No «all’obbligo generalizzato, e unicamente per le banche, di aprire un conto corrente». In
audizione alla commissione Finanze del Senato, i rappresentanti dell’Abi contestano le norme
di tre disegni di legge che un anno fa sono state salutate dal vicepremier Matteo Salvini come
«una vittoria della Lega», ottenendo comunque un’ampia maggioranza in Parlamento.
Ricordando che il Testo Unico Bancario e le norme europee prevedono già il diritto di aprire
un conto per tutti i consumatori che risiedono legalmente nella Ue, l’Abi rileva come invece
un obbligo a carico delle banche (e non di altri intermediari finanziari come le Poste) è in
contrasto con il «carattere d’impresa» dell’attività bancaria, e con la libertà di iniziativa
economica garantita dall’art.41 della Costituzione. La banca, spiegano, «deve poter svolgere le
proprie valutazioni nel rispetto dei principi di correttezza, buona fede e diligenza», ma anche
«tenendo conto dei molteplici profili di rischio e delle specificità dei singoli rapporti con la
clientela». Anche l’obbligo di motivare per iscritto il rifiuto di aprire un conto è scivoloso,
perché se per esempio fosse dovuto a finalità di ordine pubblico, nei casi di contrasto del
riciclaggio o del finanziamento al terrorismo, si rischia di compromettere in questo modo
«l’efficacia delle attività di prevenzione e controllo».