Oltre un italiano su sei (il 17,8% del totale) dichiara di aver utilizzato almeno una volta piattaforme di intelligenza artificiale, come per esempio ChatGpt, Gemini o Claude, per temi riguardanti le assicurazioni auto e moto. È quanto emerge dalla survey condotta da Nielsen per conto di Prima Assicurazioni, che evidenzia come la nuova frontiera tecnologica inizi a prendere consistenza, anche se la maggior parte degli utenti preferisce ancora affidarsi ai
canali consolidati o al supporto umano.
Entrando nel dettaglio del sondaggio, ricavato interrogando un campione di mille responsabili d’acquisto di polizze assicurative, scelti in modo da essere rappresentativi della popolazione italiana per età, genere e area geografica, emerge che le motivazioni d’uso sono legate soprattutto alla necessità di orientarsi nella gestione della polizza.
Il 9,7% del campione ha sfruttato l’intelligenza artificiale per scegliere la copertura, ossia per comparare i prezzi e individuare le garanzie più adatte alle proprie esigenze. Il 6,8% ha invece interrogato gli assistenti virtuali per fare chiarezza sul linguaggio tecnico e sulle clausole contrattuali, ad esempio per comprendere cos’è una franchigia, mentre una quota più ridotta, pari al 3,6%, ha cercato supporto per farsi aiutare con le procedure di sinistro, i rimborsi e le
disdette.
Sul fronte opposto, la netta maggioranza degli intervistati mostra ancora una decisa resistenza, con il 63,67% del totale che esprime un orientamento negativo verso l’uso di queste nuove tecnologie nel settore assicurativo. Analizzando i motivi di questo rifiuto, uno su tre ammette che su internet preferisce in generale rivolgersi ai canali ufficiali, come i siti internet delle compagnie o i portali di comparazione dei prezzi. Resta forte anche il valore della relazione umana, poiché un quinto del campione afferma di sentirsi più tranquillo con il proprio agente assicurativo di fiducia che lo supporta. Infine, sussiste una barriera legata alla credibilità dello strumento tecnologico: quasi un altro quinto degli intervistati dichiara infatti di non ritenere le risposte dell’intelligenza artificiale ancora sufficientemente affidabili, una
percentuale speculare a quella di quanti si dicono non interessati o non informati sul tema.
I risultati evidenziano quindi un quadro in chiaroscuro, tipico dei momenti di transizione tecnologica. “L’AI sta diventando un fattore sempre più concreto di efficienza nel settore assicurativo, soprattutto quando viene integrata direttamente nei processi operativi”, è l’analisi di Andrea Balestrino, country manager per l’Italia di Prima Assicurazioni. «Il vero valore di queste tecnologie non dipende tanto dalle prestazioni del modello in sé, quanto dalla capacità di inserirle nei workflow esistenti in modo efficace, mantenendo al centro qualità del servizio, trasparenza e supporto al lavoro umano».
Parlando dell’esperienza aziendale, Balestrino sottolinea come l’intelligenza artificiale non sia un elemento separato o una sperimentazione fine a sé stessa, ma «uno strumento che deve generare benefici tangibili per le persone: per i clienti, che si aspettano esperienze semplici e rapide, e per chi ogni giorno gestisce attività operative complesse». Quindi precisa: «È con questo approccio che in Prima integriamo soluzioni di AI nei processi aziendali, dalla gestione
delle richieste a quella dei sinistri, per automatizzare le attività più ripetitive, ridurre i tempi di risposta e offrire un servizio sempre più fluido, veloce ed efficace». A questo proposito cita i dati della crescita: Prima Assicurazioni ha chiuso il 2025 con una raccolta premi in progresso del 39,4%, a quota 1,813 miliardi di euro, e superato la soglia dei 5
milioni di clienti attivi. Questo incremento ha permesso alla insurtech di conquistare il 12% di quota di mercato nel comparto delle polizze motor in Italia, posizionandosi tra le realtà più grandi nella Penisola. La crescita dei volumi è stata accompagnata da un incremento dell’utile, salito del 48,5% a 98 milioni di euro, senza ancora conteggiare i benefici industriali derivanti dall’ingresso nel gruppo Axa, che ha rilevato il 51% del capitale per circa 538 milioni di euro, che ha portato la valutazione di Prima oltre 7h miliardo di euro.
«La scalabilità del modello di business rappresenta un fattore distintivo che poggia sulla solidità dell’infrastruttura digitale e sulla capacità di elaborazione dei flussi informativi», aggiunge il manager.