Vigilia caldissima per l’appuntamento bancario più atteso, l’assemblea del Monte dei Paschi di Siena che oggi deve eleggere il nuovo cda. Ben due riunioni decisive si sono svolte nella giornata di ieri, il cda di Delfin, la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio, e il cda del milanese Banco Bpm. Delfin è il primo azionista di Mps con il 17,5% e il suo voto è in grado di spostare in un senso o nell’altro la contesa. Nel primo pomeriggio di ieri si sono
diffuse voci secondo cui Delfin potrebbe votare a favore della lista Plt Holding, presentata dalla famiglia Tortora e che include Luigi Lovaglio come ad. Ma non si sono trovate conferme a riguardo visto che i cinque consiglieri che sono volati in Lussemburgo per la riunione, il presidente Francesco Milleri, l’ad Romolo Bardin, Mario Notari, Giovanni Giallombardo e Aloyse May, si sono dati una ferrea consegna del silenzio fino all’assemblea.
Se si escludono colpi di scena l’ipotesi più accreditata è quella che vede Delfin astenersi nella prima votazione che deve indicare una delle tre liste presentate: quella del cda uscente, quella di Plt e quella dei gestori. Il secondo azionista Caltagirone, con il 13,5% del capitale, voterà certo la lista del cda che è la favorita poiché può raccogliere anche i voti delle casse di previdenza, della famiglia Benetton e dei fondi indicizzati che seguono automaticamente le raccomandazioni dei proxy advisor.
Un’altra incognita riguarda anche il Banco Bpm, il cui cda non ha deciso come votare delegando il presidente Massimo Tononi e l’ad Giuseppe Castagna a sciogliere la riserva al momento dell’assemblea. In pratica, sarà il delegato dei vertici di Banco Bpm, con in mano il 3,7% di Mps, a recepire su indicazione di Tononi e Castagna quale delle tre liste votare o
astenersi. L’affluenza complessiva in assemblea dovrebbe avvicinarsi al 70%, considerando che il 4,9% in mano al Tesoro non parteciperà. Se si considera un’astensione di Delfin e una lista dei fondi che raccoglie circa il 5% del capitale presente, per vincere le altre due liste devono raccogliere almeno il 20-22% dei presenti.
Il risultato finale potrebbe essere da 9 a 12 posti alla lista vincitrice, da 3 a 6 posti alle due liste perdenti.
Ma ancora più difficile è prevedere l’esito della seconda votazione introdotta dalla nuova Legge Capitali nel caso che a prevalere al primo giro fosse la lista del cda. La seconda votazione è nome per nome, e possono parteciparvi tutti gli azionisti, anche quelli che al primo turno non hanno votato per la lista del cda. Quindi c’è la possibilità di impallinare i
nominativi non voluti, inclusi presidenti e ad. Per la lista del cda il presidente indicato è Nicola Maione e l’ad Fabrizio Palermo, per la lista Plt alla presidenza è indicato Cesare Bisoni e come ad Lovaglio. Ma nessuno può dire chi verrà effettivamente eletto. Il nuovo cda dovrebbe riunirsi domani, per cercare cariche ed equilibri incerti fino all’ultimo.