La corsa all’intelligenza artificiale non teme bolle e macchine fuori controllo. Non conosce
pause, anzi: accelera sostenuta da investimenti miliardari e nuovi data center, sospinta da
modelli sempre più capaci e potenti. Tanto da costringere Trump a mettere sotto chiave, per
una questione di sicurezza nazionale, i sistemi di punta della Silicon Valley: prima Fable 5 di
Anthropic, liberato una settimana fa, poi Gpt-5.6, la nuova famiglia di modelli di OpenAI che
era stata presentata il 26 giugno scorso e per giorni è rimasta un’anteprima per aziende fidate,
prima di ricevere – soltanto ieri – il via libera per il rilascio globale dal Dipartimento del
Commercio Usa.
E così gli utenti di ChatGpt – quasi un miliardo attivi ogni settimana – potranno contare su Sol,
Terra e Luna, tre nuovi assistenti per ogni esigenza: Sol è il modello più performante, pensato
per gestire ragionamenti complessi e compiti autonomi. Terra è un’opzione intermedia che
garantisce prestazioni elevate a un costo più accessibile. Luna è infine il modello più leggero
ed economico, ottimizzato per smistare grandi volumi di richieste semplici. Domande che
potranno essere fatte anche a voce, nel corso di conversazioni naturali con l’IA, grazie a un
altro modello, l’ennesimo, che OpenAI ha lanciato proprio ieri sera, Gpt-Live-1, che promette
di rendere ancora più realistiche le chiacchierate con i chatbot, dotati ormai da tempo di voci
che suonano umane. Il rilascio globale di questa funzione è già iniziato: per parlare con l’IA
sarà sufficiente toccare l’icona a forma di onda sonora presente in ChatGpt.
L’ascesa degli algoritmi rende il confine tra vero e verosimile sempre più sfumato. A spingere
in questa direzione contribuisce anche Muse Image, il nuovo modello di Meta per la
generazione di immagini. È il primo sviluppato dai Superintelligence Labs, la divisione su cui
Mark Zuckerberg ha concentrato negli ultimi mesi investimenti miliardari. Muse Image è
disponibile gratuitamente all’indirizzo web meta.ai e nell’app dedicata. Può creare in pochi
istanti scatti realistici, oppure intervenire su foto già esistenti, partendo da una semplice
descrizione testuale. A breve sarà disponibile anche Muse Video per la creazione di brevi clip,
anche queste indistinguibili dalla realtà. La qualità dei risultati e la precisione delle modifiche
della Meta AI riaccendono non a caso i timori legati ai deepfake e alla disinformazione, che il
colosso di Menlo Park prova a mitigare con l’aggiunta di un watermark alle immagini
artificiali. Questa traccia, che secondo l’azienda resiste a ritagli e screenshot, è però invisibile
e necessita di uno strumento dedicato per essere rilevata. La garanzia di autenticità, insomma,
potrebbe arrivare dopo il danno, non prima. Ma c’è un’altra funzione che fa più discutere, per
ora confinata agli Stati Uniti: menzionando un account Instagram in una “storia” si può
chiedere a Muse Image di alterare o creare un’immagine sulla base delle foto pubbliche di
quella persona, senza il suo consenso. L’opzione è attiva di default per i profili pubblici e va
spenta a mano: una soluzione che in Europa, in virtù del GDPR, difficilmente potrebbe
reggere. La stessa tensione tra potenza creativa e rischio di abuso attraversa anche l’altra
grande piattaforma social dove l’IA generativa sta diventando uno strumento quotidiano: X.
Elon Musk ha annunciato per oggi Grok 4.5, il nuovo modello di punta di xAI, ora ribattezzata
SpaceXAI dopo l’integrazione in SpaceX. Musk lo presenta come un sistema con prestazioni
vicine, se non superiori, a quelle di Opus di Anthropic, tra le IA più potenti in circolazione.
Resta da vedere come sarà usato. A dicembre scorso Grok “spogliò” molte donne – talvolta
minori – sovrapponendo corpi nudi a quelli vestiti in foto reali.