24.04.2026

Mps, incarichi e tensioni Lovaglio e Bisoni passano a maggioranza

  • La Repubblica

Il ritorno di Luigi Lovaglio in Mps avviene con un filotto a colpi di maggioranza nel cda della banca, insediatosi ieri.
Un primo giorno di scuola che non è stato ilare né pacato, anzi molto teso secondo diverse ricostruzioni. E ha risentito delle tensioni recenti, culminate nell’assemblea che settimana scorsa ha ribaltato gli equilibri e sancito il ritorno del banchiere in auge dal 2022 a un mese fa, prima di essere licenziato per giusta causa dal cda uscente. La riunione era iniziata bene con l’unico punto votato all’unanimità dai 15 membri, confermando il capo dell’ufficio legale Riccardo Quagliana segretario del cda. Poi il clima, raccontano più fonti, è degenerato quando due nomi delle minoranze hanno declinato l’invito a entrare nel comitato nomine, alla fine composto da quattro consiglieri della lista Plt: Paola Albani (presidente), Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali, Flavia Mazzarella. A quel punto il comitato ha proposto come ad Lovaglio, capo della lista che giorni fa ha battuto quella del cda uscente riunendo il 32,4% del capitale Mps (ma un 25% ha scelto i rivali), attribuendogli le deleghe e l’incarico di dg, «in continuità con la precedente consiliatura», riporta una nota. Un passaggio criptico, considerato che il 7 aprile il cda Mps licenziava Lovaglio revocandogli le deleghe, proprio per il suo ingresso nella lista degli sfidanti. Ieri, in segno di pacificazione, il nuovo ad ha sottoposto al voto del cda la
rinuncia irrevocabile da parte sua ad avviare azioni legali sul licenziamento; e del resto Mps non sembra potersi rivalersi contro l’ad, avendolo rinominato. Ma anche questo voto è passato otto a sette, tra molte critiche delle minoranze perché non c’era stata documentazione di supporto.


La presidenza, come da attese, è andata a Cesare Bisoni, docente emiliano che tra il 2019 e il 2021 presiedette Unicredit. Le nomine di Lovaglio e Bisoni sono avvenute solo con il sì degli otto nomi di Plt, – compresi i diretti interessati, che per superare lo stallo si sono votati – mentre due dei sei membri tratti dalla lista del cda si sono astenuti, e tutti gli altri hanno votato contro compresa Paola De Martini, consigliera eletta da Assogestioni.
Visto l’andazzo, la maggioranza non ha offerto nessuna delle due vicepresidenze previste dallo statuto ai membri delle minoranze: indicando per i due incarichi la ex presidente di Bper Flavia Mazzarella (con funzioni vicarie) e l’ex ad di Banca Imi Carlo Corradini. Anche questi due nomi erano tra gli otto nominati dalla lista di Pierluigi Tortora, che in assemblea partiva da un 1,2% di azioni Mps, ma che è stata votata da grandi fondi come Norges e Blackrock, oltre
che dai pacchetti decisivi di Delfin (17,5%) e Banco Bpm (3,75%). Nel tardo pomeriggio, in un crescendo di battibecchi, la riunione è stata aggiornata, senza nemmeno formare gli altri quattro comitati interni (rischi, parti correlate, sostenibilità, digitalizzazione). «È stata una giornata orrenda», sintetizza un consigliere delle minoranze. Di positivo c’è che Mps ora ha un assetto di vertice, e secondo gli annunci di Lovaglio proverà ad accelerare la fusione con
Mediobanca, che il piano 2030 prevede avvenga entro l’autunno.