Diverso il quadro per il capitale di rischio. Il venture capital aumenta in 18 Paesi su 30, ma la crescita è disomogenea e concentrata in poche operazioni di grandi dimensioni, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale. Questo limita la diffusione dei benefici sull’insieme delle Pmi.

Fintech e finanza non bancaria. Un cambiamento riguarda il ruolo crescente della finanza tecnologica. Le imprese fintech indicano sempre più spesso le Pmi come principale segmento di clientela, mentre aumenta il peso dei finanziatori non bancari.

Questa evoluzione è accompagnata dallo sviluppo di nuove infrastrutture digitali. Tra queste, registri centralizzati delle fatture e piattaforme digitali per il factoring, che consentono di verificare lo stato dei crediti e migliorare la valutazione del rischio.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare le richieste di finanziamento in modo più ampio, integrando diverse fonti di dati. L’obiettivo è ampliare l’accesso al credito anche per le imprese che dispongono di informazioni finanziarie limitate.

Il ruolo delle politiche pubbliche. Sul fronte delle politiche, il report evidenzia un rafforzamento dell’intervento pubblico, soprattutto nel sostegno alle start-up e alle imprese innovative. I governi stanno ampliando i programmi di venture capital, spesso attraverso fondi di fondi e con il coinvolgimento delle banche pubbliche di sviluppo. Negli ultimi 15 anni il mercato del venture capital è cresciuto, sostenuto da condizioni monetarie favorevoli e da una maggiore partecipazione di investitori istituzionali e pubblici. Oggi le politiche tendono a orientare gli investimenti verso settori specifici, come tecnologie verdi, deep-tech e difesa.

Parallelamente, si registra una maggiore attenzione all’accesso al capitale: si punta a ridurre la concentrazione geografica degli investimenti e a favorire l’accesso per alcune categorie, come le imprese guidate da donne.

Un altro ambito di intervento riguarda la mobilitazione di capitale di lungo periodo, coinvolgendo una platea più ampia di investitori, inclusi quelli retail e i family office.

Le politiche pubbliche si stanno inoltre orientando verso un sostegno mirato alle imprese esposte alle tensioni commerciali internazionali e verso la promozione degli investimenti in sostenibilità, attraverso strumenti finanziari e non finanziari.

Le sfide di lungo periodo. Guardando avanti, il report sottolinea la necessità di rafforzare la capacità delle Pmi di finanziare investimenti di lungo periodo, oltre al capitale circolante. In un contesto di incertezza, la disponibilità di finanziamenti adeguati incide direttamente su competitività, resilienza e crescita.

Per questo, l’Ocse indica come prioritaria la diversificazione delle fonti di finanziamento: sviluppo degli strumenti basati su asset, maggiore accesso al capitale di rischio e diffusione di soluzioni digitali, inclusa la finanza supportata dall’intelligenza artificiale.

L’evoluzione del sistema finanziario per le Pmi resta quindi in corso, con l’obiettivo di ridurre il divario tra domanda e offerta di capitale e sostenere le trasformazioni in atto.

La situazione in Italia. In Italia il credito alle piccole e medie imprese continua a ridursi, mentre restano selettive le condizioni di accesso. È quanto emerge dal report Financing SMEs and Entrepreneurs 2026 dell’Ocse, che evidenzia come la contrazione dei prestiti alle Pmi si sia accentuata nel 2023 e nel 2024, mentre per le grandi imprese la flessione è stata più contenuta fino quasi ad arrestarsi nei primi mesi del 2025.

Il quadro si inserisce in una dinamica economica moderata. Dopo il rallentamento del 2023, legato anche all’esaurirsi della spinta post-pandemica e all’inasprimento delle condizioni monetarie, la crescita è proseguita su ritmi contenuti nel 2024 e nei primi mesi del 2025, sostenuta principalmente da consumi e costruzioni, rileva il report.

Sul lato dell’offerta, gli standard di credito si sono irrigiditi per gran parte del 2023 e del 2024, riflettendo una minore propensione al rischio da parte delle banche. Solo dalla fine del 2024 si osserva un primo allentamento, che però riguarda principalmente le grandi imprese.

I tassi sui finanziamenti, dopo il picco del 2023, hanno iniziato a ridursi nel 2024, mentre le richieste di garanzie restano stabili.

Nonostante la contrazione dei prestiti, la qualità del credito rimane complessivamente stabile. Nel 2024 si registra un lieve aumento del flusso di nuovi crediti deteriorati tra le Pmi, ma lo stock complessivo continua a diminuire. Secondo l’Ocse, la qualità degli attivi bancari “rimane pressoché invariata”.

Sul fronte dei finanziamenti alternativi, si registra un recupero del capitale nelle fasi iniziali di sviluppo, dopo il calo dell’anno precedente. Al contrario, il capitale per l’espansione torna a ridursi, interessando sia le Pmi sia, in misura maggiore, le grandi imprese.

Migliora invece la dinamica dei pagamenti tra imprese: i ritardi scendono ai livelli più bassi degli ultimi anni, con una riduzione più marcata per le microimprese, mentre per le Pmi restano sostanzialmente stabili.

Dopo il calo del 2022, aumenta il numero delle liquidazioni giudiziali nel biennio successivo, pur restando su livelli inferiori rispetto al periodo pre-pandemia. Una dinamica che, secondo il report, può essere collegata al maggiore utilizzo degli strumenti di ristrutturazione del debito previsti dal Codice della crisi d’impresa.

Le garanzie pubbliche continuano a svolgere un ruolo centrale. Il report segnala che nel 2024 è stato introdotto un quadro temporaneo per i prestiti assistiti dal Fondo centrale di garanzia, con condizioni più favorevoli rispetto al periodo pre-pandemia, ma meno ampie rispetto a quelle adottate dopo il conflitto in Ucraina.