02.10.2026

Il conto di Bankitalia a Ifis chiesti 215 milioni di rettifiche

  • La Repubblica

Banca Ifis torna sulla recente ispezione di Bankitalia, che come annunciato il 25 settembre si è conclusa con un giudizio «parzialmente sfavorevole» e con una serie di rilievi. In una nota di integrazione richiesta da Consob, la banca ora guidata da Raffaele Zingone (che ha da poco sostituito l’ad Frederik Geertman, dimessosi il 24 settembre) precisa, tra le altre cose, che «l’eventuale recepimento delle risultanze ispettive» comporta rettifiche per 157 milioni sul portafoglio di crediti deteriorati (npl) e per 58 milioni sui prestiti “sani”, per un totale di 215 milioni. Nel caso del portafoglio “in bonis”, si precisa, le svalutazioni sono già state recepite al 30 giugno per 45 milioni. In altri termini, le rettifiche ancora mancanti ammontano a 170 milioni, 157 dei quali su sofferenze e altri prestiti “difficili”.
I rilievi di Bankitalia incrociano l’operazione di cessione del business degli npl annunciata all’inizio dell’estate, in relazione alla quale il 24 settembre Ifis ha ricevuto una decina di offerte vincolanti. E siccome in gara ci sono fondi e operatori che a differenza delle banche non devono sottostare alle rigide regole europee sulla classificazione dei crediti, l’istituto presieduto dal primo azionista Ernesto Fürstenberg Fassio conta di vendere il pacchetto di
sofferenze e altri crediti problematici a un prezzo che faccia emergere una svalutazione inferiore rispetto ai 157 milioni calcolati da Palazzo Koch. La tempistica gioca qui un ruolo chiave, perché Banca Ifis, che ha 90 giorni di tempo per discutere con Bankitalia delle misure richieste e far valere le proprie ragioni, intende concludere la vendita degli npl entro fine anno.
In ogni caso, la società quotata «ritiene di poter confermare la solidità e correttezza dei propri processi di recupero e modelli di valutazione degli npl, anche perché tali modelli sono stati di recente validati da tre primari consulenti esterni indipendenti».
Tra le politiche finite nel mirino della Banca d’Italia anche la distribuzione di dividendi, che potrebbe diventare più restrittiva in virtù della richiesta di garantire un cuscinetto di capitale di almeno 100 punti base rispetto ai livelli patrimoniali fissati dalla vigilanza. In riferimento poi alle carenze individuate nel funzionamento del consiglio di amministrazione, il rimedio previsto comporta la nomina di nuovi membri del board, «in prevalenza indipendenti».