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Patrimoniale, prestito forzoso e super Imu tutte le tentazioni per consolidare il debito

Abbattere il debito pubblico e risolvere definitivamente il problema. L’idea avanza ed anche se il governo nega qualsiasi iniziativa, tra tecnici e studiosi indipendenti si moltiplicano le ipotesi che trovano anche eco parlamentare. Sul tavolo proposte «hard» come quelle di Monorchio e del presidente Consob Vegas basate su nuove emissioni da parte di un «Fondo Italia» e concambi con i titoli di Stato ad alto e oneroso rendimento. Ma sul terreno ci sono anche mix più equilibrati di misure per tornare ad alimentare il vecchio “Fondo di ammortamento del debito pubblico”: sottoscrizioni forzose per le Fondazioni bancarie; obbligo per le aziende di investire in Bot speciali il Tfr dei lavoratori; una super Imu oltre la terza abitazione.
TAGLIARE il male alla radice per evitare lo scacco dei mercati, anche se Mario Draghi riuscisse a sparare il colpo definitivo a difesa dell’euro. Con un debito al 123 per cento e in presenza del fiscal compact e della necessità costituzionale di raggiungere il pareggio di bilancio le alternative per l’Italia sembrano ristrette a due: o continuare ad avvitarsi nel circuito vizioso tagli alla spesa-recessione, oppure impugnare l’ascia e abbattere in modo definitivo il debito pubblico. Di questa esigenza parla la Cgil, quando chiede la patrimoniale, ma anche il Gotha della finanza e dell’impresa, riunito ieri sera dall’Assonime, sente che il problema è urgente.
Il dibattito è ormai maturo e sono lontani i tempi in cui le proposte di consolidamento di Bruno Visentini facevano scandalo. Sul tavolo ci sono iniziative autorevoli come quella dell’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio e del giurista Guido Salerno (recepite in vario modo anche da progetti di legge del Pd e di Mario Baldassarri) che prevedono di dimezzare in vent’anni il debito pubblico. Un’altra ipotesi ricorda quella delle superholding di Giuseppe Guarino dei primi Anni Novanta: un «Fondo patrimonio Italia» al quale verrebbero conferite le grandi aziende di Stato (Enel e Eni) e il patrimonio immobiliare: si emetterebbero titoli che verrebbero sottoscritti «forzosamente» dagli italiani (tranne lavoratori dipendenti e pensionati). Ad un Fondo pensa anche Giuseppe Vegas, presidente della Consob: emetterebbe titoli con tripla “A” da offrire in concambio ai detentori di vecchi Btp e Cct.
Oltre a queste proposte tuttavia nelle ultime ore ne emergono altre che girano nella maggioranza e tra tecnici di varia estrazione culturale. Si dice che piuttosto che ricorrere ad un unico strumento definito e, probabilmente, dirompente, si potrebbe costituire un mix equilibrato di misure meno drastiche ma ugualmente in grado di fornire risorse per alimentare il «Fondo per l’ammortamento del debito pubblico » istituito nel 1993.
Tra le ipotesi c’è quella di un «prestito forzoso» a scadenza ventennale e tasso calmierato che dovrebbe essere sottoscritto obbligatoriamente dalle Fondazioni bancarie (per la quota immobilizzata del loro capitale). Oppure si parla di un intervento normativo che vincoli le imprese a investire il Tfr in titoli di Stato con rendimento pari alla ricapitalizzazione della liquidazione con scadenza al momento della fine del rapporto di lavoro. Oltre alla patrimoniale classica (sopra il milione), si avanza l’idea di una rimodulazione dell’Imu con forte progressività oltre la terza abitazione: i fondi andrebbero ad ammortamento del debito.

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