27.05.2026

Mps, obiettivo 50 miliardi in BorsaLovaglio: noi al centro del risiko

  • Il Corriere della Sera

«Siamo ben attrezzati per il futuro» e «aggiungerei, mi sento di dirlo, che oramai tutte le strade portano a Siena». La sicurezza è una dote che non manca a Luigi Lovaglio, soprattutto ora che l’assemblea di Mps lo ha riconfermato. Si prospetta dunque un ruolo da pivot per Siena nel risiko. Con le speculazioni che toccano Banco Bpm o altri player. Lovaglio ieri al congresso Uilca di Venezia, ha quindi fatto il punto sulla sua strategia industriale, che comprende anche Mediobanca. Un piano necessario per fare fronte «ai cambiamenti strutturali cui dobbiamo abituarci perché ce n’è uno al giorno», ha spiegato il banchiere. Anche per questo, ha aggiunto, c’è la necessità «di progetti che prevedono dimensioni maggiori e che ti dicono di differenziare fonti di ricavo in modo che possa contare sull’altra se una va male». L’unione con Mediobanca, ha ricordato, «aveva come scopo principale di mettere sotto lo stesso tetto ricavi da consulenza di alto livello e sul provate e la capacità immensa della nostra rete commerciale per parlare con pmi, aziende e famiglie». Oltre che «di avere dalle Generali 500 milioni che sono il profitto di una media banca». Altrettanto importante, aggiunge «è la rapidità di esecuzione di questo piano».

Il banchiere, a margine dei lavori, ha tranquillizzato poi su possibili screzi in seno alla governance tra la maggioranza, espressione della lista di Plt Holding, guidata dallo stesso ad e dal presidente Cesare Bisoni, e la minoranza eletta nella lista del board uscente. «C’è concordia», ha risposto Lovaglio in modo pragmatico, alludendo a un quadro in cui la maggioranza è compatta e due consiglieri della ex lista del cda (Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi) hanno lasciato il board. E che ora dovrà cooptarne altri due membri dalla stessa lista (Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro) una volta ricevuto l’ok Bce.

Differenze

«Noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno, la relazione con i clienti»

Ma al di là della governance, la combinazione tra le attività di Mediobanca e quelle di Mps procede «spedita», con l’idea di mettere a terra la fusione tra ottobre e novembre, dopo le assemblee delle due banche entro l’estate. Il cantiere è aggiornato continuamento da parte delle prime linee del Monte e dai banker di Piazzetta Cuccia, coordinati da Lovaglio e Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca. Come ha spiegato lo stesso ceo di Siena alla presentazione della trimestrale, sono stati creati otto «cantieri di integrazione». E su alcuni di questi sarebbero stati avviati dei ragionamenti per valutare altre opzioni. I due istituti starebbero per esempio valutando altre strade per Widiba, in portafoglio a Mps, e per i 700 consulenti di Mediobanca Premier i quali, come previsto dal piano, dovrebbero confluire assieme in Mps. Un’ipotesi al vaglio sarebbe quella di avere entrambe le reti sotto il cappello di Piazzetta Cuccia per gestire patrimoni più piccoli rispetto al private banking dell’istituto milanese, ma comunque rilevanti. Allargando così la piattaforma digitale di Widiba. Al vaglio ci sarebbe pure una parziale ridefinizione degli incarichi tra i banker rispetto a quella varata pochi mesi fa in Mediobanca.

Uno dei cantieri chiave riguarda poi l’It su cui Lovaglio ha previsto di investire un miliardo. «Noi abbiamo qualcosa che gli altri» non hanno, vale a dire «la relazione con i clienti», ha precisato ricordando come «la struttura commerciale sia stata alla base del rilancio nei momenti più difficili». «Quando si chiudono le filiali per me è una perdita ma è chiaro che non posso averne una ogni 20 metri», «ma averle e fare vedere che ci sei è bello». Il sostegno dei sindacati, ha ricordato il segretario generale Fulvio Furlan, per il piano di rilancio non è mancato e ora si ha «una prospettiva stabile e una garanzia di continuità» importanti. Al suo arrivo nel febbraio 2022 Lovaglio guidava una banca valorizzata dal mercato 300 milioni «ai quali dovevano sottrarsi i 5 miliardi» del Tesoro che «Unicredit non ha voluto» per rilevare l’istituto toscano. Ora Mps vale 26 miliardi e «con l’impegno di tutti i dipendenti si può arrivare a 50».