Cambia volto il mercato del credito, attraversato da profonde trasformazioni dettate sia dall’evoluzione delle abitudini dei consumatori sia da un’innovazione tecnologica sempre più pervasiva. La clientela bancaria sceglie, infatti, sempre più il mobile come canale digitale (oggi ne fa uso il 60% dei clienti, quota prevista in salita fino all’80% entro il 2030) mentre le banche evolvono verso differenti modelli, per esempio con offerte self-banking, filiali digitali orientate allo sviluppo commerciale e ripensamento del network sul territorio. Nuovi scenari in cui gioca un ruolo determinante l’Intelligenza artificiale grazie alla quale si registrano miglioramenti dei servizi e maggiore personalizzazione delle offerte, accelerando, peraltro, l’approvazione e l’erogazione del credito. Sono queste alcune delle evidenze che emergono dalla lettura del nuovo osservatorio Digital Lending 2026, dal titolo “Il credito digitale nell’era dei dati e dell’AI”, realizzato da Monitor Deloitte, la divisione di Deloitte specializzata in consulenza strategica, Experian, società che opera nella gestione dei dati e nelle soluzioni di analisi per il settore finanziario, e Cetif, centro di ricerca su tecnologie, innovazione e servizi finanziari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con l’obiettivo di esplorare le prospettive di crescita dei diversi segmenti del credito, le caratteristiche principali dei consumatori e le ultime innovazioni tecnologiche che stanno trasformando il settore bancario. «Non ci troviamo più in una fase di adozione del digitale ma in una ridefinizione strutturale del mercato del credito», osserva Marco Latif Mesak, direttore di Monitor Deloitte. «Entro il 2030 il digital lending raggiungerà circa il 40% dell’erogato, con il mobile come canale dominante e circa il 90% delle banche che offrirà prodotti di credito e pagamenti online. L’intelligenza artificiale sarà il vero spartiacque, da abilitatore di efficienza a strumento decisivo nelle scelte finanziarie dei clienti, fino a diventare il principale punto di orientamento per oltre il 60% della clientela entro il 2029, allineandosi all’attuale ruolo dei comparatori».
Il digital lending accelera. In base alle stime effettuate dagli analisti, entro il 2030 il digital lending, che nel 2025 ha raggiunto il 24% del mercato del credito (era il 16% nel 2024), coprirà una quota pari al 40% del mercato globale per un valore stimato di circa 60 miliardi di euro. Tale trend tiene conto del fatto che la clientela bancaria è sempre più attratta da soluzioni semplici, immediate e più intuitive. In tale contesto, l’internet banking mostra segnali di stabilizzazione, fermandosi al 35%, con una previsione sostanzialmente stabile nei prossimi cinque anni. Una dinamica, quindi, che riflette la crescente preferenza dei consumatori per soluzioni mobile-first, più semplici. In risposta all’evoluzione delle abitudini della clientela, le banche stanno ripensando la propria offerta digitale, orientandola sempre più verso modelli di self-banking. A queste soluzioni si affiancano filiali digitali focalizzate su attività a maggiore valore aggiunto, mentre il presidio fisico viene progressivamente riprogettato in chiave più specializzata e con modelli più snelli.
L’accelerazione dei canali online è trasversale a tutti i comparti del credito, con crescite contenute ma significative per i prodotti più complessi, come i mutui (+19% di tasso annuo di crescita composto tra il 2020 e il 2025), e decisamente più rapide per le soluzioni immediate, come il Bnpl – Buy now pay later (+71%), ossia formule di finanziamento a breve termine che consentono ai consumatori di acquistare beni e pagarli successivamente in rate, spesso senza interessi. Dal punto di vista geografico, il credito digitale è utilizzato prevalentemente da uomini nel Nord Italia appartenenti alla fascia dei Millennial (persone nate tra l’inizio degli anni ’80 e la metà degli anni ’90) e con reddito elevato, anche se emergono alcune differenze significative tra segmenti. Nello specifico, il credito finalizzato risulta il prodotto con la più alta adozione tra i clienti senior, mentre il Bnpl è l’unico prodotto con maggiore diffusione nel Sud Italia, dove risponde a una domanda più profonda di soluzioni di pagamento flessibili e accessibili, e tra la clientela femminile, con una forte concentrazione degli acquisti nel comparto moda, dove pesa il 76% del totale delle transazioni. «I dati dell’osservatorio confermano quello che vediamo ogni giorno lavorando con le istituzioni finanziarie italiane, ossia il credito digitale non è più un canale alternativo, ma il nuovo standard del mercato», evidenzia Giulio Mariani, direttore dell’area Data e IA di Experian Italia. «Ciò che colpisce di questa edizione è la velocità con cui il cambiamento ha superato le previsioni: una penetrazione digitale al 24% nel 2025, sei punti percentuali oltre le attese, con traiettorie al 2030 che riscrivono significativamente il perimetro competitivo. Il dato sul profilo di rischio è altrettanto significativo, con i tassi di default del canale digitale che sono in forte calo e che si avvicinano a quelli del fisico, segnale che la qualità del credito digitale è maturata grazie all’impiego strutturato di dati e modelli predittivi avanzati».
