Poste Italiane si appresta ad avviare una competizione per scegliere le banche chiamate a supportare il finanziamento della parte cash dell’Opas su Tim, per un controvalore massimo di 2,85 miliardi di euro. Il processo, al quale sta lavorando il management guidato da Matteo Del Fante, prevede che sia inviata una “request for proposal” dopo la presentazione dei conti del primo trimestre 2026, in calendario il prossimo 7 maggio. L’invito a partecipare verrà indirizzato a molte banche italiane ed europee: gli istituti interessati a entrare nella corsa dovranno indicare le condizioni alle quali sono disposti a dare credito, in particolare il tasso di interesse in relazione alla tranche di finanziamento che potrebbero assicurare .
Dopo l’annuncio dell’Offerta di acquisto e scambio sulla società telefonica, lo scorso 22 marzo, molti istituti di credito hanno avanzato al gruppo dei recapiti manifestazioni di interesse informali con l’obiettivo di essere coinvolte nell’operazione. L’interesse è stato rappresentato non solo dalle principali banche italiane, come UniCredit, Intesa Sanpaolo e Bpm, ma anche dalle banche di medie dimensioni, oltre che dalle maggiori banche europee. Poste aveva già ottenuto confidential letters dagli advisor dell’Opas (Jp Morgan, Bnp e Mediobanca)con le quali assicuravano la possibilità di garantire il finanziamento, ma si trattava di una disponibilità di massima a supporto della sostenibilità dell’operazione.
L’appetito verso l’Opas su Tim dimostrato dalle banche ha rafforzato il management nel proposito di mettere in competizione le offerte in un percorso formale, in modo da spuntare vantaggiose condizioni sui tassi di interesse. L’obiettivo sarebbe scegliere una decina di banche tra quelle che presenteranno le condizioni più competitive, a fronte di una size media del prestito per istituto che si aggira sui 300 milioni.
Il gruppo guidato da Del Fante non avrebbe comunque bisogno di andare alla ricerca di fondi: dispone già di una capiente liquidità in termini di cassa, per 1,6 miliardi, oltre a poter fare affidamento su linee di credito non tirate per 3,8 miliardi, come ricorda un report di BofA Merril Lynch pubblicato a metà aprile, con il quale la banca ha cambiato il giudizio sul gruppo Poste da sell a buy, alzando il target price da 21,9 a 28,8 euro post merger con Tim. Ma è evidente che un conto è utilizzare risorse proprie o tirare linee di credito, che hanno tassi di interesse elevati perché utilizzabili al bisogno. Altra cosa è negoziare un finanziamento con una procedura competitiva, che consente di ridurre il costo del credito.
Per l’operazione, in ogni caso, non c’è fretta: il prestito dovrà essere messo a punto entro la fine di luglio. L’Opas dovrebbe partire, infatti, solo dopo la presentazione della semestrale, prevista per il 23 luglio. L’operazione dovrebbe durare un paio di mesi, tra agosto e settembre. Il lungo lasso temporale servirà al management per completare il complesso puzzle dell’acquisizione di Tim. I via libera da parte della Banca d’Italia e della Consob sono previsti arrivare per tempo, in modo tale da pubblicare il prospetto dell’Opas subito dopo la semestrale. E ancora: il management ha avviato da metà aprile un road show sull’operazione, con una tappa a Londra per spiegare soprattutto agli investitori esteri della compagnia telefonica come si intende creare valore. Il report di BofA, da questo punto di vista, ha aiutato il lavoro. Il messaggio che si intende trasferire è che il passaggio nel capitale di Poste, dove i soci Tim avrebbero fino al 22% del capitale, consentirà di beneficiare di un aumento del valore ben superiore al rilancio che potrebbe chiedere il mercato. E ancora: che l’azienda sarà in grado di dimostrare un percorso di crescita sensibile nei mesi che mancano alla partenza dell’Opas, quindi sia con i conti del trimestre che con quelli del semestre. E se questo facesse salire il valore delle azioni di Poste, in esse potrebbe essere implicito quel rilancio sul prezzo dell’offerta (che prevede una componente in denaro pari a 0,67 euro e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione) tale da colmare quel gap tra il prezzo di Borsa, pari a 0,66 euro, e il prezzo al quale sono valorizzate le azioni Tim dall’Opas, e cioè 0,635 euro.