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La transizione verde, il peso sulle famiglie e l’ipotesi di un «calmiere»

Parte da lontano il processo che ha portato alla vigilia dell’annuncio di nuovi sostanziali rincari della bolletta elettrica in molti Paesi europei, Italia inclusa. E porta tutti i segni di una trasformazione di fondo. Si vedono certamente le cause passeggere, dai flussi di gas russo inferiori alle attese per un incidente negli impianti siberiani all’estate senza vento nel mare del Nord che ha ridotto la produzione eolica riportando nuova domanda sul gas e sul carbone. Ma questi fattori, inclusa l’ondata di consumi innescata dalle riaperture post-lockdown, verranno meno con il tempo. Altri più profondi resteranno. E imporranno presto all’Italia di chiedersi qual è la sua strategia verso il calo delle emissioni, così come il suo approccio a una maggiore equità riguardo agli oneri accumulatisi sulle bollette in modo opaco o socialmente ingiusto.

Gli aumenti di questi giorni partono da lontano, perché in parte sono il punto d’arrivo di lunghi anni di investimenti deboli da parte dei grandi gruppi degli idrocarburi. La tensione sul mercato del gas finisce dunque per ripercuotersi sui costi dell’elettricità, che proprio il gas contribuisce a generare. «La domanda di gas naturale è cresciuta quasi senza sosta nell’ultimo decennio — osserva Enrico Mariutti, presidente dell’Istituto alti studi in geopolitica di Roma — ma le major spesso hanno rinunciato a sviluppare nuova capacità di offerta, in parte perché sotto pressione da parte degli investitori che chiedevano strategie sostenibili dal punto di vista ambientale».

I dati sembrano confermare questa lettura. L’Agenzia internazionale dell’energia mostra che la domanda di gas è cresciuta da poco più di tremila miliardi di metri cubi nel 2009 a quasi quattromila miliardi l’anno scorso. E stima una crescita continua di circa il 6% all’anno fino al 2024, malgrado i tentativi di mettere al bando le fonti fossili. Eppure i grandi gruppi privati hanno rinunciato a sviluppare nuova offerta. L’entità complessiva degli investimenti upstream — che aumentano strutturalmente la capacità produttiva — è crollata: dopo un calo di quasi un terzo nel 2015, mai recuperato, ne è arrivato un secondo del 34% nel 2020. Fra le ragioni, la spinta degli investitori perché le major riducano il loro impatto sul clima. «I grandi fondi mettono sempre più paletti», osserva Mariutti. S&P sottolinea come i primi tre fondi pensione americani hanno dato il loro appoggio a un investitore di minoranza di Exxon che esige più impegno contro le emissioni da parte del colosso degli idrocarburi; lo stesso hanno fatto i primi tre azionisti di Exxon: State Street, Vanguard e BlackRock.

Oneri impropri

Torna l’ipotesi di togliere dalle bollette

il peso degli oneri impropri di sistema

C’è poi un secondo fattore legato alla transizione verde che sta pesando sulle bollette degli italiani: l’aumento del prezzo dei certificati di emissione, quelli che devono acquistare i produttori inquinanti (anche gli elettrici). Da inizio anno in Europa il prezzo è quasi raddoppiato da 33,6 a 61 euro per tonnellata e, dati gli obiettivi ambientali, in futuro difficilmente scenderà. Anche per questo l’elettricità diventa più onerosa.

Questi fattori tornano a mettere al centro la domanda posta dal ministro della Transizione Roberto Cingolani: come assicurare un calo della CO2 sostenibile anche per i redditi medio-bassi e le piccole imprese? Accelerare sulle fonti rinnovabili è necessario, ma potrebbe non bastare. Chicco Testa, ex presidente dell’Enel, pensa sia ora di togliere dalle bollette oneri impropri come quelli per i sussidi alle rinnovabili stesse o per lo smantellamento del nucleare. Per portare quei costi nel sistema delle imposte progressive. «Sarebbe più trasparente e più equo sul piano sociale — dice Testa —. Oggi persone con possibilità economiche del tutto diverse pagano quegli oneri in bolletta in modo sostanzialmente uguale». L’ex presidente dell’Enel propone anche una commissione parlamentare che approfondisca le conseguenze della transizione verde sul sistema industriale e sulla società italiana in genere.

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