Come sottolineano gli esperti, anche i prodotti più complessi e caratterizzati da importi medi più elevati, come per esempio i mutui, mostrano una transizione verso il digitale graduale ma comunque significativa (22% online nel 2025 rispetto al 15% nel 2024). La crescente incidenza del digitale è sostenuta anche dall’ingresso di nuovi operatori nel comparto che stanno rispondendo all’evoluzione dei bisogni dei consumatori con offerte sempre più orientate a logiche digital-first.
L’IA accelera l’approvazione e l’erogazione del credito. Il lending digitale beneficia, in misura crescente, dell’adozione di tecnologie avanzate, in particolare dell’Intelligenza artificiale, che consentono capacità predittive più accurate e un miglioramento complessivo dei livelli di servizio, rendendo i processi più rapidi, semplici ed efficienti. L’IA, peraltro, sta cambiando anche il modo in cui la clientela si informa e ottiene il credito. Nello specifico, l’adozione dell’IA nei processi di digital lending ottimizza l’uso delle fonti dati, aumentando la predittività dei modelli e accelerando i tempi di approvazione ed erogazione del credito. Infatti, nell’ultimo anno i tempi di approvazione del credito e di concreta erogazione degli importi hanno registrato una significativa riduzione, rispettivamente -25% e -33% nel confronto tra primo quadrimestre del 2026 e primo quadrimestre del 2025. Quindi, anche nel mercato del credito digitale l’IA si conferma un vero e proprio abilitatore strategico per gli operatori bancari, influenzando l’intero processo del credito, dalla fase di consapevolezza e riflessione, in cui l’orientamento del consumatore sta sempre più passando dai comparatori tradizionali a strumenti conversazionali di IA, capaci di offrire consigli rapidi e personalizzati, fino alla firma, erogazione e monitoraggio del credito. La clientela digitale mostra, inoltre, un profilo di rischio sempre più allineato a quello del canale fisico, con una riduzione dei tassi di default in tutti i comparti. Tale trend è supportato anche dall’adozione di soluzioni di IA per la valutazione del rischio e per il monitoraggio che consentono di attivare azioni preventive in modo più tempestivo. In particolare, i prestiti personali registrano il tasso di default più elevato (2,6% nel 2025), mentre i prestiti finalizzati risultano sostanzialmente allineati ai livelli del canale fisico (2,1%). Nei mutui, la rischiosità si riduce rispetto al 2020, con un divario tra canali, dall’1,5% al 1,2% per il digitale e dall’1,1% all’1% per il fisico. Per quanto riguarda il comparto Bnpl, il settore mostra una gestione del rischio sempre più matura, sia da parte dei clienti sia degli operatori, come evidenziano i tassi di default in calo (2% nel 2025 rispetto al 3% nel 2020), ormai sempre più allineati a quelli del canale tradizionale. «La strada è ormai tracciata: presenza digitale omnicanale, forte capacità di analisi dei dati e adozione di strumenti di Intelligenza Artificiale a tutti i livelli per aumentare la propria capacità di azione e reazione», conclude Chiara Frigerio, segretario del Cetif e professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Gli operatori finanziari più abili ed efficaci nel mettere a punto una strategia basata su questi pilastri saranno certamente più competitivi e aumenteranno le possibilità di successo su un mercato che cresce».