La Banca centrale europea si prepara ad alzare i tassi di interesse dello 0,25%, portandoli al 2,5%. L’obiettivo è contenere l’inflazione che ad agosto è salita al 3,3% a causa della fiammata dei prezzi dell’energia scatenata dalla guerra in Iran. L’annuncio ufficiale arriverà oggi, ma il rialzo del costo del denaro è già stato scontato dai mercati dopo le esplicite dichiarazioni di diversi membri della Bce. L’attenzione del mercato sarà quindi tutta per le indicazione della presidente Christine Lagarde riguardo alle prossime mosse di Francoforte. Fra gli analisti c’è chi sostiene che la Bce sarà costretta ad aumentare i tassi ancora per almeno due volte per arginare la crescita dei prezzi, a cominciare dalla prossima riunione di dicembre. Altri esperti, invece, ritengono che la debole crescita dell’eurozona non sia in grado di tollerare un ulteriore inasprimento della politica monetaria, con il conseguente aumento del costo del credito. «Prezzi dell’energia elevati rappresentano anche una tassa sul potere d’acquisto delle famiglie e peseranno sulla domanda — sostiene Nuveen — in assenza di un significativo effetto di secondo livello attraverso salari e aspettative di inflazione, questo dovrebbe limitare la persistenza dell’impatto inflazionistico». D’altronde, di recente, gli stessi economisti della Bce hanno sottolineato che, se l’inflazione non è causata da un incremento della domanda dei consumatori ma dalla carenza di offerta di energia, la risposta delle autorità monetarie deve essere diversa e più graduale. Detto altrimenti, la Bce non può produrre petrolio e gas per ridurne i prezzi e una stretta sui tassi eccessiva rappresenterebbe un ulteriore freno alla crescita. Oltre che un fardello aggiuntivo sui bilanci degli Stati. A causa delle recenti vendite a pioggia, infatti, i rendimenti dei bond sovrani dell’eurozona sono già sui massimi dal 2011, anno di picco della crisi del debito. Ieri il Bpt decennale ha toccato il 4,29%, sui livelli di ottobre 2023. «Le condizioni finanziarie si sono già irrigidite, poiché il sell-off globale sui bond ha fatto aumentare i costi di finanziamento — prosegue Nuveen — se questa dinamica dovesse persistere, parte della stretta che la Bce intende ottenere arriverebbe direttamente dai mercati». L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato è peraltro un fenomeno globale: anche il T-Bond Usa ha raggiunto il 4,85%, ai massimi da novembre 2023 dopo che il Tesoro ha annunciato un riacquisto di debito pubblico da 6 miliardi, inferiore alle attese.
10.09.2026
La Bce pronta ad alzare ancora il costo del denaro
- Il Corriere della Sera