Succede di tutto, attorno a Mps. Ma l’ad Luigi Lovaglio va avanti sulla fusione con Mediobanca, la chimera – realizzata – che nel 2025 ha sancito il trionfo della banca senese, anche se oggi potrebbe rivelarsi un Cavallo di Troia. Due settimane fa, nel mezzo dei lavori per rispondere all’Opas di Intesa Sanpaolo, risulta che la dirigenza senese abbia depositato il progetto di fusione a Francoforte, dove la Bce avrà un paio di mesi per autorizzarlo. A quel punto, Rocca
Salimbeni e Piazzetta Cuccia convocheranno i loro azionisti per votare la fusione: servono altri 30 giorni di preavviso (e siamo a metà ottobre). In caso di approvazione dei due terzi dei presenti sui due lati, partiranno le lettere ai clienti per il recesso: ma in ogni caso la fusione potrebbe completarsi entro fine anno, come scritto nel piano strategico Mps di febbraio. Si tratta di un calendario lievemente “sfasato” rispetto all’offerta lanciata da Carlo Messina e i suoi su Mps e Mediobanca (e il 13,3% detenuto in Generali). Intesa Sanpaolo riunirà infatti i soci il 10 settembre per votare l’aumento al servizio dell’Opas, che conta di portare in Borsa tra ottobre e novembre. La maggior banca italiana, nelle sue comunicazioni, si è tenuta “laica”, dicendo che non ritiene la fusione tra Mps e Mediobanca come un ostacolo alla sua offerta.
Tuttavia, Messina non dovrebbe avere interesse a che Lovaglio inizi a spendere i 600 milioni annunciati per la sua integrazione, dato che a sua volta ha detto che porrà la creatura di Cuccia e il suo blasone sotto l’ala di Imi, la sua divisione che oggi è prima rivale. Il fatto è che Messina, a ottobre e forse anche a novembre, non avrà titolo per fermare l’avanzata senese in Piazzetta Cuccia.