15.06.2026

Le ultime mosse del risiko passano da Generali e Delfin

  • La Repubblica

Il blitz di Intesa Sanpaolo su Mps, dopo un anno e mezzo di silenzio, ha spiazzato gli avversari.
Sia Unicredit che Banco Bpm, gli altri due attori importanti del risiko bancario iniziato
nell’autunno 2024, devono ora studiare le possibili contromosse a un’operazione che rischia di
essere quasi definitiva.
Forse non è un caso che l’Opas di Intesa Sanpaolo arrivi in un momento in cui Andrea Orcel, il
numero uno di Unicredit, è fortemente impegnato nella sua campagna tedesca. Ha lanciato
un’Ops sulla Commerzbank partendo da un 26% di azioni già possedute e attraverso l’acquisto
di prodotti derivati la banca italiana ha già dichiarato di poter arrivare al 54% del capitale.
L’offerta finirà intorno al 10 luglio e in quel momento si saprà quale sarà la quota definitiva di
possesso. Ma in ogni caso Orcel non avrà la strada spianata nell’integrazione delle due banche
in quanto sia la politica tedesca, incarnata in questo momento dal governo Merz, sia il
management e i sindacati di Commerzbank, continuano nella loro strenua opposizione
all’operazione lanciata dagli italiani. Nella migliore delle ipotesi Orcel, con in mano una
consistente maggioranza del capitale di Commerzbank, dovrà comunque sedersi a un tavolo
per trattare con i tedeschi. Avere contro la politica e anche i regolatori tedeschi, dalla Bafin
alla Bundesbank, potrebbe infatti rendere non scalabile la montagna. Le due carte che Orcel
ha in mano per rasserenare il clima sono in primis la proposta di una fusione della
Hypovereinsbank — banca già posseduta e ristrutturata negli anni dal gruppo Unicredit —
nella Commerzbank mantenendole quotate insieme in Borsa a Francoforte. E se ciò non
bastasse l’arma finale potrebbe essere lo spostamento della sede del gruppo da Milano in
Germania o in un paese neutro. Ma questa passo potrebbe risvegliare la politica italiana che
attraverso l’arma del golden power, seppur un po’ spuntata dopo gli interventi europei,
rientrerebbe in gioco. In ogni caso Orcel ha davanti a sè altri due anni di lavoro per prendere

pieno possesso della Commerzbank e la domanda è se, in questo frangente, ha interesse a
riportare lo sguardo sul risiko italiano.
Una contro offerta di Unicredit su Mps sembra al momento molto difficile. Innescherebbe una
battaglia al rialzo con Intesa Sanpaolo, che sicuramente non abbandonerebbe la partita, e si
andrebbe a scontrare con un fronte che comprende anche Palazzo Chigi, che ha benedetto
l’operazione lanciata da Carlo Messina e Carlo Cimbri.
In alternativa Orcel potrebbe tornare a rivolgere gli occhi sul Banco Bpm, che al momento
sembra escluso dal prossimo consolidamento. Ma c’è uno scoglio non indifferente che si
chiama Crédit Agricole. Il ministro Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef, per impedire la
scalata di Unicredit a Banco Bpm nel corso del 2025, ha permesso alla banca francese di salire
nel capitale di quella milanese fino al 23%, che potenzialmente può diventare un 30% in
quanto già autorizzato dalla Bce. Orcel dovrebbe quindi sedersi a un tavolo con i francesi per
discutere il rinnovo del contratto di distribuzione dei prodotti Amundi sugli sportelli
Unicredit che non aveva intenzione di rinnovare. E offrire ai francesi anche gli sportelli che
risulterebbero in eccedenza da una eventuale fusione tra Unicredit e Banco Bpm. Trattativa
non facile vista la posizione di forza raggiunta dall’Agricole nel capitale di Piazza Meda. Solo
con una inversione a U del ministro Giorgetti e con un intervento dell’autorità antitrust
italiana sulla posizione conquistata da Agricole in Banco Bpm senza fare l’Opa (4 consiglieri,
due sindaci, il presidente del comitato controllo e rischi, il potere di veto sull’elezione dei
nuovi vertici) Orcel potrebbe avere una chance nelle trattative. Ma le probabilità che ciò
succeda sono molto basse.
D’altronde l’operazione di Messina e Cimbri ha dimostrato con i fatti che avere un gruppo
bancario francese a un livello così alto nel capitale scoraggia le operazioni di sistema. Nella
comunità finanziaria milanese sono in molti a pensare che se non avesse avuto l’Agricole nel
capitale il Banco Bpm avrebbe potuto svolgere il ruolo di supporto a Intesa al posto di UnipolBper, conquistando anche più di 630 filiali di Mps. Ora invece la banca guidata da Giuseppe
Castagna e Massimo Tononi si trova in un angolo da cui è difficile uscire. L’ipotetica fusione
alla pari è tramontata e una eventuale contro offerta su Mps, che potrebbe essere gradita al
cda guidato da Luigi Lovaglio, è molto difficile e dispendiosa da confezionare. Inoltre avrebbe
il supporto della Lega ma andrebbe a scontrarsi con il fronte Intesa-Unipol-CaltagironePalazzo Chigi. E avrebbe il difetto, non trascurabile, di far diventare l’Agricole azionista,
seppur indiretto di Generali.
Già le Generali, la cassaforte degli italiani e l’obbiettivo ultimo dei movimenti degli ultimi
sette anni. La Mediobanca di Alberto Nagel è caduta proprio per non aver trovato per tempo
una soluzione che mettesse la sua quota del 13,2% del Leone al sicuro da interessi esteri. Aveva
provato a farlo concambiandola con Banca Generali ma non vi è riuscita. Il controllo della
compagnia di Trieste stava finendo così nelle mani di Caltagirone se solo il 15 aprile scorso
fosse riuscito a piazzare Fabrizio Palermo alla guida operativa di Mps. Ma la manovra è fallita
per la frattura intervenuta con Francesco Milleri, numero uno di Delfin e di EssilorLuxottica,
che ha sostenuto Lovaglio nella riconferma alla guida della banca senese.

La conseguenza della conferma di Lovaglio doveva essere il matrimonio tra Mps e Banco Bpm,
visto che anche la banca di Castagna ha votato contro Caltagirone con l’avallo dell’Agricole. La
Banque Vert non a caso sta aiutando Milleri nel difficile riassetto della cassaforte Delfin, che
potrebbe richiedere la vendita di tutte le partecipazioni finanziarie in suo possesso, come il
17,5% di Mps, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit. Proprio da questo riassetto, cui partecipa
anche Orcel con Unicredit proprio per non lasciare troppo spazio ai francesi, e da ultimo
anche il Banco Bpm, può scaturire la prossima mossa del risiko. Con Generali ultima pedina
da mettere a posto. Intesa, se andrà in porto l’Opas su Mps, si guadagnerà il posto di primo
pretendente, davanti a Delfin (10%), Unicredit (9%), Caltagirone (6,7%), Benetton (4,5%). Ma
queste pedine sono in movimento, Orcel e Philippe Donnet stanno parlando di accordi
industriali e quindi l’ultima mossa potrebbe essere l’Opa o una fusione di Intesa o Unicredit
con la prima compagnia assicurativa italia. Per formare un campione bancario assicurativo
europeo.