Con un utile di 5,6 miliardi di euro Intesa Sanpaolo chiude «il miglior semestre della nostra storia» ha affermato il ceo Carlo Messina, che ha promesso per quest’anno quasi 10 miliardi di soddisfazione per i soci, tra cedole e buyback, e la creazione assieme a Monte dei Paschi di «un gruppo ancora più solido e profittevole», con «un forte radicamento nell’economia, nella società, nelle capacità di sviluppo del nostro Paese».
I conti del trimestre hanno offerto al banchiere anche il destro per fare il punto sull’offerta lanciata a giugno su Mps e che la valorizza 30,6 miliardi. Per l’Opas «siamo perfettamente in linea con i tempi e con la previsione di conclusione entro la fine dell’anno. Gli azionisti di Mps possono scegliere di unire le forze con un gruppo leader in Europa», ha rassicurato Messina, che poi ha confermato: «Siamo fortemente determinati ad andare avanti e siamo convinti che è la migliore opzione per Monte dei Paschi, per gli azionisti e per Intesa Sanpaolo. L’operazione con Mps creerà valore e genererà ulteriore crescita senza rischi di integrazione». Il top manager è convinto che l’unione con il Monte — cioè 625 suoi sportelli più Mediobanca (e il suo 13,3% di Generali) — darà vita a un nuovo gruppo con 2.000 miliardi di attività al 2029, un utile netto superiore a 16 miliardi e 61 miliardi distribuiti ai soci tra 2025 e 2029. La combinazione non sarà solo di «numeri finanziari», ma avrà anche ricadute occupazionali — ha sostenuto il ceo — con l’ingresso nel gruppo di 13.100 ragazzi, «uno dei programmi di assunzione più ambiziosi mai visti nel Paese concentrato sui giovani».
La convinzione
L’unione con Mps darà vita a un gruppo da 2 mila miliardi di euro di attività al 2029
Messina ha poi risposto nei fatti al cda di Siena, che la scorsa settimana ha reputato l’Opas di Intesa Sanpaolo a sconto: «Ci sono zero possibilità che aumenteremo il prezzo dell’offerta», è stato netto l’ad, che si è soffermato pure sui rumors riportati dalle cronache finanziarie circa la contromossa studiata dal ceo Luigi Lovaglio per orchestrare una fusione con il Banco Bpm. «Mps per la distribuzione di un dividendo straordinario dovrà passare dall’approvazione dell’assemblea e della Bce. Si parla poi di una cessione della quota di Generali. E si tratta di valori molto alti a cui pochi possono accedere», ha riflettuto il banchiere a proposito di una possibile extra cedola da usare come premio per gli azionisti del Monte nella fusione con Piazza Meda. «Mi chiedo, chi, oltre noi, può comprare la partecipazione di Generali. Potrebbe essere Unicredit oppure Axa. Ma questo francamente non lo so. Se poi decidessero di dismettere la quota sul mercato allora c’è il rischio di una riduzione del 20% del valore delle azioni». L’Opas di Intesa rappresenta «una base solida per i soci di Mps e permetterà loro di trovare un porto sicuro. Possiamo creare una situazione normale in termini di governance della banca senese», ha chiosato Messina alludendo alle tensioni interne al cda senese.
I conti del secondo trimestre di Intesa hanno registrato profitti netti per 2,8 miliardi (+7%) mentre quelli del semestre si sono collocati a 5,55 miliardi (+6,55%). Guardando ai proventi, l’istituto guidato da Carlo Messina nel semestre ha totalizzato interessi netti pari a 7,480 miliardi (+0,6%) mentre le commissioni nette crescono a 5,131 miliardi (+4,9%). La performance si è già tradotta nei sei mesi in 5,3 miliardi di euro di distribuzione ai soci, di cui 4,2 miliardi come cedole (3,8 miliardi come acconto dividendi a novembre). E «nel corso del 2026 prevediamo di distribuire agli azionisti circa 9,4 miliardi di euro attraverso dividendi e buyback». Sul fronte dell’attività, Intesa Sanpaolo ha erogato circa 44 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine. L’attuazione del piano 2026-2029 procede a pieno ritmo, con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a oltre 10 miliardi. Il titolo ha chiuso poco sotto la parità a 6,4 euro (-0,40%).