30.06.2026

Lagarde: basta misure eccezionali
la Bce torna guardiano dei prezzi

  • La Repubblica

Il mondo è cambiato», è lapalissiano ma per l’Europa e la Bce la fine della lunga e dolorosa
crisi finanziaria e l’avvio di un’era di enormi incertezze geopolitiche hanno significato un
cambio di paradigma. Alla cena che precede il tradizionale simposio dei banchieri centrali a
Sintra, Christine Lagarde ha dipinto un’Europa diventata «più resiliente» dinanzi agli shock
esterni. E una Bce che, dopo aver sfoderato nell’era Draghi una batteria di strumenti
straordinari che hanno fatto da scudo all’eurozona, è tornata «alle basi», all’uso dei tassi di
interesse per ricalibrare l’andamento dell’inflazione. La Bce è tornata a fare il suo mestiere,
quello di tenere sotto controllo i prezzi anche grazie a un quindicennio in cui l’Europa si è
irrobustita. Ma di recente Francoforte ha cambiato il suo modo di esaminare la realtà e di
stimare il futuro. E Lagarde è convinta che stia funzionando.
La crisi di fiducia che ha scosso l’area dei Paesi dell’euro per molti anni è ufficialmente
archiviata. «Non abbiamo più bisogno di usare strumenti straordinari» come l’acquisto di titoli
di Stato per scongiurare picchi pericolosi nei rendimenti e fughe di massa dai titoli di Stato,
come avvenne spesso nel quindicennio successivo alla crisi greca del 2009.
Lagarde ricorda che quella cassetta degli attrezzi resta lì, «a portata di mano», ma la Bce può
concentrarsi ora sulla «stabilizzazione dell’inflazione con i nostri primari strumenti di policy».
Soprattutto, tramontata l’era della forward guidance, in cui la Bce indicava la traiettoria delle
sue decisioni, ora i banchieri centrali possono aggiustare i tassi di interessi «in base agli shock
che affrontiamo» affidandosi rigorosamente ai dati e prendendo decisioni.

Nel quindicennio della crisi dell’euro, l’Europa si è rafforzata con l’Unione bancaria, il Fondo
salvastati o il Next Generation Eu (di cui ha beneficiato soprattutto l’Italia attraverso il Pnrr). E
le misure anti-spread che la Bce varò in contemporanea «rendono anche meno probabile che
si registrino movimenti ingiustificati negli spread sovrani». Ciò significa che la Bce può ora
aumentare i tassi per imbrigliare l’inflazione «senza che ciò crei di per sé una fonte di stress
finanziario». La Bce, grazie a queste tutele, riesce anche proteggere meglio l’inflazione, a
renderla più ancorata all’obiettivo del 2%. Soprattutto: un’Europa che si è irrobustita dinanzi
alle crisi finanziarie consente a Francoforte di «concentrarsi maggiormente sul suo mestiere:
stabilizzare i prezzi».
Dunque, a scanso di equivoci, Lagarde sottolinea che la recente decisione di alzare i tassi è
stata “solida” riguardo a tutti gli scenari presi in considerazione dai suoi economisti. Senza
quella mossa, l’inflazione sarebbe rimasta sopra l’obiettivo statutario del 2% anche nel 2028.
«Alcuni hanno definito l’innalzamento dei tassi che abbiamo deciso a inizio mese un ‘aumento
precauzionale’. Non è una descrizione appropriata». È stata insomma «una decisione basata su
quello che avevamo sotto gli occhi». La recente guerra nel Golfo Persico, ad esempio, ha
prodotto tensioni sui tassi prima ancora che la Bce li aumentasse. Ciò ha consentito a
Francoforte di raccogliere dati e calibrare con maggiore sicurezza la propria risposta. E la
stessa cosa è avvenuta con i dazi di Trump.