Bettina Orlopp si è presa qualche ora per rispondere alle bordate di Andrea Orcel e reagire a un’operazione che da ieri è manifestamente ostile. Ieri sera ha fatto sapere che quella di UniCredit «non è un’aggregazione aziendale in grado di creare valore, bensì una proposta di ristrutturazione autonoma che deve essere valutata alla luce della strategia esistente di Commerzbank». C’è soprattutto stupore ai piani alti della seconda banca tedesca per l’attacco ad alzo zero dell’amministratore delegato di Unicredit, e Orlopp ha concluso infatti il suo comunicato sostenendo che il progetto dell’ad di Unicredit «manca di una comprensione di base dei fattori trainanti del nostro modello di business».
Racconta una fonte vicina al dossier che Orlopp e Orcel si sono incontrati due settimane fa. E che durante l’incontro l’amministratore delegato di Unicredit le ha in sostanza rivelato di voler trasformare la banca in una sorta di “Hypovereinsbank due”. E per i tedeschi tale soluzione non può funzionare. Hvb ha già una sua posizione specifica sul mercato tedesco, diversa da Commerz, che non può essere replicata. Tanto più che nelle intenzioni di Orcel
Commerzbank verrebbe rimpicciolita, secondo i tedeschi. Un’idea del tutto inaccettabile, per i vertici dell’istituto di Francoforte, che consiglieranno ai loro azionisti di non vendere agli italiani.
Nel faccia a faccia con Orlopp, il numero uno di UniCredit avrebbe insistito anche che Commerz, se fusa con Unicredit, non avrebbe più bisogno della sua rete internazionale. E ha dato l’impressione di non ascoltare le obiezioni della tedesca, che gli ha spiegato che l’internazionalizzazione di Commerz serve ad accompagnare le aziende tedesche, il famoso mittelstand che rappresenta il cuore della sua clientela, all’estero. Il top manager italiano avrebbe espresso dubbi sulla presenza di Commerz, ad esempio, in Cina, in Africa o in Sudamerica. Dimostrando, ancora una volta, di non prestare orecchio alle spiegazioni della ad tedesca: in sostanza, Commerz deve stare là dove sono le imprese tedesche, gli ha replicato Orlopp. In Cina, in Brasile o in Africa, ovunque le imprese tedesche delocalizzino, investano o
esportino, ha sottolineato l’amministratrice delegata. Il piano di Orcel, questo il succo del discorso di Orlopp, mina le fondamenta del modello di business su cui si basa la seconda banca tedesca.
I due si sarebbero lasciati, nonostante la distanza siderale, con l’impegno di continuare a sentirsi. Ma dopo che Orcel ha indossato ieri i guantoni, il rifiuto di Commerz è diventato ancora più netto. E da Berlino, in tarda mattinata, è arrivato chiaro e forte un altro “nein”, quello del governo tedesco. Il portavoce del ministro delle Finanze ha ricordato che la posizione del governo Merz «è nota e non è cambiata». Un takeover ostile «sarebbe inaccettabile, soprattutto considerando una banca sistemica e importante come Commerzbank». Il governo Merz continua a sostenere la “strategia di indipendenza” dell’istituto di Francoforte.
L’impressione è che Orcel abbia voluto tranquillizzare ieri soprattutto i suoi investitori, maligna qualcuno. Ma se Unicredit offre un prezzo inferiore all’attuale prezzo di mercato, sarà difficile convincere anche gli azionisti di Commerzbank a cedere le loro quote al colosso italiano.