Il private banking italiano, al termine del primo semestre, ha superato l’obiettivo previsto per l’intero anno: è quanto emerge dai dati a fine giugno rilevati da Aipb, l’associazione italiana del settore. Sono stati raggiunti 1.524 miliardi di euro di masse, a fronte di stime annuali per 1.490 miliardi, grazie al +7,8% del secondo trimestre. Tra gennaio e giugno la crescita è stata sostenuta da 50 miliardi di effetto mercato e da 42 mld di raccolta netta.
Il periodo ha viaggiato a due velocità diverse: nei primi tre mesi dell’anno, con la maggiore volatilità e incertezza geopolitica, il comparto era rimasto pressoché stabile (-0,1% trimestrale) e la raccolta positiva aveva compensato solo in parte il contributo negativo dei mercati finanziari. Tra aprile e giugno si è verificato un netto cambio di passo, con l’effetto mercato passato da -23 miliardi del primo trimestre a +73 miliardi nel secondo, mentre la raccolta netta ha accelerato da 17 a 25 miliardi. Questo recupero è avvenuto in un quadro geopolitico ancora incerto, ma con mercati azionari in forte rialzo, interessando tutti i settori dei portafogli Private. La raccolta amministrata e gestita (+9,6%) rappresentavano insieme, a fine giugno, oltre due terzi delle masse del mercato servito.
In parallelo, la raccolta netta è rimasta positiva in tutti i principali comparti e quella amministrata ha registrato 11 miliardi di euro di nuova raccolta, il contributo più elevato del trimestre. Alla vivacità dell’amministrato ha contribuito il collocamento del Btp Italia Sì (8,8 miliardi in giugno): la partecipazione degli investitori retail era stimata al 67% e circa un terzo al private banking. I fondi comuni hanno visto l’incremento più consistente dell’intero asset mix, con 31 miliardi di masse in più nel trimestre, seguiti dalle gestioni patrimoniali salite di 15 miliardi. Nell’amministrata sono invece le azioni a trainare la crescita con 23 miliardi di masse in più.
«Il dato di giugno è significativo perché arriva al termine di un semestre molto diverso nelle sue due fasi», ha riferito il presidente di Aipb, Andrea Ragaini. «Nei primi mesi dell’anno la raccolta ha sostenuto il settore anche quando i mercati non aiutavano. Nel secondo trimestre il recupero delle quotazioni si è accompagnato a un’ulteriore accelerazione dei nuovi flussi. La crescita non riflette quindi soltanto la valorizzazione dei portafogli, ma anche la capacità del private banking di continuare ad attrarre nuovi patrimoni».