22.04.2026

Unicredit-Commerz, il nodo della sede

  • La Repubblica

Tiene banco la scalata di Unicredit a Commerz, dopo l’affondo dell’ad Andrea Orcel di lunedì che prepara l’offerta pubblica di scambio al via il 5 maggio. Ieri sono tornate le voci, ricorrenti tra politica e sindacati tedeschi, per cui la sede dell’eventuale polo – stimato valere 21 miliardi di utili nel 2030 da Orcel – possa spostarsi in Germania, dato che lì sarebbe la maggioranza di ricavi e profitti (Unicredit opera dal 2005 nel Paese con Hvb). Orcel l’anno scorso aveva escluso il trasloco della sede. E giorni fa un suo portavoce ha ribadito che «la sede del gruppo è e rimarrà in Italia», e che «non c’è nessuna interlocuzione o richiesta a riguardo».


La sola ipotesi anima le voci più sensibili al sovranismo nella maggioranza: «Ovviamente sono scelte aziendali su cui io non intervengo, però immagino che, se fosse leso in qualche modo l’interesse nazionale, il governo possa utilizzare le procedure e le norme che lo tutelano», ha detto ad AdnKronos Marco Osnato, presidente della commissione finanze. Da capire quale sia la lesione, e anche come potrebbe evitarla un governo dell’Ue che ha già dovuto riscrivere la
disciplina sul golden power dopo l’infrazione seguita all’uso dei poteri speciali per ostacolare l’offerta di Unicredit su Banco Bpm.
Ieri Orcel su Bloomberg Tv ha chiarito meglio l’ipotesi che l’Ops su Commerz vada buca. «Se non otterremo il controllo, prenderemo una pausa e ci concentreremo su altre questioni interne, ci sono le premesse per valutare altre opzioni». Un fermo di 12-18 mesi, in cui Unicredit riavvierebbe il buyback da 4,75 miliardi e ricostruirebbe il capitale che serve a
nuove acquisizioni.