Il mercato del lavoro italiano quest’anno sarà guidato da un approccio più selettivo e qualitativo da parte delle imprese, con figure altamente specializzate la cui domanda cresce di percentuali mai conosciute prima.
Un esempio sono i tecnici di impianti industriali, per i quali Adecco registra una crescita di oltre il 1.300% per inizio anno. Un altro gli specialisti di cybersecurity con il +790% e un altro ancora riguarda chi si occupa di machine learning con il +625%. Automazione e digitale stanno guidando la domanda in tutti i settori, ma dovendo individuare quelli che si muovono a ritmo più sostenuto sono logistica, sanità e tutta la cantieristica, grazie ai progetti del Pnrr, secondo i ceo delle principali agenzie del lavoro. Le previsioni per il 2026 sono positive, almeno per la prima parte, sebbene non paragonabili ai ritmi del biennio 2023 e 2024.
Guardando ai numeri di coda del 2025, ormai da molti mesi soffia un vento favorevole come raccontano anche i più recenti dati Istat (ottobre 2025): il tasso di occupazione è al 62,7% e gli occupati totali sono saliti oltre i 24 milioni. Resta però ancora molto da fare sulla questione salariale. Se il 2025 «si è dimostrato un anno di resilienza e consolidamento, in cui abbiamo assistito a una tenuta dell’occupazione complessiva, le prospettive per il 2026 sono di una crescita più selettiva e qualitativa», dice Marco Ceresa, group ceo di Randstad Italia. La crisi geopolitica qualche preoccupazione la desta, ma l’impatto potrà al massimo «moderare il tasso di crescita, non arrestare la trasformazione in atto». Quel che è certo è che nel 2026 «la domanda sarà più esigente, focalizzata sull’inserimento di professionalità ad alto valore aggiunto, per coprire specifiche mancanze di competenze», continua Ceresa.
Anche per Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, «il 2026 si preannuncia come un anno di forte dinamismo. I nostri dati indicano che la domanda interna è trainata principalmente da commercio, trasporti e hospitality, con manifattura e alimentare a consolidare la seconda linea. Quello che ci aspettiamo è un anno di polarizzazione: da un lato i settori tradizionali che continuano a generare volumi importanti, dall’altro la crescente centralità delle competenze digitali e tecnologiche».
Tra il 2025 e il 2029 il mercato del lavoro italiano esprimerà un fabbisogno occupazionale compreso tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, grazie alle attività ancora legate al Pnrr e al ricambio generazionale, secondo le previsioni Excelsior di Unioncamere, basate sulle previsioni delle imprese. I picchi di richiesta riguardano le professioni sanitarie, gli ingegneri, i tecnici in ambito meccanico e informativo. Non sarà però facile per le imprese trovare i profili di cui hanno bisogno.
Le maggiori criticità per Zoltan Daghero, managing director di Gi group stanno sempre nel disallineamento tra domanda e offerta che «riguarda ormai un profilo su due e sembra divenuto strutturale». Le dinamiche sociali lo acuiscono con «il progressivo calo demografico, lo scollamento scuola-lavoro, le trasformazioni tecnologiche e temi più culturali e sociali». Questo fa concludere che «per il 2026 una leva fondamentale resta la formazione», afferma Daghero.
L’energia sicuramente aprirà grandi prospettive soprattutto per l’obiettivo dato dalla Ue del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, che secondo le previsioni di Confindustria energia potrebbe generare almeno 250mila nuovi posti di lavoro. Giuseppe Venier, ad di Umana si aspetta «una crescita del settore della somministrazione attorno al 5%». I settori che saranno maggiormente coinvolti sono «quelli a maggiore concentrazione di alta tecnologia come l’aerospazio e le figure tecniche, soprattutto in ambito informatico che sono le più ricercate». Ma, aggiunge Venier, «in crescita ci saranno la logistica, i trasporti e tutto il socio sanitario. Insieme al turismo». Per far fronte alle difficoltà di reperimento Umana porta avanti i progetti di Academy e di mobilità internazionale, come il Ghana Project.
Pur all’interno di uno scenario complesso e in continua evoluzione, Anna Gionfriddo, ad di Manpowergroup Italia, afferma che almeno per il primo trimestre del 2026 «c’è un livello di fiducia nelle imprese in crescita rispetto al 2025 e questo ci dice che le aziende continuano a investire». In numeri questo significa che «per il primo trimestre del 2026 la previsione del Manpowergroup employement outlook survey è pari al +22%, un dato in miglioramento sia rispetto al trimestre precedente che su base annua. Le richieste più consistenti arrivano dal comparto delle costruzioni e delle grandi opere, ma anche da settori come l’ospitalità e la ristorazione, l’energia e le utilities».